Un progetto di "Realtà aumentata" per il castello di Aiello Calabro. Di che si tratta?

Foto del castello visto dalla montagna – foto dello scattatore #BrunoPino
L’altro giorno, consultando l’albo pretorio ufficiale del Comune, abbiamo letto del progetto preliminare “Caran il castello di Aiello Calabro nella realtà aumentata” (qui il link http://www.comune.aiellocalabro.cs.it/…/Delibera_di_Giunta_…). Però, dalla narrativa del documento approvato dalla G.M. non si capisce bene quali saranno gli interventi che saranno eseguiti per un importo totale di quasi 500 mila euri. Noi non ne capiamo, ma certamente – se il progetto venisse finanziato – sarà qualcosa di buono. 
Intanto, abbiamo fatto qualche ricerca online e qui si parla di 15 progetti di realtà aumentata già realizzati.
Solo una piccola annotazione ci sentiamo di fare. Ma perché non ci si adopera – ma spero che già i decisori politici locali e regionali ci stanno lavorando – per reperire anche i fondi necessari a “conzare” le Chiese aiellesi che sono un po’ “sgarrupate”? E dove si conservano preziosi beni storici e culturali della nostra Comunità.

Questione Poliambulatorio di Amantea e Casa della salute

Continua l’impegno delle Rete comprensoriale Difendiamo la Salute, costituita da Cittadini, Associazioni, Comitati, Sindacati e Partiti nata a difesa del diritto alla salute e del Poliambulatorio di Amantea (leggi il post precedente qui). Nei giorni scorsi, il documento elaborato dalla Rete, era stato discusso ed approvato nella riunione pubblica del 21 ottobre scorso, e approvato dal consiglio comunale di Amantea nei giorni successivi (che alleghiamo in coda al post).
Ieri (29 ottobre 2015), inoltre, la Rete è tornata a riunirsi. Ecco una nota stampa che riassume le decisioni prese.

COMUNICATO STAMPA Rete comprensoriale “Difendiamo la Salute” – AMANTEA (CS) Si è svolto in data 29 ottobre l’incontro della Rete comprensoriale “Difendiamo la Salute”, un’assemblea partecipata anche grazie alla crescita quotidiana delle adesioni. Durante i lavori è stata individuata la delegazione che farà parte del tavolo tecnico – che si insedierà lunedì 16 novembre presso il Dipartimento Salute della Regione Calabria, diretto dal Prof. Fatarella – conquistato dalla Rete per discutere del potenziamento dei servizi sanitari, del completamento funzionale della struttura e dell’assegnazione al Comprensorio di Amantea di una “Casa della Salute”. La delegazione – rappresentativa di tutte le realtà facenti parte della Rete – è composta da: Francesco Masotti, Enzo Giacco, Egidio Viola, Laura Pagliaro, Carmela Franco, Antonella Mazzotta, Giuseppe Sconza Testa, Salvatore Amendola, Domenico Vellone, Giuseppe Marchese. Durante l’incontro è stato rinnovato l’appello – rivolto ai sindaci e ai Consigli Comunali – concernente l’approvazione del documento della Rete in tutte le realtà territoriali dell’ex Distretto Sanitario. L’assemblea ha deliberato, inoltre, una serie di incontri da promuovere nei paesi del Comprensorio che saranno utili per presentare la piattaforma rivendicativa della Rete e offrire un quadro di riferimento informativo sulla “Casa della Salute”. Il primo incontro si terrà a Lago nella prima settimana di novembre”.


Come abbiamo scritto più volte in vari commenti sui social, ribadiamo di essere d’accordo per il potenziamento del poliambulatorio di Amantea. Sulla questione Casa della salute, però abbiamo dei dubbi. Vorremmo sapere da chi ne sa di più: se per esempio anche gli ambulatori dei medici di famiglia saranno trasferiti o meno in questa Casa della Salute. Leggendo, da profani, quanto scritto sul sito del ministero (qui http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_5.jsp), o sul sito dfell’Asp di Catanzaro (qui: http://www.asp.cz.it/?q=node/2469), il dubbio ci viene. Eccome. Se così fosse, non solo non saremmo affatto d’accordo che tutti i servizi sanitari venissero allocati ad Amantea, ma anzi, riteniamo che in ogni paese dovrebbe esserci un efficace ed efficiente primo soccorso h24, come peraltro stiamo dicendo da anni.
Leggi qui:

In chiusura di post, vorremmo conoscere, se possibile (usate preferibilmente lo spazio commenti del Blog, ma sono graditi commenti anche sui social), l’opinione della Cittadinanza Aiellese; dei medici di famiglia, e dei consiglieri comunali di Aiello, che prossimamente, dovranno approvare o meno il documento già approvato dal comune di Amantea.

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Documento della Rete del 21 ottobre 2015
Care Cittadine e cari cittadini del Comprensorio,

Presidente Oliverio,

Commissario Filippelli,

noi riteniamo che oggi ci si trovi dinnanzi ad un fatto straordinario, ovvero – che in una società caratterizzata dall’indifferenza, dall’egoismo, dalla prepotenza, ove vige la legge del potente, della strumentalizzazione, dell’ipocrisia – i cittadini si riappropriano di una capacità partecipativa e propositiva, si organizzano per occuparsi di loro stessi, afferrano con le unghie il loro diritto alle fondamentali libertà, diventano protagonisti di un destino collettivo investendo sull’importanza del senso comunitario e dell’essere comunità.

Cittadini che prendono per mano altri cittadini, costruendo una catena sociale a difesa del sacrosanto diritto a vivere una vita serena e degna di essere vissuta.

Questo è quanto sta accadendo oggi, questo è il senso della nascita della Rete comprensoriale “Difendiamo la salute”. Oggi noi prendiamo spunto da un fatto specifico, ovvero “il depotenziamento del Laboratorio di analisi del Poliambulatorio”, per coniugare una prospettiva più ampia, non miope. Perché che chiediamo oggi non è soltanto che il Laboratorio di analisi non sia depotenziato, non è soltanto una maggiore attenzione verso i servizi socio-sanitari e socio-assistenziali pubblici del Comprensorio, ma è molto di più: noi vogliamo che il diritto alla salute dei cittadini di questo Comprensorio venga adeguatamente garantito, noi vogliamo che l’uguaglianza di diritto diventi uguaglianza di fatto e che questa società sia capace di offrire sicurezze sociali, serenità, felicità.

Il Comprensorio di Amantea vanta oltre 30 mila abitanti, praticamente un venticinquesimo dell’intera Provincia ed un ottantesimo dell’intera Regione.

Ma noi crediamo che in questo Comprensorio lo Stato, la Regione, la Provincia non siano sufficientemente presenti.

La Pretura circondariale è stata chiusa.

L’Ufficio del Giudice di pace è stato chiuso.

L’Ospedale – pur assentito – non è mai nato e le cliniche un tempo presenti sono state dismesse.

L’Asl è stata soppressa dalla Regione ed appena chiusa è stata pezzo dopo pezzo, struttura dopo struttura, apparecchio dopo apparecchio depotenziata. Dov’è finito, ad esempio, l’apparecchio per la litotrissia extracorporea per il trattamento della calcolosi urinaria?

Oggi apparteniamo ad un Distretto, che è forse il più lungo del mondo, e che appare tanto una follia tecnica e giuridica, figlia di scelte che non fanno altro che generare insicurezza e distanza dal sistema di cure e di prevenzione.

Ciò che rimane di sanità pubblica in questo Comprensorio non è che un Poliambulatorio, che noi temiamo possa essere ulteriormente depotenziato – ed i segnali che vengono da quanto decretato per il Laboratorio di analisi sono una conferma rispetto a ciò – col palese ed inaccettabile rischio di mortificare quel poco che resta di sanità pubblica nel nostro territorio.

La nostra Provincia ha 34 tra Ospedali e Case di cura, cioè una ogni 22 mila abitanti.

Ma noi no! L’Ospedale più vicino è a quasi 30 km!

Siamo in una Regione che ha 75 tra Ospedali e Case di cura, cioè uno ogni 26 mila abitanti.

Ma noi no!

Non abbiamo nessuna delle 230 strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate dalla Regione.

Non abbiamo nessuno dei 52 Centri di riabilitazione estensiva extra ospedaliera.

Non abbiamo nessuno delle 51 Residenze Sanitarie Assistenziali per anziani, medicalizzate e per disabili.

Non abbiamo strutture residenziali riabilitative psichiatriche e case protette per anziani.

Non abbiamo nulla di tutto ciò.

Noi abbiamo un Poliambulatorio dove peraltro non è presente un mammografo e le donne dei nostri paesi devono recarsi a Cetraro – ovvero a circa 60m km – per una mammografia!

Abbiamo un Poliambulatorio dove però non è possibile eseguire una MOC (Mineralometria ossea computerizzata).

Abbiamo un Poliambulatorio dove operano 2 Oculisti ma senza l’ausilio delle necessarie strumentazioni tecniche.

Abbiamo apparecchiature radiologiche datate e non ci risulta una ridotazione in tal senso.

Abbiamo un Poliambulatorio con l’Otorino in pensione non ancora sostituito.

Abbiamo un Cardiologo presente solo 2 volte a settimana e con una lunghissima lista d’attesa: com’è possibile parlare di prevenzione e cura delle patologie cardiovascolari se per fare anche un elettrocardiogramma è necessario attendere settimane – o peggio ancora – mesi?

Siamo in pratica tra i territori sanitariamente meno serviti di tutta la Calabria e dell’Italia.

La garanzia ad eguali condizioni sanitarie a tutti i cittadini, da noi è paradossalmente e vergognosamente disattesa.

Riteniamo fuori da ogni logica il fatto che – con tali presupposti – le politiche sanitarie in questo territorio vengano fatte applicando la ratio del risparmio che taglia i servizi e rende i cittadini ancora più vulnerabili.

Noi sappiamo benissimo che in altre zone del Paese i Centri unici di analisi funzionano. Ma la Calabria di oggi – purtroppo – non è l’Emilia Romagna, non è la Toscana, non è la Lombardia. O vogliamo far finta che non sia così?

Davvero pensiamo – ad esempio – che le provette correranno spedite per le strade della Calabria e sarà garantita la celerità dei risultati?

Noi diciamo con forza che nessun piano di rientro e/o di razionalizzazione dei servizi sanitari può essere realizzato sulla pelle dei cittadini. Tantomeno creando forti sperequazioni tra utenti.

La garanzia di cure immediate ed efficienti rappresenta un diritto fondamentale dell’individuo nonché un interesse della collettività. Nel caso specifico, privare della contestualità del risultato rispetto al momento del prelievo (o, comunque, allungarne la tempistica) – soprattutto per alcuni tipi di patologie – può rappresentare un grave pregiudizio per la salute.

La contestualità dell’esito rispetto al prelievo è in molti casi fondamentale per la cura della persona: ad esempio, per gli esami concernenti i livelli di coagulazione, per la determinazione della glicemia oraria e della curva da carico glicemico o, ancora, per gli esami colturali dell’urina. Il riferimento è – soprattutto – a pazienti con patologie importanti, come – ad esempio – i dializzati o coloro i quali effettuano terapia anti-coagulante.

La preoccupazione, inoltre, è che trasportare le provette possa anche compromettere la complessiva qualità dei test di laboratorio.

E la ratio di tutto ciò quale sarebbe? Il risparmio!

Ma quale sarebbe il risparmio? Butteremo i macchinari che effettuano le analisi? Licenzieremo gli operatori?

Noi temiamo che anzi, quanto decretato rispetto al Laboratorio, non solo finisca per penalizzare l’utente, ma – in ultima analisi – produrrà maggiori costi, sociali ed economici.

Si vuole davvero risparmiare?

Allora perché non si attivano subito le procedure per il completamento della struttura del Poliambulatorio, invece di continuare a pagare fitti per uffici?

Senza considerare il fatto che non è concepibile che specialisti del Poliambulatorio debbano spostarsi di stanza in stanza per garantire le prestazioni.

Quale sarebbe l’urgenza di un intervento di questo tipo? Quando non vengono affrontate le urgenze vere, come – ad esempio – il fatto che ad oggi gli operatori del centro prenotazione dispongono di un programma – potremmo dire – obsoleto, passato che costringe l’utenza ad attese bibliche.

Oggi è il giorno in cui noi diciamo basta.

Basta a chi crea file di attesa impossibili senza alcuna giustificazione e con il rischio di danni alle persone che poi si riversano sul sistema sanitario regionale.

Basta all’emarginazione sanitaria dei cittadini di questo Comprensorio.

Basta alla migrazione sanitaria.

Basta alla precarietà del sistema di cure.

Basta alla semina di questa insicurezza che avvilisce gli animi e la vita delle persone.

Basta al depotenziamento dei servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.

E’ un fatto acquisito che tra le dimensioni del benessere su cui tutte le democrazie moderne e civili orientano le proprie politiche pubbliche, al primo posto vi è un adeguato sistema di cure. Perché dalla qualità e dalla quantità delle cure dipende il diritto alla felicità delle persone. Perché tutti abbiamo il diritto di sentirci sicuri e di essere felici.

Anche l’ONU oggi misura la qualità della vita dei Paesi membri non riducendo il tutto a criteri di tipo economico, ma guardando ad altri indicatori, quali appunto la capacità degli Stati di offrire efficienti ed efficaci sistemi di cura.

L’aspetto reddituale ha una sua importanza, ma solo nella dimensione in cui riesce a creare libertà. Non è sufficiente, infatti, avere un reddito se poi hai un infarto e non hai un pronto intervento in grado di salvarti la vita diagnosticandolo in tempo. Non è sufficiente avere un reddito se non vi è un sistema di prevenzione che ti consente di diagnosticare in tempo una malattia.

Perché la qualità e la quantità di cure adeguate che una società è in grado di offrire ai propri cittadini è un parametro per dire che quella società è giusta, moderna e civile.

E noi vogliamo che la nostra società sia giusta, moderna e civile. E che i nostri cittadini si sentano sicuri e felici.

Stiamo aspettando ormai da anni l’assegnazione di una Casa della salute, l’unico presidio capace di garantire almeno un minimo di servizi sanitari.

Sappiamo di essere difronte ad una transizione demografica, ad un invecchiamento della popolazione che trascina con sé una transizione epidemiologica con forte aumento delle malattie croniche. La risposta a questa situazione siamo consapevoli che non può essere soltanto l’assistenza ospedaliera, perché si rischia una escalation di costi a fronte di scarsi benefici. I sistemi sanitari che si orientano alle cure primarie hanno un ritorno in termine di salute, equità di accesso e continuità delle cure, superiori anche ai sistemi incentrati sulle cure specialistiche ed ospedalieri con minori spese e maggiori soddisfazione per la popolazione. Per di più ad una aspettativa di vita che cresce di oltre un anno ogni cinque si associa il drastico calo del numero di posti letto per abitante negli ospedali. In questo quadro una Casa della Salute assume la duplice caratteristica di essere una struttura fisica territoriale ben riconoscibile integrativa ed in parte alternativa all’ospedale. Inoltre risponde perfettamente alla necessità di “deospedalizzare la sanità“ e quindi anche la salute. Alleggerendo quindi la pressione che si riversa sugli Ospedali rendendoli inefficienti ed inefficaci.

Non possiamo non rilevare che il nostro territorio possiede già una struttura che consentirebbe di non partire da zero. E che le condizioni geografiche di non dispersione territoriale che ben si prestano all’aggregazione dei servizi, facilitandone l’accesso ai cittadini fanno di questo Comprensorio il luogo ideale per l’assegnazione di una Casa della Salute con l’obiettivo di potenziare il sistema di cure primarie e favorire, attraverso la contiguità spaziale dei servizi e degli operatori, la unitarietà e l’integrazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociosanitarie, che rappresentano principi fondamentali, affermati dalla legge n. 229/1999 e dalla legge n. 328/2000.

Ma ad oggi non siamo ancora in elenco.

Un elenco nel quale vediamo gli ex presidi ospedalieri di Praia a Mare, Trebisacce, San Marco Argentano, Cariati, Siderno, Scilla, Chiaravalle, e la Piattaforma Sanitaria di Mesoraca. Ci domandiamo: qual è la logica di giustizia sociale e correttezza amministrativa di quest’elenco? Per quale ragione il Comprensorio di Amantea non è ancora assegnatario di una Casa della Salute?

Noi popolo dei Comuni di Aiello Calabro, Amantea, Belmonte, Cleto, Fiumefreddo Bruzio, Lago, Longobardi, San Pietro in Amantea e Serra d’Aiello chiediamo alle autorità competenti di invertire un comportamento che ha impoverito e penalizzato i servizi sanitari pubblici del nostro Comprensorio.

Noi invochiamo le vostre responsabilità amministrative e facciamo leva sulle vostre coscienze chiedendo di rispettare e di far rispettare ciò che la legge prescrive garantendo “in maniera uniforme sul territorio regionale, l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza in condizioni di efficienza, appropriatezza, sicurezza e qualità”

Il Commissario ad Acta Scura ha dichiarato di “amare la Calabria”, di “mettere gli utenti al primo posto”. Ma se le sue azioni vanno in un’altra direzione, allora le intenzioni diventano solo degli slogan.

La salute delle persone non può essere ricondotta a logiche di bilancio. La vita non è un numero da incasellare il un elenco di tioli e capitoli.

Per questo l’auspicio è che questa storia finisca quanto prima. Perché le scelte sul sistema sanitario regionale tornino ad avere al centro non i numeri di un bilancio ma le persone, le loro ansie, i loro problemi.

La sanità deve tornare ai calabresi.

Noi chiediamo che tutti i Consigli Comunali del Comprensorio si riuniscano il prima possibile per approvare la proposta rivendicativa della Rete a difesa della salute.

E ci affidiamo a Lei Presidente Oliverio. Perché quando questa brutta, bruttissima pagina di Commissariamento sarà terminata, presti attenzione al diritto alle cure degli abitanti di questo Comprensorio. Perori la causa che vuole l’assegnazione di una Casa della Salute in questo Comprensorio.

E’ il popolo a chiederlo con rabbia.

Bloccare questa escalation che mortifica il sistema di cure comprensoriale ed investire sul diritto alla salute per i cittadini di questo territorio, è qualcosa di non più rinviabile. Qui nessuno ha più intenzione di farsi prendere in giro da nessuno.

Su questo oggi comincia una secessio plebis, una lotta della plebe contro ogni patriziato.

La lotta di un popolo che attende risposte non più rinviabili, perché ha già atteso troppo.

Tutti noi aspettiamo le vostre azioni a tutela della nostra salute.

E questo sin già da domani!

Lo strano caso di Cappuccetto rosso

di Carmelina Sicari
Sembra che Cappuccetto rosso sia caduta in grave sospetto tanto che ilministro dell’Istruzione francese ha deciso di espungerla dai libri di lettura alle elementari perché gravemente diseducativa. La malattia da cui sarebbe affetta è nientemeno che il sessismo. Chi può infatti negare che Cappuccetto rosso sia una metafora dell’iniziazione sessuale sulla scia dell’interpretazione di Bruno Bettelheim?
Nel classico ormai Il mondo incantato apparso nel 2001 presso Feltrinelli, il critico leggeva così la fiaba crudele di Cappuccetto rosso in cui la vittima predestinata finisce ingoiata dal lupo cattivo che d’altra parte, ha già banchettato con la nonna e ne ha prese le sembianze per ingannare la sprovveduta ed ingenua Cappuccetto.
Certo che prima ancora del gran rifiuto del ministro francese, la fiaba ha subito da Perrault (1628-1703) in poi molte metamorfosi. Nei fratelli Grimm ad esempio. Qui la variante dice che la bambina arriva dalla nonna prima del lupo. La nonna chiude la porta e suggerisce un trucco a Cappuccetto rosso. Fa bollire in un trogolo delle salsicce. Il profumo attira il lupo goloso che cade nel trogolo e muore. 
Le metamorfosi potrebbero spiegarsi con un adattamento antropologico della fiaba alle attese del pubblico ed ai tempi.
C’è una fiaba, quella de La cicala e la formica,di Jean de La Fontaine (1621-1695), che ha subito variazioni. Interessante quella proposta da Michel Piquemal autore nostro contemporaneo nato nel 1954, in cui la cicala sperperatrice che canta e la formica risparmiatrice che si rifiuta di aiutarla, vedono mutare il loro ruolo. La formica divide il suo patrimonio con la cicala non solo perché presa da compassione ma perché sa che la natura della cicala è quella di cantare. Questa superiore comprensione è secondo Gianni Rodari una vera e propria rivoluzione.
Ma veniamo ad una lettura possibile di Cappuccetto rosso ed alla sua attualità. Se non vogliamo leggere in chiave sessista la fiaba che tuttavia ha una simbologia quasi esplicita, dal colore rosso del mantello, al lupo, resta nella fiaba la crudeltà. La fiaba si sa è crudele perché mima l’esistenza che certo non è sempre felice. Nonostante che la conclusione delle fiabe suoni: E vissero felici e contenti.
In Cappuccetto rosso però c’è un’ecatombe. Prima muore la nonna e poi Cappuccetto rosso. 
Vladimir Propp in Morfologia della fiabaapparso da noi nel 1966 presso Einaudi, ha indicato nelle radici popolari e sapienziali la genesi e l’essenza stessa della fiaba. L’esperienza ancestrale ci dice che la vita è crudele e che bisogna imparare a reggerne l’impatto fin da piccoli. Eppure la fiaba con il lieto fine assolve all’altro compito deputato alle fiabe: la rassicurazione di cui l’infanzia ha un bisogno estremo. L’evoluzione delle fiabe si spiega così, oscillante tra due mondi, tra due missioni, tra compiti in apparenza antagonisti. Ma l’attualità è presente e stringente anche nel discorso della rivoluzione di Rodari e di Piquemal giacché lì viene presentata la complessità della realtà e la suprema categoria della conciliazione degli opposti. Più che mai la fiaba si rivela un linguaggio attuale e necessario. Tzevtan Todorov la relegava nel mondo della fantasia con sue leggi in Letteratura fantasticadel 1970. Noi sentiamo che il suo linguaggio è moderno se se ne discute a livello politico come fattore di mutazione sociale.
Lasciamo che le fiabe continuino a parlarci.

Convegno internazionale di storia “Traiettorie culturali tra i Mediterraneo e l’America Latina”, organizzato dall'Unical, con la collaborazione dell’Icsaic e di diverse università straniere

Università della Calabria Rende (Cs) – Aula Magna 27-29 ottobre 2015
Morano Calabro – Chiostro di S. Bernardino 28 ottobre 2015

#NoDiscaricaCelico Manifestazione #LaChiudiamoNoi #24Ottobre2015

Manifestazione corteo da Spezzano della Sila a Celico per chiedere alla #RegioneCalabria la chiusura della Discarica.
Presenti la #ValleOliva e il #ComitatoDeGrazia, solidali con i Cittadini della PreSila e della Sila, per una Calabria #RifiutiZero.
GALLERIA FOTOGRAFICA