Quadri da un terremoto

Una cartolina dello Stretto
Courtesy of Wikipedia
di Carmelina Sicari
Primo quadro. L’emozione è forte, fortissima.Tremenda. A Reggio si rivive l’atmosfera ormai dei ricordi lontani, tramandati ma reali, quelli di un’alba atroce del 19o8. Non c’è famiglia che non abbia racconti, episodi precisi della violenza della natura che si traducono in quadri. Quello dello Stretto reso arido dal mare che si ritira tanto che una nave all’ancora resta all’asciutto. Il maremoto seguito al terremoto. Poi il mare gigantesco, vero leviatano, si abbatte con un’onda altissima per chilometri sulla spiaggia, sul lungomare per chilometri fino ad inghiottire tutto. Scena biblica del passaggio del mar rosso. Il vero coraggio non è stato quello di costruire la città nello stesso luogo ma le case vicino al mare. I più bei palazzi sulla Via marina, le famiglie bene di Reggio fecero a gara per abbellirli. Stile floreale secondo il gusto dell’epoca.
Secondo quadro. Dalle rovine emergono pezzi della città greca e romana, necropoli, statue. Una sorta di resurrezione. Risorge la Reggio dei greci, quella romana e di nuovo nella ricostruzione si disputò a lungo se farne un sito archeologico come Pompei o ricoprire il tutto. Questa fu la soluzione che prevalse.
Terzo quadro. I centomila morti tra Reggio e Messina suscitano come ora una tale commozione che l’Italia migliore desidera andare giù. Lo desidera Clemente Rebora, il poeta della Voce, che ha una seconda via, un’altra uscita di sicurezza, farsi prete ed opta per quest’ultima. Lo desidera don Orione che prete lo è e che scende giù e lascia di sé memoria imperitura per l’altezza della sua carità. Dorme dopo un viaggio avventuroso in un casolare accanto ad un muto compagno. All’alba si accorge che è morto poiché i morti tardono ad essere sepolti per mancanza di soccorritori e per l’enorme quantità della strage. E poi raccoglie gli orfani tra ostacoli di ogni genere suscitati dall’invidia su una nave per poi fondare quella che fu chiamata l’opera della Divina Provvidenza o anche la collina degli angeli. Le case costruite a ridosso di tale tragedia resistono ancora certo di più di quelle di epoche più recenti.
La lezione non è stata appresa. Non c’è nessuna opera di prevenzione, nessun serio piano ed invano i geologi specie in occasione del centenario, hanno ricordato l’estremo pericolo. Tutto si ripete. La città emerse nell’immediato bella del suo liberty ma presto dimenticò l’immane tragedia e si abbandonò agli scempi del paesaggio e della storia. La virtù ritrovata e subito perduta.
Che questo non accada agli amici della nuova tragedia e che per loro la vigilanza duri a lungo. È l’augurio più solidale che possiamo fare.

La Proloco di Aiello Calabro aderisce all'iniziativa Unpli, "Una amatriciana per Amatrice"


La Pro Loco Aiello Calabro aderisce all’iniziativa promossa dell’UNPLI Nazionale..

Un’ Amatriciana per Amatrice.
Mercoledì 31 Agosto 2016 ore 20:00
Piazza Santa Maria 
AIELLO CALABRO

Il ricavato di questa iniziativa verrà donato alle popolazioni di Amatrice e delle zone colpite dal terremoto.

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Aiello Calabro sposa l’iniziativa Unpli “Un’Amatriciana per Amatrice”
Appuntamento con la serata di solidarietà, il 31 agosto prossimo
AIELLO CALABRO (CS) – Un’Amatriciana per Amatrice. È l’iniziativa solidale dell’Unpli nazionale, l’associazione delle Pro Loco italiane, per raccogliere fondi a favore delle popolazioni terremotate del Centro Italia, alla quale ha aderito tra le prime la Proloco aiellese.
Il paese calabrese non poteva non rispondere all’appello, anche perché la sua storia è marcata in modo indelebile dai vari sismi che l’hanno distrutta in passato. In particolare, il ricordo del terremoto dell’otto settembre 1905, che cagionò 23 morti e che distrusse buona parte del paese, seppur tramandato da pagine di storia locale alle generazioni di oggi, è sempre presente nella comunità. Allora, anche Aiello ricevette l’aiuto di tanti: dai VV.FF. di Roma che misero in sicurezza case e palazzi danneggiati, al Comitato di soccorso milanese che in località Patricello realizzò a favore degli sfollati un intero quartiere di case baraccate utilizzando tecniche antisismiche: il Rione Milanese appunto, che venne inaugurato nell’ottobre 1907.
Tra le adesioni alla chiamata dell’Unpli, dunque, assieme a Marina di Camerota (SA), Verrecchie (AQ), Spotorno (SV), comuni in cui l’evento solidale si è tenuto nei giorni scorsi, assieme ad Aglientu (OT), Spilimbergo (PN), Ladispoli (RM), Vitorchiano (VT), Joppolo (VV), Barile (PZ) ecc. ci sarà anche Aiello Calabro (Cs).

L’appuntamento si terrà il 31 agosto in piazza S. Maria a partire dalle ore 20. Durante la serata sarà possibile contribuire alla raccolta fondi consumando il piatto tipico simbolo della cittadina in provincia di Rieti, tra le più colpite dal terremoto del 24 agosto scorso. È previsto inoltre – informa Marco Cino, presidente del sodalizio – l’intrattenimento musicale con il Duo Franco Lorelli & Rosalinda Bruno, della cover band Kammamaris tributo a Rino Gaetano, che si sono messi a disposizione gratuitamente per l’iniziativa benefica. Anche il necessario per la preparazione del piatto di pasta all’amatriciana è frutto di donazioni. (bp)

L'emigrazione di Fiumefreddo Bruzio nell'ultimo libro di Francesco Gallo

PRESENTAZIONE del Prof. Nino Andreotti del LIBRO “EMIGRAZIONE da FIUMEFREDDO BRUZIO CS agli USA dal 1893 al 1923” 

SALA CONSILIARE COMUNE di FIUMEFREDDO BRUZIO: 21 agosto 2016 ore 21 in presenza del Sindaco Vincenzo Gaudio, del dott. Gabriele Turchi, del Cav. Dott. Francesco Falsetti e di molti altri ospiti.

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“L’argomento oggetto di questa ricerca, sull’Emigrazione da Fiumefreddo Bruzio negli Usa dal 1893 al 1923 è particolarmente invitante ed opportuno, poiché ci permette, con attenzione, di guardare al nostro passato, attraverso un collegamento ideale che ci aiuta a meglio esaminare, studiare e capire il nostro presente, facendo rivivere, attraverso date e qualche storia personale di cittadini fiumefreddesi, la storia più vasta della nostra terra. Si stima che fra il 1880 e il 1920 qualcosa come tre milioni e mezzo- quattro milioni di italiani, emigrarono negli Stati Uniti. Oggi ci sono Stati americani, come il Connecticut e il New Jersey, in cui la popolazione di origine italiana è vicina al 20 per cento, e gli italo-americani pesano per il 5,6 per cento sul complesso della popolazione americana.
L’autore rende interessante il suo lavoro completandolo con la pubblicazione di importanti documenti e fotografie in bianco e nero che ci accompagnano in questo viaggio, facendoci capire meglio questo suo lavoro. Vicende di uomini “affamati” di lavoro che sentono viva la necessità di aiutare le proprie famiglie, che desiderano dare un futuro diverso ai propri figli vivendo nell’amorevole ricordo della propria terra di origine. Ci sono nel libro anche episodi di nostri compaesani che si sono distinti per il loro sforzo di farsi avanti in una società che sin da allora, nonostante episodi di cattivo trattamento subito dai nostri emigrati, dava qualche spazio ai più coraggiosi e ai più capaci. L’autore fa una ricostruzione ricca e ben documentata, che attinge le sue fonti soprattutto da epistolari e da interviste, che forniscono al lettore le coordinate utili alla comprensione del fenomeno migratorio nel suo complesso.
Questi episodi personali, talvolta duri, talvolta meno duri, ci riconducono, inesorabilmente, alla necessità di fare i conti con il nostro passato, utilizzando e riscoprendo la memoria, senza la quale un popolo non ha un passato e certamente non potrà avere né un presente né un futuro.
L’interessante lavoro svolto dal Dr. Gallo, sui dati degli emigranti di Fiumefreddo Bruzio (nel periodo 1893-1923), raffigura certamente il desiderio dell’autore di condividere la sua ricerca, che è così messa a disposizione di tutti noi Fiumefreddesi e di tutti quelli che amano questo genere di notizie e di lettura. 
Questo libro, anzi il contenuto del libro, così, non appartiene più solo all’autore, ma diventa di proprietà di quella memoria collettiva che è tramandata da tutte le persone che hanno conosciuto, nel tempo, il dramma dell’emigrazione, che sono stati testimoni della vita dei loro cari vissuta “ sotto cielo diverso, fra altra gente”, dove è difficile mantenere e tramandare le proprie radici. 
Io stesso che vi sto parlando ho vissuto l’ “avventura” dell’emigrazione. Ho vissuto per circa sei anni a Brooklyn e ho studiato e lavorato a New York.
Capisco che qualcuno adesso stia pensando: “ma tu sei andato per studiare, e quindi è un’altra cosa. Non è la vita dell’emigrato”. Vi rispondo: No, io sono andato per lavorare principalmente, perché in Italia non riuscivo a lavorare pur avendo già partecipato ad un concorso magistrale e avendolo superato. Ma ero fresco diplomato, non avevo punteggio, nè titoli, e i posti a disposizione erano pochi. Quindi son partito per gli Usa, essendo potuto emigrare legalmente. Ma non potevo né dovevo perdere l’occasione di apprendere la lingua inglese per due motivi. 1 perché conoscendo la lingua potevo chiedere ed ottenere un lavoro meglio retribuito. Secondo, avevo compreso subito che la conoscenza della lingua 
Sarebbe stata utile nella vita sempre e comunque, a prescindere da un possibile migliore lavoro.
Quando lavoravo di giorno, andavo a scuola di notte, quando lavoravo di notte, frequentavo la scuola di giorno. Grandi sacrifici. Ne può dire qualcosa l’autore del libro (che durante la mia permanenza in Usa io abitavo non molto lontano dalla sua abitazione) ma non ci siamo mai incontrati. Lui pure ha provato “come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.” I versi appartengono al canto XVII del Paradiso dantesco,
Il libro contiene altre interessanti pagine scritte dall’amico Prof. Franco Del Buono: Cenni storici sulle origini di Fiumefreddo Bruzio, Il Castello della Valle, Le torri di Fiumefreddo Bruzio, Le Chiese, Uomini di cultura di Fiumefreddo Bruzio, ed altro ancora. Tutto è corredato di precisi dati e di scrupolosa chiarezza.
Non mancano le pagine che trattano il nostro dialetto fiumefreddese con un mini dizionario fiumefreddese- Italiano,proverbi in dialetto fiumefreddese che esprimono saggezza.
E poi “a Strina i Jumifriddu” dedicata ai nostri emigranti, di Lidia Milito e poesie in dialetto di Lidia Milito, come: A Jumifriddu, a mamma mia, u rosariu, cummari carlina ecc.
E infine, sento il dovere di ringraziare il Dr. Gallo che mi ha chiesto di pubblicare in questo suo libro diverse mie poesie e un breve saggio sulle origini di Fiumefreddo Bruzio in lingua inglese. 
So che questo libro arriverà negli Stati Uniti e sarà letto dai figli e dai nipoti di nostri emigrati e forse anche dai loro amici, che potrebbero trovare interessante e comodo la lettura in lingua inglese. Per quanto riguarda le mie poesie, queste dedicate a Fiumefreddo Bruzio ed inserite nel libro del Dr. Gallo, che fanno parte di una più vasta raccolta dedicata sempre al nostro amato borgo, dico solo che sono state scritte con il cuore, e quando si scrivono poesie dedicate a cose o a persone che si amano molto e per davvero, non si può essere che sinceri e veri ed io credo di essere stato, in tutte le mie poesie dedicate a Fiumefreddo, veritiero nelle parole e sincero nei sentimenti. 
E per concludere voglio leggere due righe di Quasimodo: “La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale ed interiore, che il lettore riconosce come proprio.” Le caratteristiche che sono proprio della poesia e non si trovano in nessun altro tipo di linguaggio, sono legate alla scintilla che ti fa dire : “Mi riguarda , mi commuove, mi appartiene, lo sapevo anch’io”, qualcosa di dimenticato che ora ritorna.
Mi auguro che il lettore possa dire, dopo aver letto le mie poesie “mi riguardano, mi appartengono, mi commuovono …”
Di nuovo, ringrazio il Dr. Gallo e auguro a voi una buona serata e una buona lettura”.

Emigrazione. Presentata a Lago nei giorni scorsi l'associazione dei Laghitani nel Mondo

La locandina che pubblicizzava l’evento

Qui di seguito, come pervenutoci, il discorso del presidente dell’associazione, Francesco Gallo, in occasione dell’incontro avvenuto il 12 agosto scorso, nella Sala consiliare del Comune.

Dalla Redazione del Blog congratulazioni alla neo associazione e auguri di proficue attività a favore di tutti gli emigrati laghitani.

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Discorso del Presidente Dott. Francesco Gallo – Comune di Lago- Sala Consiliare 12 agosto 2016 

Saluto con affetto e rispetto il Sindaco dott. Enzo Scanga, il Parroco Don Alfonso Patrone e tutte le persone qui presenti che ci onorano con la loro presenza.

ll nome “Laghitani nel Mondo” indica che ci sono circa 4000 laghitani e loro discendenti sparsi in tre continenti (America, Oceania ed Europa) e considerando questo numero, l’idea di creare questa Associazione venne spontanea.

Già dal 2005 nelle pagine conclusive del mio libro “Laghitani nel Mondo” proposi di unire tutti i laghitani sparsi nel mondo in una organizzazione avente sede qui a Lago ma con molti consiglieri in ogni nazione d’adozione.

Questa idea è stata riproposta dal sottoscritto nel 2008 nel nuovo sito web www.laghitaninelmondo.com. ma solamente il 14 ottobre 2015 si è formato un gruppo di persone che la condividevano. 
Dopo undici anni di attesa e di speranze, il 1° maggio di quest’anno, presso il Tribunale di Paola, sono stati registrati lo statuto e l’atto costitutivo dell’Associazione, firmato dai Soci Fondatori: il sottoscritto, Giuseppe Pino, Antonio e Nicola Scanga, Giovanni Campora, Adriano Policicchio e Rosa Maria Pino. Il Cav. Salvatore Muto è stato nominato ad unanimità come Presidente Onorario a vita. 
Nell’Atto Costitutivo si legge che l’Associazione si propone di “…perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale promuovendo la tutela e la valorizzazione della cultura, delle arti, delle tradizioni e del folklore di LAGO e del suo comprensorio e di attivare e consolidare i rapporti fra tutti i concittadini, ovunque essi risiedano”. Inoltre l’Articolo 23 indica che “..ogni anno tra il 10 ed il 18 agosto, con il patrocino del Comune di Lago, la A. L. M organizza la Festa dell’Emigrante Laghitano in una delle piazze principali del paese”. 
I nostri soci sono distinti in Soci fondatori, Soci onorari, Soci sostenitori e ordinari e i loro ruoli sono descritti nello Statuto del quale lascio copia al Sindaco ed al Parroco.
Sono grato a Pino Cino per aver seguito le pratiche amministrative inerenti la registrazione dell’A.L.M., per aver scelto il logo e per aver ben accolto questa estate circa cento emigrati in visita nel paese nativo. 
Devo ringraziare inoltre il Cav. Salvatore Muto per le utilissime notizie e foto che mi ha fornito per completare il libro “Laghitani nel Mondo”.
Un grazie lo dobbiamo anche a Don Alfonso per il suo appoggio e per la pubblicazione della rivista “In Cammino “ fondata sessanta anni fa con il nome di “Fraternità Cristiana” da Don Federico Faraca, dove molte pagine sono dedicate ai laghitani all’estero. Con questa pubblicazione che ci ha preceduto, lavoreremo in sinergia.
Infine, ho riconoscenza per il Comune di Lago per aver dato valore alle mie ricerche, ratificando il gemellaggio tra il Comune di Lago e quello di Salida nel Colorado negli USA il 15 dicembre 2014. 
Io sono molto onorato di essere il Presidente di questa Associazione anche perché rivedo il mio volto di ragazzo quando nel lontano 1955 lasciai Lago assieme a tutta la mia famiglia. Ci siamo stabiliti a Brooklyn New York, in cerca di fortuna come tanti altri partiti prima di noi per il Sud America, per negli Stati Uniti, per il Canada, per l’Australia e per tante nazioni europee. Con il nostro povero bagaglio culturale ed economico e con il dolore nel cuore, lasciavamo i nostri cari per terre sconosciute e per un ignoto destino. L’Associazione appena istituita vuole riconoscere il loro coraggio e la loro volontà, e l’avere aiutato il progresso economico e sociale del nostro amato Paesello. 
Cav. Dott. Francesco Gallo