La dieta ai tempi del #coronavirus. I consigli del nutrizionista

Saverio Bruni, biologo nutrizionista, che ringraziamo per il messaggio, ci ha inviato alcuni consigli su come fronteggiare la quarantena rimanendo in salute.
Buona lettura
La dieta mediterranea (foto Wikipedia)

In questi giorni di permanenza forzata in casa prendere chili in più è un rischio in agguato, con conseguenze non solo sulla linea, ma anche sullo stato di benessere e salute.

Inoltre le misure di contenimento del nuovo coronavirus hanno un forte impatto anche sulla spesa. I prodotti alimentari nei supermercati non mancano e l’ansia e la paura dovuta alla diffusione del virus spinge molti di noi a fare acquisti in modo compulsivo e non razionale, adesso però è più importante che mai riflettere su ciò che mangiamo.
Sforziamoci di utilizzare questo tempo che dobbiamo passare in casa, in modo corretto e intelligente. Innanzitutto, come suggerisce il Ministero della Salute, facendo attenzione a non ingrassare.

ALCUNI CONSIGLI:

– Portare a tavola solo quello che si è certi di mangiare, con porzioni normali. A tavola dovrebbe essere presente acqua e non bevande zuccherate. Bisognerebbe anche evitare il troppo sale e i condimenti ricchi di grassi;
– consumare almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, fonti di minerali e vitamine utili a rafforzare le difese immunitarie;
– sforzati di mantenere una regolare sia pur limitata attività motoria, ad es. cyclette, tapis roulant ma anche ginnastica a corpo libero 1 o 2 volte al giorno;
– sperimentare nuove e più salutari ricette in cucina;
– non assaggiare durante la preparazione dei piatti e non mangiare mai in piedi e di fretta, ma apparecchiare sempre la tavola;
– rispettare l’orario dei pasti in maniera rigorosa;
-Rischio della fame da noia. Il rischio è che non sapendo come occupare il tempo ci si focalizza sul cibo. Tenere sempre a portata di mano quando si vuole sgranocchiare qualcosa finocchi crudi, carote oppure una mela .
Dott. Saverio Bruni
Biologo Nutrizionista
Vice Presidente – Associazione Biologi Nutrizionisti Calabresi
Specialista in Patologia Clinica

#RaccontiamolaResistenza Una commemorazione virtuale (e virtuosa) del #25aprile2020

L’Istituto Nazionale Ferruccio Parri di Milano, che da oltre 70 anni raccoglie, tutela e valorizza il patrimonio materiale e ideale della Resistenza, pur nella difficile situazione attuale causata dal Coronavirus, insieme all’Istituto Cervi e a tutti i 65 Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea sparsi sul territorio nazionale, congiuntamente alla rete di luoghi “Paesaggi della Memoria”, promuove la celebrazione del 75° anniversario della Liberazione con una voce ancor più forte, che echeggi in quelle piazze che quest’anno non si possono riempire di persone.
Vogliamo non solo condividere, anche attraverso i social, con i cittadini italiani il patrimonio di valori, conoscenza storica ed esperienza maturate negli istituti sparsi in tutta Italia, ma anche chiamare a raccolta tutti coloro che intendono ricordare questa ricorrenza, e mirano a farne una dimostrazione sempre attuale di solidarietà e partecipazione.
Lanciamo perciò una campagna social, incentrata sull’hashtag #raccontiamolaresistenza, che accompagni il paese dal 29 marzo (data della costituzione del triumvirato insurrezionale del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) al 2 maggio (che segna la resa tedesca in Italia). Ricorderemo così anche il 6 aprile (inizio della campagna di primavera degli Alleati), il 18 aprile (anniversario dello sciopero preinsurrezionale), per arrivare a celebrare il 25 aprile, data della insurrezione di Milano, simbolo della Liberazione nazionale dal nazifascismo.
Sulla pagina dedicata https://www.facebook.com/RaccontiamolaResistenza/ e su tutti i canali social sarà possibile visionare i materiali documentari e memoriali del Parri e della sua rete, con contributi inediti. Sarà possibile anche partecipare attivamente postando testi, documenti, foto, filmati, ecc. Basterà iscriversi e darsi un “nome di battaglia”!
L’evento del 25 Aprile, denominato #25aprile2020, vedrà la presentazione di alcune nuove iniziative del Parri, come la mostra virtuale su Milano libera e il portale sul Ricompart (Ufficio Riconoscimento Qualifiche Partigiane).
Una maratona-staffetta percorrerà l’Italia di istituto in istituto, da Catania a Trieste, secondo la geografia della Liberazione, e culminerà in una grande festa, con ospiti come Eraldo Affinati, Claudio Bisio, Vinicio Capossela, Cisco, Nando Dalla Chiesa, Ferruccio De Bortoli, Gad Lerner, Carlo Lucarelli, Maurizio Maggiani, Valerio Massimo Manfredi, Modena City Ramblers, Murubutu, Marino Neri, Paolo Nori, Marco Rovelli, Renato Sarti, Antonio Scurati, YoYoMundi, Massimo Zamboni… e tanti altri.
Tutti gli iscritti alla pagina fb potranno intervenire, portando una testimonianza, proponendo una lettura… o cantando “Bella Ciao”!

San Francesco di Paola ad Ajello

Statua di San Francesco da Paola nella chiesa di S. Maria Maggiore in Aiello Calabro
Dipinto di San Francesco di Pagliaro nella chiesa di Cannavali

È un antico legame quello tra la comunità aiellese e il taumaturgo paolano (Paola 27 marzo 1416 – Tours 2 aprile 1507). Di questa devozione ne erano testimonianza le sacre effigi conservate nelle chiese cittadine. Oltre alla bella statua del santo conservata sull’altare della navata sinistra di S. Maria Maggiore, in cartapesta leccese (databile tra fine ottocento e inizio novecento), che andrebbe restaurata, si contavano altre opere d’arte, come riporta un inventario di metà ‘700 del Regio Tavolario Schioppa.

Nella chiesa di Santa Maria Maggiore, per esempio – ci informa lo storico Rocco Liberti – erano custoditi: un quadro nella cappella di juspatronato della famiglia Manetta della Madonna del Carmine con S. Caterina e S. Francesco di Paola, e un altro dipinto nella Cappella dei Giannuzzi dedicato al santo taumaturgo. Nella chiesa di S. Giuliano si conservava un quadro dell’Addolorata con S. Giuliano e S. Francesco. In un’altra cappella ora distrutta, quella di S. Giuseppe sita nell’omonimo largo, era custodito un quadro della Beata Vergine ed i Santi Giuseppe e Francesco di Paola. 

Oltre alle opere d’arte citate, di cui oggi purtroppo non rimane nessuna traccia, nel centro dell’abitato, c’era e c’è tuttora, nell’omonimo spiazzo, la cappella devozionale dedicata a San Francesco di Paola, il santo calabrese “onnipresente – fa notare Liberti – in quasi tutti gli spazi sacri di Aiello”. La chiesetta venne costruita nel 1718 per volere della famiglia Giannuzzi, e reca sullo stipite del portoncino d’entrata la scritta: «Chi vuol Gratie del Ciel corre a’ Francesco».

Nella prima foto (del marzo 2012), la statua di S. Francesco di Paola (fine 800 inizi del 900), in cartapesta leccese. Restaurata i primi anni ’40. E’ custodita nella chiesa di S. Maria Maggiore (altare navata di sinistra) in #AielloCalabro.

Il bastone d’argento è stato realizzato grazie alle offerte del Popolo Aiellese raccolte subito dopo il terremoto dell’8 settembre 1905.

#DanteDì, la giornata del 25 marzo dedicata a Dante con letture social. "Alla mitate de la vita mia…", lo studio di De Chiara dedicato ad Alighieri e alla Calabria

#DanteDì #25Marzo2020 #IoLeggoDante
Il 25 Marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia, si celebra per la prima volta il #Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri recentemente istituita dal Governo (qui l’iniziativa spiegata sul sito del Ministero dei Beni Culturali).
Questo blog, per partecipare alla giornata, vi propone “Dante e la #Calabria“, uno studio di Stanislao De Chiara del 1894. L’autore è stato presidente dell’Accademia cosentina e si è dedicato “con molto fervore allo studio e alla diffusione del culto di D. in Calabria” (Vedi il suo profilo su Treccani). 
Vi si potranno trovare, tra le altre cose, delle traduzioni in calabrese dei canti della #DivinaCommedia.
Qui di seguito, per esempio, il Canto I tradotto da Francesco Toscani.

“Alla mitate de la vita mia
Io me ‘ngulai dintra nu vuoschu fittu,
Ch’avia sgarratu la diritta via.
Ppe lu cuntare nun ci arriva dittu
Cuomu era chillu vuoschu ‘ncuttu e forte,
Ca’ si ci pienzu sbiegnu ppe dirittu.
Uh! mamma mia, di puocu è cchiù la morte,
Ma parru d’autre cose che truvai
E che ppe mia fuoru de bona sorte.

Continua a leggere sul sito dell’Antica Biblioteca di Corigliano Rossano.

I San Giuseppe di Raffaele Aloisio e Francesco Antonio Lupi

In occasione del 19 marzo, data in cui si ricorda San Giuseppe, ci piace postare tre opere che ritraggono il padre putativo di Gesù.

La prima è il San Giuseppe dell’aiellese Raffaele Aloisio, del 1864, e si trova nel Santuario della Madonna della Catena a Laurignano. La seconda è una pala d’altare di Francesco Antonio Lupi, datata 1859 e si trova nella chiesa della Madonna delle Grazie a San Pietro in Amantea; mentre la terza è la statua del santo custodita nella chiesa di S. Maria Maggiore in Aiello Calabro, pure attribuibile a Lupi.
Seguono informazioni più dettagliate.
San Giuseppe, R. Aloisio, 1864, Laurignano
“SAN GIUSEPPE CON GESU’ E SAN GIOVANNINO“.
Olio su tela, misura 150 x 90, sagomato in alto (per la probabile destinazione ad un altare), con cornice barocca probabilmente coeva. Si trova nel Santuario della Madonna della Catena, in Laurignano (Cosenza).
La tela reca, a sinistra in basso, sul gradino, la classica firma di Raffaele Aloisio [monogramma “A” e “R” intrecciate, P. (cioè pinse o pinxit) 1864], e proviene, come le altre, dal vecchio Santuario.
E’ un’opera della maturità dell’artista e presenta una interessante ricchezza coloristica e compositiva — anche se da quest’ultimo punto di vista soffre di qualche lieve disarmonia.
San Giuseppe è rappresentato seduto, reggente Gesù Bambino con la destra mentre nella mano sinistra tiene la verga fiorita.
In basso a destra — per chi guarda — appare San Giovannino, che leva e congiunge le mani in preghiera, inginocchiato ai piedi di Gesù, che con la mano destra benedice.
Dall’alto si affacciano alcuni putti alati. (Testo di Raffaele Borretti)

San Giuseppe con Bambino, Lupi 1859, San Pietro in Amantea
Statua di San Giuseppe, S. Maria Maggiore, Aiello Calabro
La statua di San Giuseppe, secondo lo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino, è da attribuire a Francesco Antonio Lupi, pittore e scultore di San Pietro in Amantea, vissuto dal 1810 al 1894. Nella nota biografica curata dallo storico Ferruccio Policicchio, apprendiamo che Lupi studia a Napoli, “grazie ad una “borsa di studio” concessa dal re Ferdinando II, nell’Istituto delle Belle Arti”. Fu artista talentuoso – sebbene sconosciuto sino al 1997, anno in cui fu oggetto di una tesi di laurea all’Unical -, dal bel tratto, dalle “armoniose tinte che riescono a far vedere ed imitare l’antico, l’espressione dell’ideale umanistico, della bellezza, l’eleganza e le proporzioni dei modelli…”. Le sue opere si trovano in molte chiese calabresi. 
Come si potrà notare confrontando la seconda e la terza immagine, c’è una straordinaria rassomiglianza e la mano non può che essere dello stesso artista sanpietrese.

Auguri a chi porta questo nome e auguri a tutti i papà!

Per maggiori informazioni sui due artisti dell’Ottocento calabrese si veda: