Storia. Aperta la mostra documentale "Il filo del ricordo" curata dall'Archivio di Stato di Cosenza


#GiornateEuropeedelPatrimonio2013

Mostra documentale

“Il filo del ricordo dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. Voci e volti dal fronte”.

Archivio di Stato di Cosenza
28 settembre – 26 ottobre 2013

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Giornate Europee del Patrimonio 2013. Il Filo del ricordo, dalla Prima alla Seconda guerra mondiale

Archivio di Stato di Cosenza

28settembre – 26 ottobre, 2013 – Mostra e Convegno

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In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2013, l’Archivio di Stato di Cosenza, in collaborazione con la Soprintendenza  Archivistica per la Calabria, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Nucleo di Cosenza e l’Istituto per gli studi storici di Cosenza, propone la mostra “Il filo del ricordo dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. Voci e volti dal fronte”,  un progetto espositivo itinerante nato dal sequestro del materiale documentario di una collezione privata, effettuato nel 2012 dallo stesso Nucleo TPC.
Il materiale documentario, costituito in prevalenza da corrispondenza militare, è organizzato in sezioni tematiche, seguendo un itinerario cronologico dalla Prima alla Seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di far conoscere, in particolare ai giovani, lo spaccato di una storia dolorosa attraverso le parole dei diretti protagonisti.
Nell’occasione l’Istituto per gli studi storici presenta la mostra “Le case matte – bunker della Calabria 1940-1943”, realizzata su pannelli espositivi.
Partecipa alla manifestazione l’Istituto alberghiero “Mancini” di Cosenza, con alcuni allievi che leggeranno lettere di militari dal fronte.

Inaugurazione:  28 settembre 2013 ore 10,00

Orari di apertura al pubblico con ingresso libero: sabato 28 ore 16,00-19,00; 

domenica ore 10,00-13,00 / 16,00-19,00.

Fino al 26 ottobre 2013 negli orari di ufficio.

Presentato il Docufilm sulla Chanson d'Aspremont alla Provincia reggina

di Gaetanina Sicari Ruffo
Ieri, 27 settembre, nel salone della Provincia di Reggio Calabria, alle ore 17,30, è stato presentato il docufilm di Matteo e Giovanni Scarfò sulla Chanson d’Aspremont, tratto dal saggio omonimo di Carmelina Sicari, edito dall’editrice Città del Sole di Reggio Calabria, nel corrente anno.
Illustra i luoghi calabresi del poemetto medievale di gesta che vanno dalla Chiesa di San Giorgio al Corso che conserva, nella cripta, tracce di sepolture di cavalieri normanni, fino a Pietra Cappa e ad altri interessanti itinerari aspromontani che hanno naturalmente oggi un nome diverso, ma di cui si riconoscono i legami che li avvicinano alla storia leggendaria di Orlandino venuto in Aspromonte per fare le sue prime prove di valore.
I rilievi, le tormentate forre aspromontane, compresa la fauna e la flora del luogo  fanno da sfondo ad una storia di amore e di contrasto agli Infedeli. La Canzone sarà attentamente studiata e diffusa nelle scuole, accanto ad altri classici poemi epici per arricchire la conoscenza anche delle proprie forme di linguaggio e di creatività.
Si ricorda che la storia è narrata in forma poetica e precisamente in ottave e precede i poemi cavallereschi dell’Ariosto e del Tasso che ne trassero ispirazione.
Molto probabilmente ci sarà, nel prosieguo, un seminario con eminenti studiosi che si confronteranno sulle varie tesi delle origini della letteratura franco-italiana di cui la Canzone è un esemplare.
Come ha tenuto a ribadire il nuovo Presidente del Parco d’Aspromonte, dott. Giuseppe Bombino, presente all’evento, si prevede d’ approfondire questa tematica non solo dal punto di vista letterario e linguistico, ma anche per assecondare la vocazione socio-turistica della regione, se è vero che la conoscenza delle comuni radici europee non può che sviluppare un ampio dialogo, al di fuori dei confini provinciali e migliorare i rapporti intersociali ed avviare ad una  convivenza pacifica e una migliore  esplorazione geografica.

Archeologia. La saga degli Ausoni, Lipari e Temesa

di Salvatore Perri (Gruppo Archeologico Alybas – Serra D’Aiello)
Un mio lontano parente emigrato in America diceva che la terra dove ognuno di noi nasce rimarrà per  sempre  attaccata  sotto  la  pianta  dei  piedi  e,  per  quanto  mi  riguarda, credo  che  ha  avuto perfettamente ragione. Da piccolo non badi più di tanto a cose di una certa importanza: si bada al gioco, insomma, a cose magari più attinenti a quella età. Da giovani ancora peggio, si cazzeggia e si pensa  a  cose  e  questioni  intimamente  personali.  Ma  tutto  questo  ha  poco  importanza.  È da grande e con la maturità che si cominciano ad apprezzare le cose belle del territorio e tutto quello che  esso  possiede,  il  mare, le  montagne,  insomma  tutto,  compreso  il  più  piccolo  filo  di  erba accarezzato da quell’alito di vento che la mitologia chiama Eolo. Ora, parlando di Eolo e delle Isole Eolie  è  impossibile  scinderlo  da  una  leggenda  arrivata  fino  noi  dagli  storici  antichi  e    ripresa  da quelli  contemporanei.  Mi  attengo  a  quella  che  ritengo  sia  più  fedele  al  quadro  archeologico del nostro territorio: narra Diodoro Siculo che in un determinato periodo della protostoria italiana un certo Liparo, figlio del re Ausone eponimo degli Ausoni, che viveva nei pressi dell’attuale zona di Sorrento, cacciato dai fratelli  dal continente trovò riparo assieme alla sua famiglia e  le sue genti presso le isole a cui dette il proprio nome, le isole Lipari appunto. Passò un giorno sull’isola Eolo (Re dei Venti nell’Odissea) il quale, ospitato da Liparo, si innamorò della figlia che poi sposò e gli succedette  al  trono  quando Liparo, oramai  vecchio, stanco  e  nostalgico,  volle  ritornare  sul continente nuovamente nella zona di Sorrento. Eolo ebbe sei figli, ma uno in particolare, Giocasto,  continua a regnare sulle coste calabresi proprio dirimpetto alle isole Eolie. Vi pare poco?
In realtà, quando gli storici antichi riportavano di leggende di matrimoni fra eponimi e belle donne o magari vergini, altro non si riferivano che a crudeli guerre per assoggettarsi interi territori, vuoi per  motivi  prettamente  economici,  legati  al  controllo  di  materie  prime (rame,  stagno  oppure ossidiana), vuoi per il controllo dei  traffici nel Mediterraneo, da parte dei Micenei in particolare.
Per  quanto  riguarda  il  nostro  territorio,  non è  da  escludere  che  i  Temesani  abbiano partecipato alla spedizione punitiva avvenuta intorno al 1270 a.C. (XIII sec. a.C.) con una coalizione partita dal Tirreno.  Non  a  caso  a  Lipari,  sugli  antichi  impianti  abitativi risalente  all’età  del  bronzo  (XVI  sec. a.C.), segnati da una distruzione violenta, si sovrappone una nuova cultura arrivata dal continente, definita  dagli  storici  contemporanei ‘’ausone’’  (XIII  sec.  a.C.),  cultura  molto  presente  nel  nostro territorio. Del resto anche Strabone parla di Temesa come di fondazione Ausone.
Tante vicende si sono sovrapposte nel corso dei secoli  in questo territorio, e non meno importanti rispetto  alla  saga  degli  Ausoni,  basta  pensare  al  mito  di  Alybas,  al  passo omerico  legato  ai  re greci che avevano come referenti i loro omologhi a Temesa, fino all’importanza che ha avuto la diocesi  di  Temesa  in  pieno  medioevo,  quando  Papa Gregorio  Magno  comandò  al  vescovo  di Temesa,  Stefano,  il  legname  per  la  costruzione  della  basilica  dei  SS.  Pietro  e  Paolo  nel  603.  Una comunità  tanto  orgogliosa,  quanto ricca  e  avanzata  in  termini  culturali  ed  economici  fin  dall’età del  bronzo.  Temesa  del  resto  non  fu  mai  colonizzata  perché  alle  genti  greche  non  fu  permesso.
Ecco, oggi a noi abitanti di questo  territorio manca quello, quel poco di orgoglio che potrebbe far ripartire questo territorio in ogni settore. Abbiamo il mare, un patrimonio storico-archeologico di inestimabile  valore,  centri  storici  da  valorizzare  che  nulla  hanno  da  invidiare  ad  altri  posti  nel mondo,  vedi  per  esempio  Aiello  Calabro,  Cleto  e  senza dubbio  Amantea,  e  poi  tutto  quello  che madre terra ci dona da sempre in termini di eccellenti prodotti e bellezze naturali.
Valorizziamo  perciò  tutte  questo  bene  reale,  col  tempo  ne  trarremo  sicuramente  dei benefici, siano essi di natura economica, sociale e culturale.
Ah,  dimenticavo!  Quando  il  vento  soffia  impetuoso  sulla  costa  tirrenica  non  abbiate paura, è ancora lui Giocasto che si sollazza!
Salvatore Perri
Gruppo Archeologico Alybas

Archeologia. La saga degli Ausoni, Lipari e Temesa

di Salvatore Perri (Gruppo Archeologico Alybas – Serra D’Aiello)
Un mio lontano parente emigrato in America diceva che la terra dove ognuno di noi nasce rimarrà per sempre attaccata sotto la pianta dei piedi e, per quanto mi riguarda, credo che ha avuto perfettamente ragione. Da piccolo non badi più di tanto a cose di una certa importanza: si bada al gioco, insomma, a cose magari più attinenti a quella età. Da giovani ancora peggio, si cazzeggia e si pensa a cose e questioni intimamente personali. Ma tutto questo ha poco importanza. È da grande e con la maturità che si cominciano ad apprezzare le cose belle del territorio e tutto quello che esso possiede, il mare, le montagne, insomma tutto, compreso il più piccolo filo di erba accarezzato da quell’alito di vento che la mitologia chiama Eolo. Ora, parlando di Eolo e delle Isole Eolie è impossibile scinderlo da una leggenda arrivata fino noi dagli storici antichi e ripresa da quelli contemporanei. Mi attengo a quella che ritengo sia più fedele al quadro archeologico del nostro territorio: narra Diodoro Siculo che in un determinato periodo della protostoria italiana un certo Liparo, figlio del re Ausone eponimo degli Ausoni, che viveva nei pressi dell’attuale zona di Sorrento, cacciato dai fratelli dal continente trovò riparo assieme alla sua famiglia e le sue genti presso le isole a cui dette il proprio nome, le isole Lipari appunto. Passò un giorno sull’isola Eolo (Re dei Venti nell’Odissea) il quale, ospitato da Liparo, si innamorò della figlia che poi sposò e gli succedette al trono quando Liparo, oramai vecchio, stanco e nostalgico, volle ritornare sul continente nuovamente nella zona di Sorrento. Eolo ebbe sei figli, ma uno in particolare, Giocasto, continua a regnare sulle coste calabresi proprio dirimpetto alle isole Eolie. Vi pare poco?
In realtà, quando gli storici antichi riportavano di leggende di matrimoni fra eponimi e belle donne o magari vergini, altro non si riferivano che a crudeli guerre per assoggettarsi interi territori, vuoi per motivi prettamente economici, legati al controllo di materie prime (rame, stagno oppure ossidiana), vuoi per il controllo dei traffici nel Mediterraneo, da parte dei Micenei in particolare. 
Per quanto riguarda il nostro territorio, non è da escludere che i Temesani abbiano partecipato alla spedizione punitiva avvenuta intorno al 1270 a.C. (XIII sec. a.C.) con una coalizione partita dal Tirreno. Non a caso a Lipari, sugli antichi impianti abitativi risalente all’età del bronzo (XVI sec. a.C.), segnati da una distruzione violenta, si sovrappone una nuova cultura arrivata dal continente, definita dagli storici contemporanei ‘’ausone’’ (XIII sec. a.C.), cultura molto presente nel nostro territorio. Del resto anche Strabone parla di Temesa come di fondazione Ausone. 
Tante vicende si sono sovrapposte nel corso dei secoli in questo territorio, e non meno importanti rispetto alla saga degli Ausoni, basta pensare al mito di Alybas, al passo omerico legato ai re greci che avevano come referenti i loro omologhi a Temesa, fino all’importanza che ha avuto la diocesi di Temesa in pieno medioevo, quando Papa Gregorio Magno comandò al vescovo di Temesa, Stefano, il legname per la costruzione della basilica dei SS. Pietro e Paolo nel 603. Una comunità tanto orgogliosa, quanto ricca e avanzata in termini culturali ed economici fin dall’età del bronzo. Temesa del resto non fu mai colonizzata perché alle genti greche non fu permesso. 
Ecco, oggi a noi abitanti di questo territorio manca quello, quel poco di orgoglio che potrebbe far ripartire questo territorio in ogni settore. Abbiamo il mare, un patrimonio storico-archeologico di inestimabile valore, centri storici da valorizzare che nulla hanno da invidiare ad altri posti nel mondo, vedi per esempio Aiello Calabro, Cleto e senza dubbio Amantea, e poi tutto quello che madre terra ci dona da sempre in termini di eccellenti prodotti e bellezze naturali. 
Valorizziamo perciò tutte questo bene reale, col tempo ne trarremo sicuramente dei benefici, siano essi di natura economica, sociale e culturale. 
Ah, dimenticavo! Quando il vento soffia impetuoso sulla costa tirrenica non abbiate paura, è ancora lui Giocasto che si sollazza!
Salvatore Perri

Gruppo Archeologico Alybas