"C'ere nna vota Aiellu", presentato alla Praca il libro di Giulio di Malta

La presentazione del libro si è svolta in piazzetta Praca il 26 agosto 2019. Hanno partecipato: Luca Lepore, vice sindaco del Comune, Gisa Guidoccio, Franco Pedatella e l’Autore.
Qui altre foto della serata.

Risalita del fiume Veri a Belmonte Calabro con l'Associazione Living Nature

Foto di gruppo
Escursione del 18 agosto 2019


Splendida escursione in acqua, quella del 18 agosto scorso. E non esageriamo. Del gruppo Jamu a Caminare eravamo in 9 e per esempio, per Cetta è stata la seconda più bella escursione della sua vita (la prima non si scorda mai, confessa). 
Guidati dagli entusiasti, innamorati della propria terra, bravi e competenti Daniele e Roberto Veltri dell’associazione Living Nature di Belmonte Calabro, abbiamo risalito il fiume Veri, un piccolo corso d’acqua che nasce dalle pendici di Monte Cocuzzo, l’imperatore della Catena Costiera, e che si butta a mare davanti agli scogli di Isca. Dei sette km dell’intera asta fluviale abbiamo percorso solo il tratto che porta dal punto in cui abbiamo parcheggiato le auto al ponte di Vadi (600 metri) e da qui alla cascata del Veri nei pressi del mulino di Pulibio (un altro km). Un percorso fatto con gli stivaloni (tranne lo scrivente ed un altro ragazzo), di acque cristalline, salti, cascate e gole spettacolari come quella del Gambero, protetti dal sole estivo dalla folta vegetazione fatta principalmente di ontani.
La prima parte della camminata si chiude con un bel bagno sotto la freschissima cascatella, e a seguire con i nostri panini farciti di salame calabrese e con qualche buon bicchiere di vino rosso, per terminare con i famosi fichi del luogo.
Seconda parte, in discesa, inebriati dal vino e dall’incanto della natura.
Una esperienza – che abbiamo condiviso con altre simpaticissime persone (eravamo venti e più) che vi consigliamo certamente di fare. Perché la Calabria non è solo mare, ma tanto altro.
Buon Cammino a tutti.

Cultura: a Sergi, Cappelli e Caridi il Premio Giuseppe De Capua 2019

LONGOBUCCO (COSENZA), 18 agosto 2019
Pantaleone Sergi, Vittorio Cappelli e Giuseppe Caridi sono stati i vincitori della sesta edizione del premio “Giuseppe De Capua” 2019 organizzato dall’amministrazione comunale di Longobucco, per ricordare il sacerdote e intellettuale scomparso nel 2007, il quale nella sua lunga vita ricoprì incarichi diversi e importanti ecclesiastici: vicario generale della Diocesi, cancelliere, rettore, docente. Autore di saggi storici e antropologici, De Luca ha dimostrato sempre una predilezione per le problematiche sociali e culturali del territorio.
La cerimonia di consegna del premi si è svolta nella suggestiva Piazzetta Sfera del centro silano.
Sergi è stato premiato per la sezione “romanzo storico” per il suo “Liberandisdòmini”, primo di una quadrilogia dedicata alla vita di una “Macondo” della Calabria durante il Novecento, Mambrici, un paese immobile nel tempo e nello spazio dove sembra non succeda niente e invece succede tutto e altro ancora. La giuria del premio ha considerato “Liberandisdòmini” pubblicato dall’editore Pellegrini di Cosenza, un vero e proprio “caso” letterario.
Per la sezione storia e ricerca il premio è andato a Vittorio Cappelli per il suo volume “La belle époque italiana di Rio de Janeiro” nel quale affronta il tema dell’immigrazione meridionale e calabrese di massa che ha svolto un ruolo di primo piano nel tumultuoso processo di crescita di Rio de Janeiro, nell’arco di tempo che ha preso il nome di “belle époque tropical”, quando Rio era la capitale del Brasile. Premio anche a Giuseppe Caridi per il suo volume “Carlo III” in cui ricostruisce le vicende storiche, biografiche e storico politiche di Carlo III, re di Napoli e Sicilia dal 1734 al 1759 e poi di Spagna dal 1759 al 1788. Carlo III di Borbone ha ricoperto un ruolo di primo piano nella storia europea del secolo XVIII.
Nelle motivazioni è stato sottolineato come questi autori hanno saputo raccontare a livello nazionale e internazionale anche la storia della Calabria con le sue luci e le sue ombre, punti di forza e di debolezza, facendola conoscere e apprezzare al vasto pubblico, diventando in questa maniera esempi per le future generazioni.
All’iniziativa hanno preso parte il vice sindaco di Longobucco Mario Lapietra con il delegato alla cultura Bruno De Luca, il sindaco di Cropalati Luigi Lettieri, gli assessori alla cultura di Cropalati Michela Boccuti e di Corigliano Rossano Donatella Novellis, lo storico Giuseppe Ferraro, il delegato alla cultura della diocesi di Rossano Cariati don Pino De Simone, la famiglia di monsignor De Capua, rappresentata per l’occasione dalla nipote, la giornalista Anna Russo. La serata è stata allietata dalla possente voce del cantante lirico Quintino Berardi.

Don Rosario Brunetti, il "puro di cuore"

Per ricordare
Don Rosario (nella foto con Papa Giovanni Paolo II) il “puro di cuore” – come ebbe a definirlo Mons. Trabalzini già vescovo Emerito di Cosenza-Bisignano – era stato parroco di Cleto-Savuto-Cannavali sino al 1990, anno della morte. Era infatti il 15 di agosto, giorno dedicato proprio a Santa Maria Assunta, titolare della Parrocchia di Cleto e Savuto in cui egli era parroco dal 1971, quando terminò la sua missione in terra a soli 54 anni. Una vita – seppur breve – votata a Cristo, iniziata il 5 luglio del 1964, quando era stato ordinato sacerdote ad Aiello Calabro, suo paese natale.
“Don Rosario – riportiamo una testimonianza di don Gabriele Bilotti in occasione dell’Omelia funebre del 16 agosto del ’90 – nella sua vita sacerdotale ha sempre avuto davanti tre punti di riferimento precisi (…): la Preghiera, l’Eucarestia, la Carità.” Proprio quella Carità che egli molto praticava lo ha, tra i suoi parrocchiani, caratterizzato maggiormente. Il prete povero – con “la sua tunica svolazzante sotto la forza di passi concitati e le braccia aperte ad accompagnare schietti e gioiosi clamori di saluto rivolti a chiunque con lui s’imbatteva” – che amava e donava agli altri, che non diceva mai di no. 
Un uomo umile don Rosario, dedito ai più poveri e agli afflitti, che nonostante le difficoltà della sua salute, ha lasciato una fortissima testimonianza di fede e di umanità, di impegno umano e civile, di rettitudine, amore e altruismo.
Il prossimo anno, il 15 agosto 2020, saranno 30 anni dalla morte.