Primo Simposio internazionale di Scultura in Calabria

di Gaetanina Sicari Ruffo
Quando l’altro ieri parlavo di novità in senso di sviluppo culturale e non solo di agriturismo, a proposito dei parchi, intendevo  iniziative stimolanti e di rilievo  tali da  lasciare  dietro di sé tracce significative, destinate a resistere nel tempo per aprire nuovi varchi.
Rientra in questa prospettiva il simposio  voluto e sponsorizzato a Palmi da Italia Nostra con il supporto dei Beni Archeologici della Calabria, dall’Assessorato Provinciale della Cultura e della Legalità  di Reggio Calabria,  in collaborazione con lo scultore Maurizio Carnevali e con gli Artisti Marmi Apuani (AMA)  di Carlo Andrei, dal 1 al 5 luglio, nel parco archeologico dei Tauriani che a tutti gli effetti è il Parco Culturale che auspicavo e che s’è materializzato senza che ne avessi prima sentore. Potenza dell’evocazione!
Sei artisti provenienti  da diversi paesi europei (Italia, Belgio, Lussemburgo,  Norvegia, Germania), aggregatisi  sotto l’insegna dell’esperimento denominato Marmythos 2012,  realizzeranno opere scultoree all’aperto, nel parco appunto, su un tema della mitologia locale: Donna Canfora la donna calabrese del passato mitico, rapita  dai Turchi e poi suicida.
Lavoreranno su blocchi di marmo di Carrara: 60 per 60 per 160, generosamente  offerti da Carlo Andrei e poi le opere terminate resteranno stabilmente  al parco.
Questa prima fase prelude a successive altre , in modo da creare uno spazio dinamico, aperto al pubblico ed in evoluzione artistica continua  che non mancherà di attrarre visitatori e curiosi e si sponsorizzerà  solo per le novità che offre.

Aiello. A.A.A. Cercasi Pro Loco

In televisione, negli anni ’80, c’era l’attore Renzo Montagnani che interpretava un parroco toscano. Si chiamava don Libero, poi ribattezzato don Fumino per il suo «Eh, io son fumino, se ‘un le dico mi sento male!». Un po’ mi ci ritrovo in questa impazienza di dire, per migliorare, secondo il mio modo di vedere, la realtà in cui vivo. Il più delle volte, lo so, mi rendo antipatico. Non me ne vogliate. Ma in fin dei conti, poco importa. Oggi mi è venuto in mente che, nonostante le battaglie degli scorsi anni, per risollevarne le sorti, c’è una Pro Loco che non c’è. Eccetto che per la buona volontà di alcune ragazze che si prodigano nella realizzazione dei palloni di S. Geniale, l’encefalogramma dell’associazione turistica locale risulta irrimediabilmente piatto. 

La convocazione  del 30.03.12
Dall’ultima comunicazione (qui quella precedente di ottobre 2011) in cui si convocava l’assemblea dei soci per il 30 marzo – poi non tenutasi perché i soci convenuti erano meno delle dita di due mani, e per il fatto che la sede che fino ad allora era in uso all’associazione era chiusa nonostante la richiesta formale avanzata al comune – non se ne è saputo più nulla. Come si fa a sapere quale sarà il suo destino? A chi chiedere? C’è un presidente in carica? Un reggente? Confesso di non saperlo, sebbene lo scrivente sia socio attuale e fondatore (atto notarile del 1998). Chi sa, parli ora.
“Purtroppamente”, la storia della Proloco non è stata lineare da quando è stata fondata. Vi ricordate? Era il 1980, credo. Ha avuto i suoi momenti alti; e quelli bassi. Non farò la storia, ché poi i post lunghi non li leggete. Dirò solo che, dopo un periodo di inattività (escluse alcune iniziative di buon livello, come quella del Casellone, e ne rendiamo merito al presidente Magli), nel 2008 si riuscì ad eleggere i nuovi organi sociali. 
Ma si partì, per tante ragioni, col piede sbagliato. Non mi dilungherò. Dico solo che si violò lo Statuto vigente e che scrissi all’Unpli e alla Provincia di Cosenza per protestare e far annullare le elezioni (qui il post). Mi risposero dall’Ente Provincia, che vigila per legge sulle associazioni turistiche (non il responsabile che si occupava delle Proloco che sapeva che avevo ragione, ma un’altra dirigente), che era – sintetizzo – “tutto a posto”. Bene. Il passato è passato. Andiamo avanti.
A distanza di qualche anno, però, dopo qualche timido tentativo, e con poca collaborazione da parte della locale amministrazione – almeno questo è quello che hanno più volte lamentato i membri del defunto consiglio direttivo – ritorniamo al punto di partenza. La Pro Loco non funziona e nemmeno i cittadini della nostra comunità se ne interessano, né sono propensi ad impegnarsi personalmente. Tant’è che da più o meno 140 soci, rastrellati sotto elezioni amministrative (tra i diversi orientamenti facevano a gara a chi ne tesserava di più), oggi, come detto, non siamo che una decina. Mmah (poi commentate voi, sivuplè).
Tagliamo corto. Batta un colpo se qualcuno sa qualcosa in più e se ha qualche idea di che fare. Facciamo una bella respirazione bocca a bocca? Oppure procediamo con le esequie?


Parchi letterari. Alcune idee che potrebbero dare impulso al rinnovamento in Calabria

di Gaetanina Sicari Ruffo
I social media invitano da qualche tempo i cittadini a formulare idee e progetti che possano rilanciare il gusto della sfida e del rinnovamento dei vari territori.
In  Calabria, dove tutto mi sembra prevalentemente  stagnante, vorrei suggerire di rivitalizzare  i parchi culturali che qualche  anno addietro sono stati un’idea dello scrittore  Stanislao Nievo, coordinati dalla fondazione Ippolito Nievo che tanto aveva appassionato, concepiti come risorse primarie di sviluppo culturale e oasi di soggiorni piacevoli, chiamati pure: Viaggi nel futuro della Memoria, perché le risorse naturali, economiche, paesaggistiche si sommano alle culturali per suggerire un viaggio  attraverso itinerari del passato e del presente. Un progetto suggestivo, solo in parte utilizzato, con la creazione degli agriturismi e di altre forme che hanno lasciato fuori le attività culturali.

Nel disegno originario tali parchi non dovevano solo soddisfare  la vista, il gusto, il relax, ma richiamare alla mente la creatività e le performances  degli scrittori cui sono intitolati per rinverdire l’atmosfera della civiltà passata sia essa magnogreca, che bizantina, che religiosa-medievale  ecc.  Ne erano stati indicati parecchi, ma non mi risulta che abbiano trovato adeguata attenzione, tranne il parco d’Aspromonte o del Pollino  che riservano spesso qualche spazio per escursioni e mostre dei loro prodotti.Tutti gli altri, di Norman Douglas, detto Old Calabria, di Corrado Alvaro o di  Tommaso  Campanella all’altezza di Stilo, di Leonida Repaci di Palmi, di Cassiodoro nella Sibaritide, di Federico II presso Roseto Capo Spulico (Cs), di San Giovanni in Fiore, di Scilla e Cariddi, denominato Horcynus Orca dal libro dello scrittore Stefano D’Arrigo, che ne trattò i miti, sono rimasti lettera morta.
Ci vorrebbe una rete di cultori esperti che incrementasse, attraverso organi di stampa e televisivi, tutto un fiorire di iniziative, di relazioni, di presentazioni, di forme anche teatrali ed artistiche per il piacere di coniugare cultura e paesaggio e attirare  visitatori e operare scambi e frequentazioni e dare un nuovo volto alla Calabria.
Ci stanno provando alcuni giovani dell’area grecanica che hanno intitolato il loro sodalizio Borghi solidali, che fa capo all’Associazione Pro Pentedattilo Onlus, hanno creato un mensile: “Solidali” ed hanno un sito di riferimento: www.borghisolidali.it (Nella retrocopertina dell’ultimo n. di Calabria Sconosciuta).
Auguriamo loro di ben riuscire nell’impresa e di coagulare consensi.

Amantea e la Lotta alla mafia. Insieme si vince-insieme si perde. La risposta della società civile agli ultimi attentati

Riceviamo e pubblichiamo 

Quando succedono fatti criminali deprecare e condannare serve ben poco se la comunità ed i singoli non si interrogano sul “che fare?” e non attivano itinerari virtuosi finalizzati a delegittimare e vincere la pedagogia mafiosa che avvelena tanti giovani ma anche spezzoni di società civile e dei pubblici poteri.
Ad Amantea la criminalità organizzata non demorde quantunque Forze dell’ordine e Magistratura qualche anno fa abbiano inferto un colpo durissimo alla sua struttura di grado elevato ed intermedio. Dopo l’operazione Nepetia, i cui itinerari processuali non si sono ancora completamente conclusi, la città è sembrata risollevata, quasi si sentisse liberata da una cappa di piombo, fatta di paura e di connivenze, che avvolgeva la sua vita economica, sociale e di relazione.
Alcuni episodi successivi però, uno dei quali verificatosi  qualche giorno fa e che ha causato il ferimento di un giovane ad opera di un gruppo di fuoco che ha agito in pieno giorno e nel centro della città, fanno ritenere che Amantea è ancora infettata dalla malavita organizzata e che la sua liberazione resta  una speranza più che una nuova condizione reale.
Noi crediamo che la città non sa (o non vuole) interrogarsi collettivamente sui mali che la imprigionano da tanto tempo condizionando negativamente la vita di tutti i suoi cittadini. Né le famiglie si rendono conto che da certi mali della società ci si libera collettivamente o non ci si libera mai; e che solo un impegno coordinato e ben pensato può evitare pericolose derive giovanili delle quali nessuna famiglia può credersi immune.
Gli operatori economici della città, in parte vittime di questa economia drogata da mafia nella quale operano, sembrano incapaci di reagire preferendo risposte individuali al problema che così diventa sempre più difficile da risolvere.
Le istituzioni scolastiche, al di là di qualche sporadica iniziativa pur degna di nota, non operano in modo coordinato con il resto della società civile e delle istituzioni, all’interno di un progetto di educazione antimafia pensato e realizzato insieme.
L’amministrazione comunale, coinvolta suo malgrado in alcune delle vicende che hanno segnato la storia recente della città, non ha saputo ricostruire la solidarietà e la fiducia nelle trame della società civile dove tante associazioni di volontariato, di categoria e sindacali operano con encomiabile spirito di servizio.
Le nostre associazioni, che operano in diversi settori  che interessano l’intera società civile non solo amanteana, nell’ambito di un maggiore e diverso impegno che l’intera comunità civica deve assumere, ritengono quantomeno opportuna la formazione di un coordinamento permanente tra tutte le associazioni di volontariato operanti in città ed interessate a dare un proprio contributo alla lotta alla mafia ed alla malavita organizzata. Non si tratta di distogliere l’attività di ognuna dal settore specifico di competenza ma di fare anche qualcosa di più insieme ad altri, per affrontare uno snodo importante della vivibilità democratica della città quale è la lotta alla criminalità organizzata, la difesa della legalità, la libertà di tutti, il futuro dei giovani.
Rivolgiamo perciò un appello a tutte le Associazioni operanti sul territorio cittadino per una mobilitazione continua sul problema della criminalità organizzata, chiedendo il loro assenso o dissenso alla proposta. All’amministrazione comunale chiediamo di ripensare  gli obblighi ed i doveri istituzionali cui è chiamata, unitamente alle istituzioni scolastiche ed alle forze economiche operanti in città. La guerra contro la mafia si vince insieme o si perde insieme.        
Amantea, 26/06/2012
Comitato Civico “Natale De Grazia”
CGIL Amantea
Auser Amantea
Lega SPI Amantea
Movimento Agende Rosse Calabria