Raffaele Aloisio, il pittore di Aiello Calabro nato 220 anni fa

Per i 220 anni della nascita dell’artista Raffaele Aloisio, avvenuta il 29 maggio del 1800, ripubblichiamo un nostro articolo di diversi anni fa, aggiornato e rimodulato in alcune parti.

Buona lettura

Raffaele Pasquale Antonio Aloisio è stato tra i pittori di maggior successo dell’Ottocento calabrese. Era nato ad Ajello, antico borgo collinare del cosentino, il 29 maggio 1800. La data di nascita, che si riteneva fosse il primo di giugno, è stata corretta da Lorenzo Coscarella che nel corso delle sue ricerche – da cui attingiamo a piene mani – ha reperito l’atto di battesimo.

Questo pittore di successo dimenticato (omonimo di un altro Raffaele, nato nel marzo 1811 e morto nel maggio 1892) ebbe i natali da mastro Benedetto e da Nicoletta Volpe. Venne battezzato, come si legge nel documento del parroco don Antonio Sicolo, il 31 maggio nella chiesa di S. Giuliano, dal sacerdote don Lucio Maruca, mentre il padrino fu Giuseppe Maruca. Sempre l’atto di battesimo ci informa che il padre Benedetto, mastro calzolaio, era nato intorno al 1773 e morto nel 1828, figlio di Gregorio e Ippolita Pucci. La madre Nicoletta era nata invece intorno al 1778 e morta nel 1861, figlia di Giuseppe Volpe e Teresa Civitelli. Raffaele, che portava anche i nomi di Pasquale Antonio aveva anche altri fratelli che si chiamavano Giuseppe, Ippolita, Cecilia e Maria Teresa. Sempre nella chiesa di San Giuliano, ubicata nell’omonimo quartiere dove viveva la famiglia Aloisio, il 14 ottobre 1824, Raffaele sposa Teresa Corchio, figlia di Francesco e Anna Chiarello. Teresa, nata il 22 giugno 1800 e battezzata il 2 luglio in S. Maria Maggiore, era divenuta moglie dell’Aloisio dopo essere rimasta vedova di Vincenzo Civitello che aveva sposato a 16 anni. Dal matrimonio il 5 giugno 1826 nacque Nicoletta.

La morte dell’artista resta ancora un nodo da sciogliere. Potrebbe essere deceduto intorno al 1888, forse a Corigliano, o come sostiene Borretti, sicuramente lontano da Aiello, molto probabilmente in una delle tante città che lo ospitarono per il suo lavoro.

L’Aloisio, come dicevamo, era stato un artista molto attivo. Ne è testimonianza la mole delle commesse ricevute nel corso della sua attività durata circa un cinquantennio, e la diffusione delle opere conservate in molti luoghi di culto calabresi, ed in collezioni private. Anche la critica coeva non mancò di lodarne le capacità. Nel 1865, per esempio, nel corso di una mostra alla Camera di Commercio di Cosenza, Vincenzo Padula sul suo Bruzio (n° 81 del 25 gennaio 1865, pag. 3), nel commentare le opere presentate – Il Patriarca Lot, e La Resurrezione di Lazzaro – definì i dipinti del «vecchio e bravo artista», «la miglior cosa di quest’Esposizione». L’Abate acrese aggiunse, inoltre, che «I due quadri dell’Aloisio stanno agli altri come due poemi epici ad una raccolta di sonetti».

Se l’Aloisio ebbe fortuna presso la committenza e la critica del tempo, dalla sua morte in poi, però l’attenzione per questo pittore non è stata all’altezza della sua valenza artistica. Solo negli ultimi decenni si è ricominciato e scriverne. Prima, sul finire degli anni ’70, ne aveva tracciato un profilo lo storico Rocco Liberti; poi, in anni più recenti, in un articolo dello storico dell’arte Giorgio Leone su “Il Serratore” (n22 del 1992, pagg. 35-39), ed in un altro del 1994 (“Ajello – Antichità e Monumenti, 1994 e edizioni seguenti), a firma dello stesso Leone e di Raffaele Borretti, ne è stata ulteriormente rivalutata la figura. In seguito, l’Aloisio, di mestiere e dignità di pittore sia di opere a sfondo religioso, sia di lavori a sfondo biblico (così in F. Cozzetto, Lo Stato di Aiello, Editoriale Scientifica, Napoli 2001, pag. 242) è protagonista di alcune mostre tenutesi ad Aiello Calabro (giugno-luglio 2001, a cura del Comune), Corigliano, Ajeta, Rende (2003, a cura del critico d’arte Tonino Sicoli per il Centro Achille Capizzano di Rende), Lago (luglio 2003 e 2005, Parrocchia di S. Nicola,) e Laurignano (dicembre 2005, gennaio 2006, Passionisti di Maria Santissima della Catena di Laurignano).

Maria Elda Artese, giovane storica dell’arte, ha condotto qualche anno fa una ricerca sulle opere del pittore, gran parte delle quali, per la prima volta, sono raccolte organicamente in un catalogo – comprendente 66 schede, con foto relative a dipinti firmati e datati o attribuiti, dei quali diversi inediti – realizzato in occasione della sua tesi specialistica. Mancano solo alcuni dipinti dei quali non si sono potute eseguire le foto.

Secondo lo studio in parola, in cui l’autrice, attraverso la sequenza cronologica e l’ubicazione delle opere, ha cercato di ricostruire e aggiungere particolari alla biografia, i primi quadri conosciuti di Aloisio risalgono al 1825. Sono due dipinti di eguale dimensione, eseguiti su commissione di privati (l’eremita Bruno Scanga e Angelo Michele Parisi) e sistemati su due altari laterali della chiesa della Madonna dei Monti a Lago. All’anno successivo risale una coppia di tondi per due nobildonne di Lago, sistemati nella Chiesa dell’Annunziata. Nello stesso periodo, si registrano le commesse per altri due dipinti – La Madonna del Rosario e San Giuseppe e il Bambino – conservati nella Chiesa della Madonna della Consolazione di Pietramala, oggi Cleto. La scritta sul secondo quadro, infatti, indica come committente il nobile Tomasi Giannuzzi Savelli, che apparteneva, appunto, alla famiglia dei Baroni di Pietramala.

I dipinti prodotti in questi primi anni, evidentemente, resero noto Aloisio nella zona e giunsero quindi altre commesse: un trittico che fu ubicato nella Chiesa dell’Annunziata di Lago e tre affreschi per la Chiesa della Madonna della Consolazione di Pietramala.

C’è un periodo, dal 1825 in poi, di circa 10 anni, in cui non si conosce quasi nulla dell’attività dell’Ajellese. Si dovrà aspettare il 1835 per trovare la Pentecoste attualmente conservata a Rossano. «In questo dipinto – riferisce la storica dell’arte – risulta evidente una netta evoluzione rispetto ai precedenti. La classica composizione piramidale, che perde la staticità delle prime opere, viene affiancata da un motivo circolare ed i personaggi sono realizzati con grande cura. I vestiti ed il volto della Madonna restano, comunque, simili a quelli dei dipinti del 1826. Il salto qualitativo, soprattutto per quanto riguarda la composizione, fa pensare – aggiunge – che nel periodo precedente Aloisio abbia avuto esperienze in grado di maturarlo artisticamente. Probabilmente è in questi anni che si reca a Napoli a studiare ed ha la possibilità di ammirare quelle realizzazioni che avrebbero influenzato tutte le sue opere successive. Al salto qualitativo corrisponde anche, d’ora in poi, l’esecuzione di opere di maggiori dimensioni».

Tra il 1835 ed il 1843, la produzione conosciuta di Aloisio è ubicata tutta a Rossano, dove molto probabilmente ha soggiornato. «Non è da sottovalutare il fatto che Rossano – afferma M. E. Artese – venne colpita da un forte sisma il 25 Aprile 1836 – su 1.538 edifici ne furono rasi al suolo 370 e danneggiati irreparabilmente 392 – e che, dopo il terremoto, vi fu molto lavoro per la ricostruzione e la decorazione delle chiese, a cominciare dalla Cattedrale, nella quale troviamo una Santa Lucia dello stesso anno». Del 1840 è il Martirio di Santa Filomena della Chiesa di San Bernardino, mentre del 1843 sono le tele della Chiesa di San Nilo.

Nel 1843 e nel 1845 Aloisio presenta suoi quadri alla Mostra Borbonica, ottenendo due medaglie d’argento. Una circostanza, quest’ultima, che fa pensare ad un collegamento con Napoli «che meriterebbe – avverte la giovane storica – un’indagine approfondita».

Dal 1847, l’artista ritorna a lavorare in Ajello, come si evince da un articolo di Vocaturo che tratta degli affreschi della Chiesa di San Giuliano, eseguiti, con ogni probabilità, nello stesso anno, così come dello stesso anno è l’Immacolata ora conservata a Cosenza nella Chiesa del SS. Salvatore – già San Omobono -, commissionata da un’altra esponente della famiglia ajellese dei Giannuzzi Savelli.

A partire dal 1848, invece, è la città di Corigliano ad ospitare l’artista. Qui realizza la Madonna con Bambino e Santi attualmente presso l’Oratorio della Confraternita di Maria SS. dei Sette Dolori. La conferma della sua attività nella cittadina jonica ci viene dai due quadri conservati nel corridoio delle armi del castello, dei quali il primo – Adorazione dei Magi – è firmato e datato, mentre l’altro – Presentazione di Maria al Tempio – certamente più antico, presenta una figura di sua mano. Nei dipinti di Corigliano troviamo quella figura della Madonna che resterà costante in tutte le opere successive.

Alla fine del quinto decennio, il Nostro firma un’altra opera di grande impegno: gli affreschi della volta della Chiesa dell’Annunziata di Acri. «Non sappiamo se l’opera fu realizzata anche negli anni del soggiorno a Corigliano, ma di certo un coriglianese forse suo allievo, Medollo, realizzò un dipinto per un altare e probabilmente collaborò alla realizzazione della volta. Certamente – chiosa la studiosa – c’è uno stretto collegamento tra l’Adorazione dei Magi di Acri e quella di Corigliano, che presentano particolari identici, come la corona deposta per terra».

Sue opere, ancora, sono l’Immacolata (1850), conservata a Dipignano, il San Francesco di Paola (1851), dipinto su commessa della nobildonna Luigina Giannuzzi Savelli dei Baroni di Pietramala; la Madonna delle Grazie (1854) che adorna l’altare della cappella Cybo; e la Madonna del Rosario (1858), grande pala d’altare dell’omonima chiesa di Paola, eseguita nella città natale, come indica il cartiglio scritto da un nobile ajellese, e confermato dall’osservazione del profilo della catena costiera e del monte Cocuzzo che si ammira da Ajello.

Databile tra il 1862 ed il 1865, è, infine, il ciclo le Storie di fra Benedetto (Falcone), dipinti conservati nel Santuario di Maria SS. della Catena a Laurignano.

Ormai anziano, e noto in tutta la provincia, nel 1865 aveva presentato con successo a Cosenza – come accennavamo all’inizio – due quadri all’Esposizione della Camera di Commercio. Gli ultimi anni di attività, poi, lo videro ancora al lavoro su opere di notevole impegno a Castrovillari, dove si trovano alcune tra le migliori opere, quali: la SS. Trinità, il Cristo deriso e l’Estasi di Santa Teresa d’Avila, tra le ultime conosciute, insieme alla Madonna del Rosario di Rotonda, del 1872.

Poco o nulla si conosce degli ultimi anni di vita. Quello che si può dire, è che la sua è stata una attività nel solco della accademia. Un artista, per l’Artese, «impermeabile alle novità dei contemporanei (…), forse anche immobile in cinquant’anni di attività, ma di certo coerente con la sua formazione e autore di una produzione mediamente dignitosa e con qualche episodio di grande qualità».

«Rispetto al Morelli ed al Santoro, che per un pittore come Aloisio, ben introdotto nella provincia e nella ristretta mentalità ecclesiale e popolare della Calabria dell’epoca, potevano apparire esageratamente moderni – spiega ancora l’autrice del saggio -, il Nostro sembra rivestire il ruolo del “calmo” interprete delle istanze pietistiche popolari, e appoggiare sia gli ambienti curiali non troppo attenti alle nuove istanze artistiche, sia soprattutto le masse dei fedeli, dei quali nelle opere ritroviamo intatti vecchi sentimenti con linguaggi, a volte più evoluti, ma conformi agli schemi tradizionali e soprattutto realizzati da un loro contemporaneo».

«I molti riconoscimenti ottenuti e la presenza delle sue opere in tutta la provincia di Cosenza – conclude – testimoniano il successo avuto in vita e la stima di cui godette. Evidentemente Aloisio, seppur in un ambito provinciale, fu interprete del sentimento e della cultura dell’epoca, e questo basta per collocarlo tra i più significativi artisti dell’Ottocento calabrese». Che merita, giova ribadirlo, di essere oggetto di ulteriori studi e di iniziative culturali. (Bruno Pino)

ALBUM FOTOGRAFICO

 

Riferimenti bibliografici:

  • Bruno PINO, Raffale Aloisio, inventor et pictor dell’Ottocento calabrese, in Calabria Sconosciuta, n° 131, luglio-settembre 2011, pagg. 11-14;

  • Rocco LIBERTI, Storia dello Stato di Aiello in Calabria, Barbaro editori, 1978, pp. 203-204;

  • Giorgio LEONE, Per una storia dell’arte sacra nella valle del Crati, convegno di studio su Bisignano e la Val di Crati tra passato e futuro, [Atti del convegno di studi (Bisignano: 1991)], a cura di Rosalbino Fasanella – Luigi Falcone – Nuccio Fucile, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1993, pp. 139;

  • Gian Luigi TROMBETTI, Castrovillari nei suoi momenti d’arte, Castrovillari, “Il coscile”, 1989, p. 98;

  • Giorgio LEONE, “Il Serratore” n° 22 del 1992, pagg. 35-39;

  • Mons. Luigi RENZO, Chiese di Rossano: guida storico-artistica, Rossano, Grafosud, 2000;

  • Fausto COZZETTO, Lo Stato di Aiello, Feudo, istituzioni e società nel Mezzogiorno moderno, Editoriale Scientifica, Napoli 2001, pag. 242;

  • Tarcisio PINGITORE, Aloisio Raffaele in Rubens Santoro e i pittori della Provincia di Cosenza tra Otto e Novecento, [Catalogo della Mostra (Rende: 2003)], a cura di Tonino SICOLI e Isabella VALENTE, Catanzaro, Edizioni AR & S, 2003, p. 146;

  • Raffaele BORRETTI – Giorgio LEONE, Raffaele Aloisio, in Ajello (a cura di R. Borretti), terza edizione, Cosenza, Pellegrini, 2007, p. 72;

  • Maria Elda ARTESE, Raffaele Aloisio, Unical 2009, Relatore prof. Giorgio Leone.

  • Lorenzo COSCARELLA, Aloisio, dalle radici aiellesi alle opere in provincia, in “Parola di Vita”, aprile 2013, pag. 19; e Blog Esplorazioni Cosentine (https://esplorazionicosentine.wordpress.com/2013/04/17/raffaele-aloisio-dalle-radici-aiellesi-alle-opere-in-provincia/);

  • Il Blog di Bruno Pino (www.brunopino.it) – Tag Raffaele Aloisio.

SCHEDA SU RAFFAELLO (SIC) ALOISIO SU CATALOGO BENI CULTURALI

In morte del professor Francesco Volpe. Il ricordo in versi di Franco Pedatella

In morte del professor Francesco Volpe.

Cleto ha perduto illustre letterato,
storico esperto, uomo di cultura,
che di Calabria, Meridione e d’altro
aspetti interessanti ha colto a fondo.

Voce tonante, musicale accento,
abile parlatore, suonatore
al pianoforte, melodico usignolo:
tal fu Francesco Volpe tra gli amici.

Che dirà mai il professore Masi,
che teco condivise gli anni belli
di studi ed esperienze solidali
per cui vi si vedeva sempre insieme?

E quei, che tra i Latini Padri e Greci
te declamare udìano i versi propri
con metrica cadenza e competenza
di lessico e d’accento, che diranno?

Lassù t’aspetta, o Cicco, il tuo Luigi,
la cara Lina tua, fedele sposa,
e il fido tuo Luigi Pellegrini,
che a te compagno fu in terrena pugna

per attuar la fede socialista.
Ti precedette un poco nel tuo viaggio
Geniale Longo, che ti fu compagno,
al fianco l’un dell’altro qual fratelli,

in coraggiose lotte socialiste.
Avrebbe ei volentieri per più tempo
atteso il viaggio tuo, ma braccia aperte
or tiene pe ‘l compagno ed il parente.

Con il candore suo di cuore e mente
ti aspetta il caro Nando Aloisio,
cui eri a Cleto approdo nei suoi viaggi
per predicare al mondo l’uguaglianza

tra operai e padroni tracotanti.
Augusto tuo Placanica storiografo,
che tu maestro, guida e onór stimasti,
t’aspetta e porta tanti sotto il braccio

libri che sa alla mente tua graditi.
Angelo Caicco, a te compagno
di giochi infanti pria, poi stimatore
di fama tua di storico e scrittore,

l’occhio a te volge in amichevol guardo.
Quivi ti son vicini in questo viaggio
del Rotary gli amici, di Cleto i figli,
gli amici d’Accademia Cosentina

e gli studiosi, giudici imparziali,
che al merito tuo chiaro decretâro
il Premio Sila e in pubblico consesso
ti consegnâr di cuor l’ambito alloro.

Novèl t’accolse figlio Amantea
e ti cerchiò dei viri suoi migliori,
mentr’ echeggiava di tua voce colta
Piazza Vittorio Emanuele a Cleto.

Or ti si stringe intorno solidale
e tua famiglia in sentir comune
abbraccia e ti iscrive tra i suoi figli
prescelti a darle vita e a far sua storia.

E tanti altri ancor, con cui tu in vita
sincera hai condiviso l’amicizia,
or piangono la triste tua scomparsa,
certi di avere il tuo gran cuor perduto.

T’ebbe la scuola esimio professore,
paterna guida per volenterosi
studenti, quindi preside paziente
e illuminata mente pei colleghi.

Aspettano a braccia aperte il figlio
mamma Marianna e il padre tuo Luigi
che in terra estranea t’ebbe nel ricordo
fin nel momento in cui morte lo colse.

Ed Angelo, fratello a te vicino
in ogni circostanza della vita,
in pianto segue il dì del tuo trapasso
ad alto luogo ov’ egli è già albergato.

Il braccio t’offrirà per pôrti in pace
l’amato zio tuo, Ninno Milito,
che a te fe’ il padre, zio, fratèl maggiore
quando a te guerra atroce tolse il padre;

e gli altri zii, Peppino e Gualtiero,
cui in vita fosti onór, d’affetto il segno,
cessano ormai paterna protezione
per abbracciarti caro lor nipote.

Retro nel mondo lasci due figliole,
cui il duolo per la triste tua partenza
sconforto dona in cuore, il vuoto in mente:
perenne tua paterna protezione

nelle giornate loro tristi e vuote
invocheràn nelle ore in cui solevi
per un momento i libri abbandonare
e a lor paterno riso regalare.

La Musa mia, commossa, alla memoria
scioglie quest’umil canto triste e pio,
che forse ai familiari e conoscenti
il cuor consola e agli occhi ferma il pianto.

Franco Pedatella, Amantea, 15 maggio 2020