Salute. L'oncologa Patrizia Gentilini: "Perché stiamo perdendo la guerra contro il cancro"

di Patrizia Gentilini – febbraio 2014
Fonte: Ecoblog

Patrizia Gentilini oncologa rilegge in un accorato appello la strada sin qui percorsa dalla scienza per vincere la guerra contro il cancro, che rischia al contrario di essere persa per sempre se non si interviene sulle cause ambientali.

Nel 1971 il Presidente Nixon firmò il National Cancer Act, un ambizioso progetto con cui si delineava la strategia della “guerra al cancro”, guerra che gli Stati Uniti erano decisi a combattere ed ovviamente a vincere .Erano gli anni in cui l’uomo era arrivato sulla luna , la fiducia nelle potenzialità della scienza era pressoché illimitata e sembrava che con poderosi finanziamenti ogni traguardo potesse essere raggiunto. Erano anche gli anni in cui prendeva corpo l’idea che il cancro fosse una malattia “genetica” e che nascesse da una singola cellula in qualche modo “impazzita”.
Si pensava che per un “incidente genetico” casuale avvenissero una serie di mutazioni a carico del DNA tali da comportare una proliferazione incontrollata ed una sorta di “immortalizzazione” delle cellule figlie.
L’idea era quindi che una sorta di selezione darwiniana conferisse vantaggi in termini di sopravvivenza e capacità di metastatizzare alle cellule figlie via via sempre più aggressive e maligne rispetto a quelle di origine con un processo irreversibile che portava infine a morte l’organismo ospite.
Il cancro era ritenuto una malattia dell’età adulta in cui, proprio per l’aumento della speranza di vita, era sempre più probabile che insorgessero mutazioni casuali: in qualche modo il cancro era visto quasi come un prezzo da pagare al nostro modo di vita ed in definitiva allo sviluppo.
Se l’origine del cancro risiedeva in un danno a carico del DNA era logico quindi pensare di risolvere il problema cercando di svelare tutti i segreti del genoma e sperimentare terapie che colpissero la cellula nel suo centro vitale, il DNA appunto.
Gli investimenti che furono fatti negli USA ed in seguito anche in altri paesi del mondo occidentale furono a dir poco esorbitanti, ma, come ha scritto nel 2005 in una esemplare lettera aperta un grande oncologo americano S. Epstein, “dopo trent’anni di reclamizzate ed ingannevoli promesse di successi, la triste realtà è infine affiorata: stiamo infatti perdendo la guerra al cancro, in un modo che può essere soltanto descritto come una sconfitta. L’incidenza dei tumori – in particolare della mammella, dei testicoli, della tiroide, nonché i mielomi e i linfomi, in particolare nei bambini – che non possono essere messi in relazione con il fumo di sigaretta, hanno raggiunto proporzioni epidemiche, ora evidenti in un uomo su due e in oltre una donna su tre”.
Queste che sembravano pessimistiche considerazioni di qualche medico isolato hanno in realtà trovato autorevoli conferme in un articolo dall’emblematico titolo “Ripensare la guerra al cancro” comparso a dicembre 2013 nella prestigiosa rivista Lancet (www.thelancet.com). Perché l’obiettivo non è stato raggiunto? Dove abbiamo sbagliato?
Evidentemente concentrare tutte le risorse sulla ricerca di terapie, bene e spesso rivelatesi inefficaci o sulla diagnosi precoce non è stata la strada vincente.
In effetti nuove emergenti teorie sulle modalità con cui il nostro genoma si relaziona con l’ambiente ci fanno capire come anche la nostra visione del problema cancro – e non solo- sia stata estremamente riduttiva e di come quindi dobbiamo radicalmente cambiare il nostro punto di vista se solo vogliamo sperare di uscire da questo empasse.
Si è sempre pensato al genoma come a qualcosa di predestinato ed immutabile, ma le conoscenze che da oltre un decennio provengono dall’epigenetica ci dicono che le cose non stanno così. Il genoma è qualcosa che continuamente si modella e si adatta a seconda dei segnali – fisici, chimici, biologici – con cui entra in contatto. Come una orchestra deve interpretare uno spartito musicale facendo suonare ad ogni musicante il proprio strumento, così l’informazione contenuta nel DNA viene continuamente trascritta attraverso meccanismi biochimici che comprendono metilazione, micro RNA, assetto istonico che vanno appunto sotto il nome di epigenoma. L’epigenetica ci ha svelato che è l’ambiente che “modella” ciò che siamo, nel bene e nel male, nella salute e nella malattia….
L’origine del cancro non risiede quindi solo in una mutazione casualmente insorta nel DNA di una qualche nostra cellula, ma anche in centinaia di migliaia di modificazioni epigenetiche indotte dalla miriade di agenti fisici e sostanze chimiche tossiche e pericolose con cui veniamo in contatto ancor prima di nascere e che alla fine finiscono per danneggiare in modo irreversibile lo stesso DNA.
L’articolo di Lancet sostiene che per vincere la guerra contro il cancro abbiamo bisogno di una nuova e diversa visione del campo di battaglia: per coloro che da decenni si battono per una riduzione dell’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e cancerogeni questa nuova visione del problema ha un unico nome: Prevenzione Primaria che non può essere ridotta solo alle indicazioni riguardanti gli “stili di vita”, ma che deve intervenire energicamente sulla tutela degli ambienti di vita e di lavoro, come ci indicano drammaticamente anche i dati recenti della cronaca italiana!

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Scuola. Ad Amantea, gli alunni dell'Istituto Mameli celebrano la giornata della Solidarietà e della Pace

GLI ALUNNI DELL’I.C. “G.MAMELI’’ celebrano ‘’LA GIORNATA DELLA SOLIDARIETA’ E DELLA PACE’’ con S.E. Rev.ma Mons. Salvatore Nunnari, Arcivescovo Metropolita di Cosenza e Bisignano.
di Franco Pedatella
Amantea, 19 febbraio 2014 – È la seconda volta in pochi giorni che l’I.C. “G. Mameli” di Amantea si pone al centro della vita culturale e sociale della ridente cittadina tirrenica e del circondario con un’interessante e significativa iniziativa dedicata al tema della solidarietà, portata avanti dagli alunni delle scuole di Amantea e di Lago che fanno parte dell’I.C., che si conclude con una manifestazione svoltasi questa mattina nel Teatro audutorium Campus Temesa. La manifestazione, organizzata in collaborazione con il Lions Club di Amantea, alla presenza dell’Arcivescovo di Cosenza e Bisignano, Mons. Salavatore Nunnari, si è conclusa con la premiazione degli alunni della Scuola Secondaria dell’Istituto che hanno partecipato al concorso L.C. “Un poster per la pace – il nostro mondo, il nostro futuro”. Inizia con l’accoglienza particolarmente calorosa riservata all’Arcivescovo con le note dell’Orchestra dei ragazzi dell’I.C. “G. Mameli” diretta dal Maestro Santino Bruno, professore di tromba. La stessa saluta l’alto prelato con l’esecuzione, dinanzi al numeroso pubblico levatosi in piedi, dell’inno normalmente suonato in onore del Pontefice.
Apre la serie degli interventi il Dirigente Scolastico, prof.ssa Caterina Policicchio, che, porgendo il saluto della scuola a mons. Nunnari, ricorda il precedente incontro del 12 dicembre 2012 ed esprime tutta la gratitudine per la sua visita, perché “la Sua visita ci è gradita, ci rasserena, ci fa piacere, è importante, ci conforta ed io ci tengo ad averLa perché Lei è un punto di riferimento”. Segue il saluto di ringraziamento per la presenza agli ospiti, all’Amministrazione Comunale di Amantea e a quella di Lago, ai rispettivi Sindaci, all’Assessore Giovanni Barone di Lago, all’Assessore Sante Mazzei di Amantea, all’Ass.re Monica Sabatino e al dott. Tonino Chiappetta, addetto stampa del Comune di Amantea, ai Comandanti delle Stazioni dei Carabinieri di Amantea, Belmonte C. e Aiello C., al Comandante della Polizia Municipale,dott. Emilio Caruso, al dott. Nicola Penta, Direttore dell’U.S.P. di Cosenza, che non ha potuto essere presente per impegni d’ufficio, alle associazioni che operano nel territorio, a cominciare dal Lions Club nelle persone del Presidente, Arch. Tarquinia Alfano e della prof.ssa Ada Cameriere Grimaldi, associazione che ha decisamente contribuito allo svolgimento dei lavori dei ragazzi che si sono cimentati nella partecipazione al concorso internazionale. Questi saranno chiamati per ricevere il premio che è stato loro assegnato. Un ringraziamento rivolge al prof. Franco Pedatella, rappresentante dell’Associazione Cletarte, ed alle associazioni Prospettive, Fidapa, Il Coviello, Auser, Rotary Club, Unitalsi, Tassello, Azione Cattolica Italiana. Un ringraziamento rivolge alla prof.ssa Concetta Mileti, Funzione Strumentale al POF area 4, per aver organizzato l’evento ed essersi occupata dei contatti con il territorio, ed al prof. Don Luigino Zoroberto, referente del ‘’Progetto Solidarietà’’.
“Un detto africano – continua il Dirigente – dice che per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. Noi faremo così e per i nostri bambini noi, scuola e territorio, famiglie e istituzioni, saremo quel villaggio che li farà crescere bene”. Rivolgendosi ai ragazzi che sono in sala, ne evidenzia il desiderio di costruire un mondo migliore. Li nomina tutti, plesso per plesso, di Lago e di Amantea e ricorda loro che lei nella sua carriera scolastica ha avuto ed ha due modelli: don Bosco e don Milani, dei quali ricorda l’amorevolezza che sentivano e praticavano nei rapporti con i bambini. Coglie l’occasione per accennare anche al significato e all’esperienza della Scuola di Barbiana come esempio di vicinanza ai bisogni e al mondo dei bambini più disagiati. “I nostri giovani – sostiene la Dirigente – hanno bisogno di punti di riferimento; questi sono i maestri. Maestro, nell’etimologia della parola che viene dal latino ‘magister’, vuol dire ‘di più’, più precisamente ‘tre volte di più’. La scuola è centrale nella formazione dei giovani. Ma la scuola da sola non basta. Da soli non andiamo da nessuna parte. Insieme alla scuola anche i genitori devono fare la loro parte. Oggi purtroppo i genitori corrono insieme ai figli: li portano di qua, li portano di là nei luoghi delle varie attività che intendono fare svolgere loro. Ma non hanno il rispetto dei tempi dei figli”. E qui richiama Piaget per la sua concezione dell’età evolutiva e della necessità di dosare le offerte in base ai bisogni che emergono volta per volta secondo il livello di evoluzione del bambino. “Dobbiamo cercare di lasciarli legati alle loro radici, senza forzarne i tempi. Stiamo vicini a loro! I genitori però devono aiutarci in questo compito che abbiamo da assolvere come scuola. Essenziale è a questo proposito un rapporto corretto tra docenti e alunni, in cui i docenti sono parte decisiva nel mettere gli alunni nelle condizioni più favorevoli all’apprendimento e alla formazione. Diceva John Dewey: ‘I nostri figli devono stare bene a scuola come a casa’. E Nelson Mandela: ’Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare e, se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio’. Quindi è possibile la pace tra gli uomini perché ‘la pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare”. Quindi si avvia alla conclusione del suo appassionato intervento e di fronte alle difficoltà, alle mode e alle deviazioni che il mondo tante volte oppone ad un vero e valido progetto educativo richiama le parole di Papa Francesco: ”Non abbiate paura di andare contro corrente”. Alla fine rivolge un saluto ed un ringraziamento ai maestri dell’Orchestra, che cita uno per uno con rispettivo strumento: Santino Bruno, Roberta Ficara, Luana Martire, Alessandro Feroleto, Giuseppe Gloria, Luca Petrone, Fabio Iannuzzi e Raffaele D’Urso.
Segue un intermezzo musicale in cui l’Orchestra dedica all’Arcivescovo l’esecuzione dell’Inno Pontificio.
Don Luigino Zoroberto, intervenendo a sua volta, ricorda che questo è il secondo appuntamento dedicato alla solidarietà, dopo quello in cui il 13 dicembre 2013 “Il Cestino della Solidarietà” è stato donato all’Associazione della Confraternita Maria SS. Addolorata che s’impegna nelle opere di beneficenza e volontariato nel territorio di Amantea (CS). Quindi si concentra sul tema in questione e sostiene che la solidarietà si coniuga con la pace. Cita a tal proposito qualche proverbio in negativo, come “la lingua ossa non ha, ma ossa rompe”, allo scopo di avvalorare il contrario. “La solidarietà ha a che fare con la solidità, è un grande valore, stabilisce il legame che si esprime tra persone che vivono in condizione di disagio. Opera a livello intellettivo e volitivo, deve congiungersi con la sfera affettiva. La solidarietà è per la Chiesa, una virtù, un ‘habitus’ a fare il bene. Ma non è solo ‘fare il bene’ quello di cui parliamo; nel fare il bene bisogna metterci tutta l’intenzionalità, bisogna dare il meglio di sé, perché è importante il cuore per evitare di avere effetti negativi. Bisogna essere educati alla solidarietà. Relativamente all’educazione si parla di agenzie educative. La prima è la comunità familiare, poi seguono quella ecclesiastica e quella scolastica, ma ci vuole sinergia tra di esse per completare l’opera, perché la comunità civile ha bisogno poi di tante persone solidali tra di loro”. Elevando il tono del discorso, il relatore accenna ad un altro che si è fatto solidale con l’uomo: il Padre Eterno. È il primo solidale. Si è fatto vicino all’uomo. Dio, in ebraico Immanuel, non è solo colui che è con noi, ma è in noi. Qui don Zoroberto si ricollega ai rabbini ebrei e alla figura del “Maestro”, che vuol dire “tre volte grande”. “I rabbini – dice -raccontavano delle parabole, cioè inventavano dei racconti, che non erano delle pure invenzioni ma i loro elementi erano presi dalla realtà”. E  racconta la “Parabola del Buon Samaritano”, mettendo in evidenza che i personaggi in questione erano tra loro nemici perché il povero malcapitato assalito, derubato degli averi, picchiato a sangue e lasciato mezzo morto dai briganti era ritenuto un nemico per gli abitanti della Samaria, eppure il samaritano non passa oltre, come il sacerdote e il levita che lo hanno preceduto, ma ne ha compassione, si ferma, gli presta i primi soccorsi e poi lo affida alle cure di un albergatore a proprie spese. Fuori parabola – spiega il relatore – il samaritano è Dio, il malcapitato è l’uomo. Con questa parabola Gesù insegna a noi, come al dottore della legge del racconto evangelico, chi è il nostro prossimo e quel “va’ e anche tu fa’ lo stesso” è un invito fatto anche a noi ad  “avere compassione” di chi ha bisogno, che non è il nostro amico o familiare o il compagno di giochi, e ad intervenire in suo aiuto. “Così ci dice Gesù”.
Segue un altro brano, “Dolce sentire”, eseguito dall’Orchestra, accompagnato dal canto del gruppo vocale degli alunni.
Successivamente il Presidente del Lions Club International di Amantea, arch. Tarquinia Alfano, saluta e ringrazia l’Arcivescovo per aver accolto l’invito rivoltogli e il Dirigente Scolastico per aver voluto la presenza del Lions Club nel Progetto, che l’Associazione medesima ha sponsorizzato. Quindi invita i presenti a guardare la proiezione del video, di cui sono protagonisti i bambini i cui nomi scorrono in sovraimpressione sullo schermo, che riproduce figure e disegni vari, dai colori vivi che esprimono la festosità e la gioia con cui essi sentono e vivono l’idea della solidarietà. Quindi rivolge sentiti ringraziamenti alle prof.sse Erminia Lico e Concetta Mileti ed alla Dirigente dell’I.C. “G. Mameli” e, a ricordo della giornata speciale, consegna alla scuola il “Poster per la pace” ed a Mons. Nunnari il guidoncino Lions Club. Ringrazia anche la prof.ssa Ada Cameriere Grimaldi e le consegna un attestato. Relativamente al Concorso comunica che sono pervenuti ventidue disegni, tra i quali è stato scelto il vincitore e tre ex aequo. A questo punto vengono consegnati gli attestati di partecipazione agli alunni Alfano Antonella, Alfano Enola, Cartolano Domenico, De Grazia Anais, Malito Simona, Mannarino Gaia, Morelli Martina Maria, Pentasuglia Pierluigi, Perri Luca, Pescio Erman, Pinnicchia Teresa Eliana, Posteraro Alessandro, Pulice Ismaele, Pulice Sonia, Ragusa Aurora, Suriano Giovanni, Tiberi Maria, Vommaro Carmine. Attestati di Merito vengono consegnati a Manuel Alfano per “attinenza al tema”, a Beatrice Simari Benigno  per “l’originalità”, ad Arianna Posa per “merito artistico”. Vincitore del concorso risulta Lucia Letizia Ianni, studentessa della classe 2^ D della Sc. Sec. di I Gr., con la seguente motivazione: “Con il suo disegno ha espresso il desiderio di vedere in futuro un mondo migliore e unito, avvolgendo il nostro pianeta in un’atmosfera luminosa e festosa”.
È il momento dell’atteso intervento dell’Arcivescovo, il quale crea un’atmosfera di affettuosa cordialità sin dalle prime battute e poi sviluppa e dilata il discorso a tutto campo e spazia dal mondo biblico ed evangelico ad alcuni momenti significativi della teologia cattolica ed alla quotidianità. Ringrazia la Dirigente Policicchio perché questo invito ad Amantea che ella gli ha rivolto “è un tuffo nella gioia”. Saluta le autorità civili e militari, la Presidentessa del Lions Club, don Luigino Zoroberto che ringrazia anche “per la bella lezione sulla solidarietà”. È venuto da Cosenza imbandierata per il successo della squadra calcistica locale. Aggiunge, scherzando, di essere tifoso della Juventus, mentre la squadra della sua Reggio Calabria va male, ma non fa niente. Dopo la breve digressione, torna al tema del giorno commentando una frase che ha visto scritta su qualche muro, attraversando la città: “Auguri, Cosenza! Ma tutto il resto è noia”. “Dovevano essere qui, perché invece avrebbero scritto che tutto il resto è vita”. Poi racconta l’episodio di un bambino che portando sulle spalle il peso di un fardello scappa dal suo paese perché c’è la guerra ed incontra una giornalista che, come lo vede, se lo abbraccia. “Ecco chi è il prossimo per quella giornalista. Il prossimo non è quello vicino a me, ma quello a cui mi faccio vicino. Il Samaritano, appunto, si avvicina. Il prossimo non è l’amico, ma chi nel prossimo vede un fratello”. Da qui passa ad esaminare il racconto biblico di Caino ed Abele, quando Dio chiede conto a Caino del fratello ucciso e quello risponde: “Sono forse il custode di mio fratello?”. È una risposta terribile. Invece “ciascuno è custode dell’altro, noi siamo custodi degli altri, cari ragazzi”. E poi torna alle immagini, viste in TV, dei bambini africani che scappano dai loro villaggi e dalla guerra ed a quella del bambino che scappa con il peso sulle spalle per fuggire la guerra. “Anche Gesù fuggiva dalla guerra, la persecuzione scatenata contro di lui da Erode nella sua terra, per andare in Egitto e salvarsi dalla morte che il re tentava di dargli. Il mondo ha bisogno di pace, ma senza giustizia non c’è pace, come dice il profeta Isaia”.  Qui approfondisce il concetto di pace ed aggiunge, fra le altre cose: “Io vengo da Reggio Calabria e lì nel 1986 si parlava di pace mafiosa, cioè di un accordo tra bande mafiose per eliminare il disordine che nasceva dalle ‘guerre di mafia’, cioè dagli scontri armati tra famiglie mafiose. Questa non è la pace che cerchiamo noi. Per noi la pace è frutto della giustizia”. E richiama S. Agostino e l’enciclica ‘Pacem in terris’. “I pilastri importanti della pace sono la giustizia, la libertà, la verità e l’amore. Educhiamoci ad amare i nemici, quelli che ci hanno fatto un torto. D’altronde quando diciamo nella preghiera ‘padre nostro’, significa che ognuno di noi si riconosce figlio di un unico padre e quindi noi siamo tutti fratelli. Puoi dire ‘padre nostro’, se ti senti figlio di quel padre comune e senti gli altri fratelli”. Qui il pensiero va a Papa Francesco, che abbraccia i bambini e fa tenerezza. Quindi racconta il suo incontro con il Santo Padre nella Domus Sanctae Marthae in Vaticano quando il Papa attraverso il proprio segretario gli ha fatto recapitare un biglietto di invito a cena e lo ha messo a suo completo agio con semplicità ed immediatezza di modi, mentre lui era in grande difficoltà e dubbio circa il modo di comportarsi e le parole da usare dinanzi al Pontefice. “Lo stile del Papa è immediato, Egli ha rovesciato la piramide, ama i bambini e ci sta dando una grande lezione. Coraggio, bambini di Amantea, di Lago e dei paesi vicini, uscite dal guscio dell’egoismo! Siamo accanto a voi, non per chiuderci ma per camminare al vostro passo. Il Dirigente e i professori camminano insieme a voi alunni e voi vogliate bene a chi ha bisogno”. A questo punto ricorda l’episodio di sedici baracche bruciate a Cosenza e della gente rimasta fuori senza neppure quel misero ricovero. “Sono corso subito per offrire il mio aiuto e dare ricovero ai malcapitati, ma ho trovato che per loro era già stato fatto spazio nelle baracche vicine. Questo mi fa dire che per i bisognosi bisogna fare spazio nelle altre baracche e nel nostro cuore”.
Concluso l’appassionato intervento di Mons. Nunnari, l’Orchestra in atto di ringraziamento esegue l’Ave Maria. La giornata termina con l’omaggio musicale all’Arcivescovo da parte dei docenti di strumento delle Scuole di Amantea e Lago. Ed è proprio sulle note dell’Ave Maria, un brano dolce ed innovativo nella forma, una preghiera rivestita dallo splendore musicale e dal sentimento religioso, che con grande bravura i maestri  suscitano emozioni, catturano sensazioni, trasmettono serenità.

Segue la donazione dei profumi e dei sapori di Amantea e Lago a Monsignore con l’offerta di fiori, olio e cestini vari da parte degli alunni della Scuola dell’Infanzia, della Primaria e della Secondaria di I grado dell’I.C. Terminata questa fase della manifestazione, il Dirigente ringrazia i docenti, i collaboratori scolastici, le autorità, l’Arcivescovo, coloro che sono intervenuti dopo l’inizio dei lavori. La manifestazione si conclude con il saluto finale dell’Orchestra.

Ambiente & Rifiuti. Nessun profitto sulla nostra pelle! Appello delle realtà calabresi in lotta

Questo documento congiunto nasce dall’esigenza emersa durante i lavori assembleari della plenaria tenutasi a Cancello di Serrastretta (CZ) l’8 febbraio scorso dove diverse realtà, che oggi si stanno battendo contro nuove e vecchie discariche e impianti inquinanti che stanno devastando il territorio calabrese e la salute delle sue comunità locali, si sono incontrate socializzando la necessità di un confronto permanente che possa superare la fase puramente resistenziale per poter restituire alle comunità in lotta la dignità di poter scegliere e decidere per il proprio futuro e quello delle generazioni a venire.

L’attuale situazione emergenziale non è però un fatto casuale. La Calabria sconta 16 anni di regime commissariale ed un miliardo di euro di fondi fatti sparire nelle tasche dei soliti soggetti dell’imprenditorialità locale e multinazionale che non hanno avuto molti dubbi su cosa fosse fondamentale tra la salute dei calabresi ed un maggior dividendo a fine anno.

Questo ha comportato il collasso del sistema regionale del ciclo integrato dei rifiuti al quale banalmente si è risposto con un semplice passaggio da un regime commissariale ad una gestione ordinaria “festeggiato”, tra l’altro, con due ordinanze in deroga, entrambe del 2013 ed a firma del Presidente Scopelliti, che hanno permesso l’abbanco tal quale nelle discariche calabresi.

Oggi cosa viene sversato in discarica possiamo immaginarlo senza neanche un grosso lavoro di fantasia!

E’, infatti, proprio a livello regionale che emerge chiaramente il disegno politico della Giunta Scopelliti che con un imponente finanziamento di oltre 250 milioni di euro vuole imporre il potenziamento di discariche, impianti ed inceneritori. Altri 90 milioni di euro, poi, si sono aggiunti in questi ultimi giorni da utilizzare per il trasferimento transfrontaliero dei rifiuti tal quale in eccedenza rispetto alla capacità di trattamento degli impianti calabresi.

Infine le decisioni prese nell’ultima seduta del Consiglio Regionale, che rende possibile il ricorso ad impianti privati per provare a mettere una pezza all’emergenza rifiuti, evidenzia ancora una volta l’incapacità e la mancata volontà politica di mettere fine ad una perenne gestione emergenziale.

Come al solito in questo imponente esborso di risorse pubbliche non si intravede neanche l’ombra di un centesimo per la raccolta differenziata e per progetti di riduzione, riciclo e riuso dei rifiuti! Questi soldi, ancora una volta finiranno nelle tasche di ‘ndranghetisti e losche figure dell’imprenditoria nostrana.

Invece, come è facile intuire, da sole queste cifre basterebbero ad avviare un programma di raccolta differenziata regionale ed uscire definitivamente dalla situazione emergenziale.

Resta comunque chiaro che oltre trent’anni di privatizzazioni hanno portato non soltanto un assalto ai beni collettivi con ricadute sulla salute e sulla qualità dei servizi pubblici, ma anche un cambio di lessico da parte del mercato: oggi le imprese della green economy parlano di energia da fonti rinnovabili e di isole ecologica propinandoci mega impianti eolici, fotovoltaici e discariche che, di verde ed ecologico hanno ben poco, ma hanno come chiaro ed incontrovertibile obiettivo quello del profitto.

La Calabria, come la gran parte delle regioni del Mezzogiorno, ha un esubero produttivo di energia elettrica pari al 78% rispetto al fabbisogno interno, questo implica che i mega impianti eolici, fotovoltaici, a biomasse ecc.., realizzati in questi anni senza neussun vincolo urbanistico-ambientale, vanno ad ingrossare le casse del già ricco mercato privato dell’energia.

Oggi battersi contro discariche e mega impianti vuol dire anche provare a cambiare paradigma produttivo mettendo al centro non il profitto di pochi ma la saluti e gli interessi generali delle comunità che da anni si battono contro le privatizzazioni e per la riappropriazioni e socializzazione dei cosiddetti beni comuni.

Occorre però un salto di qualità per andare oltre la difesa del proprio territorio, di per se già molto importante. Ai no contro queste mega opere inutili va affiancato un percorso partecipativo e dal basso che riporti le comunità e i tanti comitati in lotta ad essere soggetti centrali e fondamentali dei processi decisionali, politici ed economici.

Non più solo soggetti consultivi senza nessun peso decisionale ma soggetti attivi che decidono il futuro della propria vita. Niente deleghe in bianco quindi ma promozione di forme di autogoverno ed autogestione a partire da progetti concreti sulla raccolta differenziata e la tutela del territorio e della salute a partire da alcuni punti fondamentali condivisi come:
zero discariche, zero inceneritori
raccolta differenziata spinta “porta a porta”
promozione e sostegno del programma “Rifiuti Zero”
programmi industriale su scala locale per il recupero, riciclo, e riuso dei rifiuti
una gestione pubblica e partecipata dagli abitanti/utenti e dei lavoratori del settore

Tali punti sono il collante che unisce le diverse comunità in lotta su tutto il territorio regionale. Su questi punti è oggi possibile costruire una risposta collettiva alle politiche regionali che ancora vertono su sistemi diseconomici ed inefficaci, ma, soprattutto, impattanti sotto il profilo della salute umana e della tutela del territorio.

Prime adesioni:
Comitato No Discarica Pianopoli
Comitato No Discarica Battaglina
Comitato spontaneo No Discarica Giani
Comitato Civico Spontaneo per il No alla Piattaforma Rifiuti in Valle Crati
Comitato Territoriale Valle Crati Rifiuti Zero
Comitato “No alle discariche” Area urbana Cosenza-Castrolibero-Rende
Comitato No alla Centrale a Biomasse di Sorbo San Basile
Associazione Il Brigante-No Alaco