Geoantropologia e Geomitologia: leggende, tradizioni popolari e mito. Si parlerà anche di S. Lucerna

appuntamento il 24 febbraio 2022

Il Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia – ISPRA, la Società Geografica Italiana e la SIGEA propongono la giornata di studio “Geontropologia e Geomitologia: leggende, tradizioni popolari e mito.“
Tale giornata è la seconda del secondo ciclo “Giornate di studio di Geologia e Storia”, appuntamenti organizzati per fare il punto sull’attuale stato delle conoscenze riguardo l’importanza delle fonti storiche e cartografiche per lo studio dei fenomeni geologici e degli eventi catastrofici naturali.
Le tematiche affrontate in questa giornata di studio saranno gli studi geo-umanistici, le correlazioni tra la mitologia, l’antropologia, gli usi, i costumi e le tradizioni popolari e la geologia e i rischi naturali.
I grandi terremoti registrati in Italia in epoca storica, gli tsunami, le eruzioni vulcaniche, le grandi alluvioni, gli eventi di dissesto in genere hanno da sempre condizionato la vita degli uomini originando miti, leggende e tradizioni popolari che si sono poi tramandate nella storia.
Questa Giornata di studio riguardante la Geo-antropologia e la Geo-mitologia sarà occasione per discutere l’origine di tali miti e tradizioni popolari, per analizzare quanto gli eventi catastrofici, il territorio e la geologia ne hanno costituito un fattore condizionante. Sarà un’occasione per confrontarsi con il mondo scientifico e soffermarsi sull’importanza della multidisciplinarità delle ricerche nonché sulla necessità della ricerca storica e cartografica da affiancare a quella geologica al fine di fornire uno studio completo dei fenomeni naturali che rendono fragile il nostro territorio. (Fonte sito web ISPRA)

Si parlerà anche, a cura di Gaetano Osso, presidente di Sigea Calabria, dei misteri di Santa Lucerna. Si potrà seguire la giornata di studio sul Canale Youtube di ISPRA.

Il video completo. L’intervento di Gaetano Osso è da 2.52.30 in poi
Il programma degli interventi

Francesco Magli accusato di aver imbrattato un muro della stazione di Isola a Milano. Ma l’artista che l’ha solo colorata, dice: «Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore»?

Il Corriere della Sera 22.02.2022

Qui il link all’articolo online

Being Roberto, cortometraggio girato ad Aiello Calabro sul tema dell’emigrazione

Due anni fa, un giovane aspirante regista, Alessandro Rossi gira un cortometraggio dal titolo Being Roberto. E sceglie di raccontare, in pochi minuti, la storia dell’emigrazione di suo padre che era partito per il Nord dalla sua piccola cittadina, Aiello Calabro, per inseguire il suo sogno. (G.G.)

Nei titoli di coda, l’elenco di chi, come attore, comparsa o collaboratore, ha partecipato alla realizzazione del cortometraggio.

Naturalmente, non c’è bisogno di dire che il Nostro paese viene bene anche nei film, perché Ajiellu ìe Ajiellu!

Qui il link al profilo instagram dell’ideatore e produttore.

Manifesto dei giornalisti per la Costituzione

Riceviamo e postiamo il manifesto dei giornalisti per la Costituzione.

«Un giornalista libero non dispera e lotta per ciò che crede vero come se la sua azione potesse influire sul corso degli eventi. Non pubblica niente che possa istigare all'odio o provocare la disperazione. Ora, per poco che si conosca il meccanismo dell'informazione, è facile accertarsi dell'autenticità di una notizia. Ed è a questo che un giornalista libero deve prestare tutta la sua attenzione». (Albert Camus)
Fatti. Verità. Libertà. Sono i pilastri della professione del giornalista che trovano il proprio fondamento nell'articolo 21 della Costituzione italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». La tutela della libertà di pensiero ha come base il pluralismo ideologico, fondamentale per offrire al lettore la “verità sostanziale dei fatti”, attraverso la quale poter formare la propria libera idea e a cui il giornalista deve sempre tendere.
Nel periodo in cui stiamo vivendo, segnato dalla pandemia, dove la paura si è impadronita degli individui e il bisogno di sicurezza spinge ad accettare acriticamente qualsiasi notizia, spesso fake news, si avverte ancora di più la necessità di giornalisti indipendenti, imparziali, slegati da partiti e ideologie politiche, da idee religiose e anche dalle nuove discriminanti categorie pro vax/no vax.
I Giornalisti per la Costituzione sono liberi, imparziali, riportano i fatti, verificano le notizie, non istigano all'odio, ripudiano la propaganda, si pongono al servizio della collettività, rifuggendo la menzogna e perseguendo la verità anche attraverso l’esercizio del dubbio e del diritto di critica.
I Giornalisti per la Costituzione si riconoscono nei valori sanciti dalla Carta costituzionale, imperniata sul rispetto della Persona, e si impegnano a difendere i diritti di libertà, uguaglianza e pari dignità sociale riconosciuti a tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali.
Il periodo in cui viviamo ha messo a dura prova le democrazie occidentali. La paura diffusa e la difficoltà di far fronte a una pandemia che ha provocato milioni di vittime hanno spinto i Governi ad attuare misure di emergenza spesso poco razionali, anche concentrando nelle proprie mani il potere legislativo costituzionalmente affidato al Parlamento. Le affermazioni contraddittorie e le manifestazioni pubbliche di politici, conduttori tv, giornalisti e personaggi noti, che sui social e sui mezzi di comunicazione attaccano da mesi una parte minoritaria della popolazione, fomentando odio e divisione sociale, hanno aperto la strada a norme discriminatorie e lesive dei diritti costituzionalmente garantiti a ogni cittadino italiano, con i rischi e i pericoli che questo comporta.
In uno Stato democratico i giornalisti dovrebbero essere i “cani da guardia del potere”, i garanti della democrazia che passa necessariamente per la pluralità di opinioni. Un ruolo al quale, per molteplici cause (precarietà della professione, mancanza di indipendenza della testata di appartenenza e così via), molti giornalisti sembrano avere abdicato e che noi vogliamo riaffermare in tutta la sua pienezza.
I Giornalisti per la Costituzione si pongono come la voce libera e democratica che raccoglie l'impegno di tanti professionisti dell'informazione, pronti a lottare contro ogni deriva o tentazione autoritaria di qualsiasi Governo presente o futuro dell'Italia.
I Giornalisti per la Costituzione vegliano anche sul depauperamento di organi come il Garante per la protezione dei dati personali, fondamentale per tutelare il cittadino nella società odierna, in cui la tecnologia e l'Intelligenza artificiale sono sempre più pervasive e rischiano di trasformare il potere in “panopticon”, un edificio istituzionale di controllo dove ogni libertà di pensiero potrebbe finire per non esistere più.

I giornalisti che intendono aderire possono scrivere a:
giornalistiperlacostituzione@gmail.com 
Sito web https://www.giornalistiperlacostituzione.com/
Pagina Facebook https://www.facebook.com/Giornalisti-per-la-Costituzione-103036198979283

Il 18 febbraio del 1915 muore a Firenze l'Aiellese Costantino Arlìa, purista della lingua e accademico della Crusca

Atto di nascita di C. Arlìa

Copano è una località di Aiello, conosciuta per le curve tortuose della strada provinciale che l’attraversa. Il 24 agosto del 1828, alle ore dodici, arriva in Comune la signora Grazia Casanova, di professione levatrice, di anni 60, e presenta al sindaco ed Ufficiale dello Stato Civile, Geniale Maruca, un bambino appena nato. È stato ritrovato dalla signora Casanova qualche ora prima, alle 7 del mattino, “avanti la Pagliaia del suo fondo detto Copano ove domicilia”. Il neonato è stato abbandonato, così riporta l’atto di nascita, “dagli autori dei suoi giorni, in fasciato con alcuni panni di lino bianco, con fascia di Bambace bianca, ricci di cambri bianchi, al collo, legato con un cordone di lana nero, con una barca di seta, color paglino e fettuccia rossa ed altra bianca colla testa ignuda senza alcun segno, cifra, o lettera sul collo. Noi ufficiali dello Stato Civile – prosegue il documento – dopo aver visitato detto bambino l’abbiamo ritrovato essere maschio, della età apparente di tre giorni. La stessa ha inoltre dichiarato di dare al bambino nome di Costantino cognome Adriano”. Nello stesso documento, è annotato che il 16 gennaio 1836, 8 anni più tardi, don Bonaventura Arlìa, dottore fisico e cerusico di Amantea dichiarerà di riconoscere per proprio figlio il piccolo Costantino, nato il 23 di agosto del 1828. Inoltre, lo stesso 24 agosto, dopo la registrazione in comune, il trovatello riceverà il battesimo nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

Costantino, dunque, adottato dalla levatrice, cresce ad Aiello. La sua formazione scolastica inizia però nel seminario di Tropea, nella cui Diocesi erano compresi all’epoca sia Aiello che Amantea. In seguito, dopo un periodo di studio da autodidatta, si trasferisce a Napoli, dove si laurea in Giurisprudenza. È il 1861 quando inizia la carriera in magistratura come Procuratore del Re presso il Tribunale di Ivrea. Da qui andrà a Torino come capo sezione al Ministero di Grazia e Giustizia; e poi a Roma. Nel 1890 si dimette per motivi di salute dall’incarico ministeriale di direttore della seconda divisione e subito dopo, nel febbraio 1891, si trasferisce a Firenze, assieme alla compagna Giuseppina Massaglia. Con quest’ultima si sposa nella città del Giglio, ormai avanti con gli anni, il 4 febbraio 1906. Nel capoluogo toscano, Costantino Arlìa passa a miglior vita nella sua casa di via S. Gallo 81, per una emorragia cerebrale, il 18 febbraio del 1915. «L’ultimo periodo della sua lunga vita (morì a 86 anni) – si legge nel necrologio pubblicato sul «Giornale storico della letteratura italiana» – venne funestato dalla cecità, ma egli sopportò con stoicismo la sua sventura, consolando le tenebre da cui era avvolto con le luci sempre vivide della memoria e dell’intelletto». Fu, il Nostro, secondo l’anonimo estensore, «editore e annotatore amoroso e sagace», sebbene non «un letterato di professione, ma ciò non tolse che egli amasse e studiasse le lettere nostre con vera e instancabile passione».

Costantino Arlìa che per tanti anni aveva svolto la professione di magistrato, è conosciuto però come filologo e italianista. Tra le sue pubblicazioni più note, il “Lessico dell’infima e corrotta italianità” che scrisse insieme a Pietro Fanfani. La competenza filologica e lessicografica acquisita, nonché le numerose pubblicazioni a tema, fecero dell’Arlìa un autorevole linguista, tanto da essere chiamato a far parte dell’Accademia della Crusca.

Per approfondimenti: Dizionario Biografico della Calabria contemporanea dell’ICSAIC (Voce Arlìa Costantino)