Lo stagno Turbole o della morte. Se ne parla in un articolo dell'ultimo numero della rivista "Geologia dell'Ambiente"

L’articolo a firma di GAETANO OSSO Referente per la Geologia – Arpacal Dipartimento
di Cosenza
FRANCESCO MAZZOTTA Responsabile UTC Settore Urbanistica – Comune
di Lago
GABRIELE CHIAPPETTA Pediatra
GIOACCHINO LENA Vice Presidente Sigea

"Lo sguardo di Clio. Luci e ombre nella Storia" di Armando Orlando. Una recensione di Giuliano Guido

Nel libro si parla anche dell’Aiellese #AngeloManetti compagno di #CristoforoColombo nei viaggi successivi verso le Indie Occidentali e membro della spedizione guidata da #VascoDaGama alla scoperta delle Indie Orientali…

Recensione di Giuliano Guido
Armando Orlando, nel suo libro “Lo sguardo di Clio”, analizza le migrazioni dei popoli attraverso i dati storici che hanno inizio con l’origine della specie umana che partiva dall’Africa, con gli uomini della protostoria, con gli Italici, con la scoperta dell’America, con la migrazione/deportazione schiavista, o per la migrazione alla ricerca di un lavoro, fino ad arrivare ai giorni nostri, e in queste considerazioni, in queste analisi, si intrecciano e si allacciano le analisi e le idee di scrittori come Braudel, Galasso, Croce, Villari, Galanti, Caldora, Woolf, Lepre ed altri ancora.
Orlando, nel suo libro, pone una particolare attenzione alla terra di Calabria, da cui emerge l’analisi di un popolo che ha dovuto sottostare per più di un millennio alle imposizioni dei dominatori, delle monarchie, del clero, in un sistema il cui obiettivo era quello di recuperare gabelle per sostenere le guerre o per i propri lussi, in un sistema feudale applicato dai baroni e feudatari che hanno preferito il vasto latifondo come unica e sola fonte di sfruttamento, senza pensare ad alcun progresso dei mezzi di produzione e di conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita dei contadini, e senza nemmeno applicare la formula del Gattopardo “tutto cambia perché nulla cambi”.
I contadini, un popolo privo di coesione e senza una idea unitaria, inconsapevoli della loro forza, con i propri leader o paladini che non hanno saputo creare un dialogo, un punto d’incontro tra le idee rivoluzionarie e i bisogni del popolo, venendo così meno alle occasioni che si sono presentate per potersi riscattare o almeno migliorare le condizioni di vita.
Una comunità disgregata, forse a causa di un isolamento che ha avuto origine dall’abbandono delle coste, per arroccarsi su costoni rocciosi e lontani dal mare, un mare da cui avere paura, un mare che doveva unire anziché essere visto come un confine.
Ho finito di leggere il libro ed una profonda amarezza mi è rimasta nell’animo, nel vedere ancora oggi l’uso strumentale che viene fatto dell’emigrazione, ma ancor di più nell’avvertire che, se non si conosce la propria storia, non nasce il senso di appartenenza al territorio, con la conseguenza che lo stesso territorio non è rispettato. Appartenenza che dovrebbe generare identità, ma non quella campanilistica o di orgoglio personale o di pochi, ma identità che guarda con lo sguardo ampio del tempo abbracciando con “Lo sguardo di Clio” il passato, il presente e l’eredità di un futuro.
L’autore
Armando Orlando (1948) . È autore di numerosi studi sul Mezzogiorno.
Ha aperto due Collane della Rubbettino: “Terre-Uomini” (con la monografia San Mango d’Aquino. Storia folklore tradizioni poesia, 1977) e “Immagini della Memoria” (con il volume fotografico Storia di una terra del Sud, prefazione di Nuccio Fava, 1984).
Per la Collana I Libri del Mediterraneo dell’associazione “Valle del Savuto” ha pubblicato – fra l’altro – La Calabria intorno al Mille. Storia di una diversità (1995), finalista al Premio Letterario Feudo di Maida. Con Armido Cario ha scritto La Calabria del Settecento (2007).
È socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e membro del Centro di Ricerca sulle Migrazioni, costituito dall’ICSAIC presso la Biblioteca “E. Tarantelli” dell’Università della Calabria.

"Lo sguardo di Clio. Luci e ombre nella Storia" di Armando Orlando. Una recensione di Giuliano Guido

Recensione di Giuliano Guido
Armando Orlando, nel suo libro “Lo sguardo di Clio”, analizza le migrazioni dei popoli attraverso i dati storici che hanno inizio con l’origine della specie umana che partiva dall’Africa, con gli uomini della protostoria, con gli Italici, con la scoperta dell’America, con la migrazione/deportazione schiavista, o per la migrazione alla ricerca di un lavoro, fino ad arrivare ai giorni nostri, e in queste considerazioni, in queste analisi, si intrecciano e si allacciano le analisi e le idee di scrittori come Braudel, Galasso, Croce, Villari, Galanti, Caldora, Woolf, Lepre ed altri ancora.
Orlando, nel suo libro, pone una particolare attenzione alla terra di Calabria, da cui emerge l’analisi di un popolo che ha dovuto sottostare per più di un millennio alle imposizioni dei dominatori, delle monarchie, del clero, in un sistema il cui obiettivo era quello di recuperare gabelle per sostenere le guerre o per i propri lussi, in un sistema feudale applicato dai baroni e feudatari che hanno preferito il vasto latifondo come unica e sola fonte di sfruttamento, senza pensare ad alcun progresso dei mezzi di produzione e di conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita dei contadini, e senza nemmeno applicare la formula del Gattopardo “tutto cambia perché nulla cambi”.
I contadini, un popolo privo di coesione e senza una idea unitaria, inconsapevoli della loro forza, con i propri leader o paladini che non hanno saputo creare un dialogo, un punto d’incontro tra le idee rivoluzionarie e i bisogni del popolo, venendo così meno alle occasioni che si sono presentate per potersi riscattare o almeno migliorare le condizioni di vita.
Una comunità disgregata, forse a causa di un isolamento che ha avuto origine dall’abbandono delle coste, per arroccarsi su costoni rocciosi e lontani dal mare, un mare da cui avere paura, un mare che doveva unire anziché essere visto come un confine.
Ho finito di leggere il libro ed una profonda amarezza mi è rimasta nell’animo, nel vedere ancora oggi l’uso strumentale che viene fatto dell’emigrazione, ma ancor di più nell’avvertire che, se non si conosce la propria storia, non nasce il senso di appartenenza al territorio, con la conseguenza che lo stesso territorio non è rispettato. Appartenenza che dovrebbe generare identità, ma non quella campanilistica o di orgoglio personale o di pochi, ma identità che guarda con lo sguardo ampio del tempo abbracciando con “Lo sguardo di Clio” il passato, il presente e l’eredità di un futuro.
L’autore
Armando Orlando (1948) . È autore di numerosi studi sul Mezzogiorno.
Ha aperto due Collane della Rubbettino: “Terre-Uomini” (con la monografia San Mango d’Aquino. Storia folklore tradizioni poesia, 1977) e “Immagini della Memoria” (con il volume fotografico Storia di una terra del Sud, prefazione di Nuccio Fava, 1984).
Per la Collana I Libri del Mediterraneo dell’associazione “Valle del Savuto” ha pubblicato – fra l’altro – La Calabria intorno al Mille. Storia di una diversità (1995), finalista al Premio Letterario Feudo di Maida. Con Armido Cario ha scritto La Calabria del Settecento (2007).
È socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e membro del Centro di Ricerca sulle Migrazioni, costituito dall’ICSAIC presso la Biblioteca “E. Tarantelli” dell’Università della Calabria.

"Lo sguardo di Clio. Luci e ombre nella Storia" di Armando Orlando. Una recensione di Giuliano Guido

Recensione di Giuliano Guido
Armando Orlando, nel suo libro “Lo sguardo di Clio”, analizza le migrazioni dei popoli attraverso i dati storici che hanno inizio con l’origine della specie umana che partiva dall’Africa, con gli uomini della protostoria, con gli Italici, con la scoperta dell’America, con la migrazione/deportazione schiavista, o per la migrazione alla ricerca di un lavoro, fino ad arrivare ai giorni nostri, e in queste considerazioni, in queste analisi, si intrecciano e si allacciano le analisi e le idee di scrittori come Braudel, Galasso, Croce, Villari, Galanti, Caldora, Woolf, Lepre ed altri ancora.
Orlando, nel suo libro, pone una particolare attenzione alla terra di Calabria, da cui emerge l’analisi di un popolo che ha dovuto sottostare per più di un millennio alle imposizioni dei dominatori, delle monarchie, del clero, in un sistema il cui obiettivo era quello di recuperare gabelle per sostenere le guerre o per i propri lussi, in un sistema feudale applicato dai baroni e feudatari che hanno preferito il vasto latifondo come unica e sola fonte di sfruttamento, senza pensare ad alcun progresso dei mezzi di produzione e di conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita dei contadini, e senza nemmeno applicare la formula del Gattopardo “tutto cambia perché nulla cambi”.
I contadini, un popolo privo di coesione e senza una idea unitaria, inconsapevoli della loro forza, con i propri leader o paladini che non hanno saputo creare un dialogo, un punto d’incontro tra le idee rivoluzionarie e i bisogni del popolo, venendo così meno alle occasioni che si sono presentate per potersi riscattare o almeno migliorare le condizioni di vita.
Una comunità disgregata, forse a causa di un isolamento che ha avuto origine dall’abbandono delle coste, per arroccarsi su costoni rocciosi e lontani dal mare, un mare da cui avere paura, un mare che doveva unire anziché essere visto come un confine.
Ho finito di leggere il libro ed una profonda amarezza mi è rimasta nell’animo, nel vedere ancora oggi l’uso strumentale che viene fatto dell’emigrazione, ma ancor di più nell’avvertire che, se non si conosce la propria storia, non nasce il senso di appartenenza al territorio, con la conseguenza che lo stesso territorio non è rispettato. Appartenenza che dovrebbe generare identità, ma non quella campanilistica o di orgoglio personale o di pochi, ma identità che guarda con lo sguardo ampio del tempo abbracciando con “Lo sguardo di Clio” il passato, il presente e l’eredità di un futuro.
L’autore
Armando Orlando (1948) . È autore di numerosi studi sul Mezzogiorno.
Ha aperto due Collane della Rubbettino: “Terre-Uomini” (con la monografia San Mango d’Aquino. Storia folklore tradizioni poesia, 1977) e “Immagini della Memoria” (con il volume fotografico Storia di una terra del Sud, prefazione di Nuccio Fava, 1984).
Per la Collana I Libri del Mediterraneo dell’associazione “Valle del Savuto” ha pubblicato – fra l’altro – La Calabria intorno al Mille. Storia di una diversità (1995), finalista al Premio Letterario Feudo di Maida. Con Armido Cario ha scritto La Calabria del Settecento (2007).
È socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e membro del Centro di Ricerca sulle Migrazioni, costituito dall’ICSAIC presso la Biblioteca “E. Tarantelli” dell’Università della Calabria.

Contro i muri, poesia di Franco Pedatella


Contro i muri
di Franco Pedatella
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5d/Berlinermauer.jpg
Quell’ uom tu sei che trent’anni or sono
cader facesti il muro di Berlino;
nel mondo diffondesti gran bel suono,
perché l’età finía di divisione.
Immemore or di festa universale,
muri piú alti costruisci ancora,
spartendo il mondo in modo diseguale,
che a te non ha donato la Natura.
Ti sei dimenticato che la guerra
figlia è dell’odio e della divisione.
Sappi che all’uom la sorte è sempre alterna
quand’Ares porta l’armi e Diche pena!
Separa un muro terre che per caso
abita una gente, ma potrebbe
un’altra possedere se il Caso
l’avesse favorita come avrebbe
voluto l’alternarsi del Destino
che toglie oggi a quei cui pria ha donato.
Sappi che altro Muro di Berlino
potrebbe a casa tua venire alzato
fra te e i figli tuoi e la consorte
amata cui vederti non sia dato!  
Questo è il futuro che ti tocca in sorte
se la zizzania metti in seminato.
Non puote il colore della pelle,
lingua diversa o fede in altro dio
suscitar l’odio, generar procelle
e il bene e il bello porre nell’oblio.
Se questo accade, divisioni e guerra
porta e finiscon convivenza e pace;
gli uomini tutti un gran contrasto atterra
e dove pria scorréa la vita or tace.
Se invece in cuor di comprension la luce
s’accende e terre e mar son porti e ponti,
gli uni sarem degli altri membra e foce
sarà di umano amor la Terra e fonte.