Qui Monte Cocuzzo, giornata di sole, fresca e tersa. Escursione sul re della catena Costiera per "battezzare" il logo di JamuACaminare

Grazie all’abbassamento della temperatura (alla partenza dal rifugio, intorno alle 9.20 di domenica 13 agosto, i gradi erano a malapena 14), che ha interrotto la calura che ha caratterizzato queste ultime settimane, e grazie anche alla pioggerellina della sera precedente che ha ripulito l’aria, la breve “caminata” su Monte Cocuzzo è stata più che piacevole. L’ottima compagnia (eravamo in tutto 17), la limpida e solare giornata, oltre che la maestosità della natura e dei paesaggi che vi si godono dalla cima del re della Catena Costiera hanno fatto il resto.
A seguire, il link all’album fotografico della giornata, il logo del gruppo estemporaneo di JamuACaminare che sullo sfondo ha proprio Monte Cocuzzo, e la mappa del percorso con i dati tecnici.
Appuntamento alla prossima escursione (probabilmente domenica 20 agosto) e buon cammino a tutti.
Il logo di Jamu a Caminare con Cocuzzo stilizzato sullo sfondo visto da monte Scudiero. Grafica FranSicoli 2017

MAPPA

Concluso il Festival della dieta mediterranea. I ringraziamenti degli organizzatori e le foto della due giorni

AIELLO CALABRO – Concluso il Festival della Dieta mediterranea organizzato dall’Associazione Biologi Nutrizionisti Calabresi in collaborazione con il Comune, che ha registrato, come nelle due precedenti edizioni, la partecipazione dell’assessore Roccisano della regione Calabria, di rappresentanti dell’Università Magna Grecia di Catanzaro e dell’Università della Calabria che insieme ai tanti professionisti del settore si sono confrontati sulle proprietà della dieta mediterranea e sull’influenza di quest’ultima sulla salute umana in termini di prevenzione di numerose patologie. Presenti, inoltre, l’Enpab, ente di Previdenza e Assistenza Biologi, e associazioni come Slow Food e Coldiretti.
La sostenibilità ambientale della dieta mediterranea, le proprietà di alcuni alimenti caratteristici del territorio calabrese quali il peperoncino, l’olio extravergine d’oliva, i grani antichi e la cipolla Igp di Tropea, sono stati gli argomenti della due giorni trattati nel corso degli incontri scientifico-culturali, aperti dagli interventi del sindaco Iacucci, del consigliere Lepore e dell’assessore regionale Roccisano, e introdotti e coordinati dai biologi Saverio Bruni e Daniela Maione.
Diverse le aziende che hanno esposto le proprie produzioni enogastronomiche nel centro storico aiellese, animato da spettacoli di “cooking show”, di pizza acrobatica, da laboratori sensoriali, aree degustazioni vini, aree food, esposizioni sulle arti contadine, reading letterari sull’Odissea, sketch ironici sulla nutrizione a cura della compagnia teatrale aiellese, mostre di pitture e di fotografia.

Gallo e Napoleone

di Carmelina Sicari – direttrice di Calabria Sconosciuta
E’morto Max Gallo, scrittore francese di origine italiana. Nato a Nizza, era vissuto sempre in Francia e aveva operato come scrittore storico. Aveva soprattutto una caratteristica: l’esaltazione di Napoleone. La triade dei suoi romanzi su Napoleone ha titoli come Il sole di Austerlitz. Tra gli scrittori napoleonici è uno dei più intensi ed efficaci. La vita e l’opera di Napoleone è stata drammaticamente rappresentata da Max Gallo nei volumi La Voce del destino, Il sole di Austerlitz, I cieli dell’Impero e L’ultimo immortale. Il mito di Napoleone ha percorso fino a lui tutta l’Europa. Ha raggiunto molti di noi se una volta arrivati in Belgio nella gita scolastica che conclude il ciclo di studi superiori, molti di noi hanno chiesto di visitare Waterloo.

Dov’è la gloria più alta, ad Austerlitz che aggiogò all’Austria e l’umiliò nella sconfitta di Waterloo? Non ci sono dubbi è a Waterloo. Non solo perché la guardia imperiale si fece fare letteralmente a pezzi per salvare l’imperatore. Oggi Waterloo è un muro con un pannello della battaglia quasi si trattasse semplicemente di mirabile strategia. Il problema è che Napoleone è stato il massimo educatore della gioventù di tutti i tempi. Lui figlio della rivoluzione si presentava come liberatore. Foscolo giovane gli intitola un’ode A Bonabarte liberatore. Predicava la religione della libertà, dice Croce ed invano il Congresso di Vienna ebbe l’ardire di programmare la restaurazione. La religione della libertà non poteva morire. Non tanto la gloria che poteva conquistarsi sui campi di battaglia in cui la gioventù diveniva fulmine e fiamma come spiega Carducci nei sonetti del Ca ira, Desaiz, Kellermann non erano inferiori allo stesso Napoleone. Neppure la delusione operata dalla metamorfosi napoleonica poteva spegnere il seme della libertà. Stendhal spiega il clima del Direttorio e della Restaurazione. Vede inaridirsi i cuori ma non può non riconoscere la fiamma della libertà che Napoleone ed i napoleonidi avevano acceso. Pensiamo a Murat ed al suo proclama di Rimini che lo stesso Manzoni ricorda con ammirazione. Per la prima volta lì si parla di Unità italiana e di libertà. Ma Napoleone, come si evince dalla trilogia di Gallo, è educatore in un senso più vasto e mirabile. Egli ha mostrato cosa possa l’uomo, cosa sia l’uomo quando ha davanti fini precisi e può spingersi all’ardimento più vasto. Il sogno dell’Europa unita, la possibilità di superare gli ostacoli che l’Ancien Règime gli opponeva la vecchia mentalità. Questo è l’andare oltre i limiti, il superamento. Tutto questo Napoleone ha in sé rappresentato. Egli mostrò l’impronta più vasta del creatore Spirito, sono le parole di Manzoni nel 5 maggio. Profeticamente ha mostrato le potenzialità dell’uomo per il futuro. In questo senso è grandissimo educatore della gioventù e siamo grati a Max Gallo di avercelo ricordato. La storia è aperta. Non ricade più su se stessa. La contraddizione profonda che il liberatore proclama e ciò che fa infiniti regni per fratelli, sorelle e cognati anziché produrre ripetizione opera aperture, dà ariosa sensazione di libertà. L’esistenza stessa è aperta, dominata dallo spirito dell’avventura. La generazione di scrittori da Dumas a Stendhal ripetono la drammaticità del risveglio dell’Europa che vive un sogno collettivo.

Inaugurato il castello di Savuto. Ora sono due le fortezze restaurate nel comune di Cleto che turisti e cultori delle architetture militari possono visitare

CLETO – Con la riconsegna alla comunità locale ed alla Calabria tutta del castello angioino ubicato nella frazione di Savuto, il piccolo paese di Cleto può vantare, ora, due importanti architetture militari nel proprio territorio. Oltre al maniero normanno che svetta su Pietramala, restaurato nel 2010, quest’anno scelto a rappresentare la Calabria per la giornata nazionale dei Castelli, anche quello di Savuto, che sta a sentinella della vallata attraversata dall’omonimo fiume, è stato oggetto di un intervento che lo ha riportato, sebbene ancora non completamente, alle antiche sembianze.
È nella seconda parte del XIII secolo che a Sabucum il re di Napoli decise di far costruire un nuovo castello, “nel momento in cui le truppe aragonesi della Sicilia – scrive Armando Orlando ne “Le Terre di Temesa” appena edito – progettano l’invasione della Calabria”.
“L’edificio – continua nella descrizione Orlando – sorge sulla sponda settentrionale del fiume, e si pone a guardia delle vie di comunicazione che dal mare salgono verso l’interno; vie già percorse dai Saraceni che erano andati ad assalire Martirano”.
Alla cerimonia di inaugurazione di questi primi giorni di agosto, sono intervenuti in tanti. Una festa di popolo, con numerose presenze di amministratori e politici regionali e locali. Con forbice in mano, al taglio del nastro tricolore, c’era il sindaco Giuseppe Longo, il presidente della regione Mario Oliverio e della Provincia di Cosenza Franco Iacucci.
Il primo cittadino, comprensibilmente soddisfatto per aver portato a termine una importante opera pubblica, ha ringraziato tutti quelli che hanno contribuito alla buona riuscita dell’inaugurazione ed espresso gratitudine alla regione Calabria che aveva messo a disposizione le risorse finanziarie nell’ambito dei Pisl.
Filice, vice sindaco e assessore alla cultura, nel suo intervento ha parlato dell’importanza di promuovere i beni culturali e la cultura e della necessità di tutelare il patrimonio. In questo anno dedicato agli antichi borghi, ha detto, la riconsegna del castello assume un particolare significato per lo sviluppo delle comunità locali. 
Per gli amministratori di Cleto, dunque, è stato ribadito più volte, la tutela del patrimonio è fondamentale perché produce ricchezza. In questa direzione va l’intervento ristrutturativo-conservativo della fortezza di Savuto, diventata in passato ricovero di animali, ed ora sottratta al degrado e restituita alla storia ed alla fruizione dei cittadini delle generazioni future.
”Bisogna partire da qui, da esempi come questo – sono le parole del presidente Oliverio interveuto alla cerimonia – per costruire uno sviluppo sostenibile della nostra regione e per recuperare ritardi che abbiamo accumulato nel corso di decenni”.
Oliverio ha anche accennato al progetto per la realizzazione di un collegamento tra Cleto e lo svincolo di San Mango che permetterebbe a tutto il comprensorio di accedere più velocemente all’autostrada del Mediterraneo, con tutte le positive conseguenze che comporterebbe.





Le carcàre d'Ajìellu raccontate in un libro da Salvatore Guzzo Bonifacio

Una piacevole sorpresa… un pomeriggio di una calda domenica di agosto, stavamo parlando con dei giovani delle #carcàre che una volta c’erano lungo il #fiumeolivo ed ecco che, salutando il proprietario dell’agriturismo #IlBianchetto, scopro una sua pubblicazione che racconta di carcare vumbule e #ceramili. Una pubblicazione del luglio 2014 che certamente sarà molto interessante leggere.
Qui di seguito, alcune foto di repertorio risalenti a circa 15 anni fa. In una, c’è lo stesso autore assieme all’artista Francesco Magli. Era il periodo in cui insieme a Magli andavamo in giro per il territorio in cerca delle antiche testimonianze dell’artigianato aiellese.