Gospel per il Kenia con gli Happy Day Gospel Singers e Tony Esposito

AIELLO CALABRO – Il Gospel per raccogliere fondi per il Kenia. Anche per questo Natale, la Comunità aiellese ha partecipato alla raccolta di fondi del progetto di solidarietà “Acqua – Un pozzo per la vita”, promosso dall’Amministrazione provinciale di Cosenza e dal Centro Missionario Diocesano in diversi centri della Provincia con concerti ed iniziative varie di solidarietà.

Il concerto del 28 dicembre – svolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore – è stato animato, come lo scorso anno, dagli Happy Day Gospel Singers, un gruppo di vocalisti statunitensi considerati tra gli organici religiosi di musica gospel, tra i migliori al mondo. Ospite d’eccezione della manifestazione, Tony Esposito.

Amantea. Le opportunità di Seniores, la Borsa nazionale del turismo per la terza età

Fonte Il Quotidiano della Calabria del 29 dicembre ’08, pag. 36 (di Salvatore Muoio)

“Seniores”, la prima Borsa nazionale del turismo della terza età, che si è svolta ad Amantea, si è chiusa con un successo che è andato ben oltre le più rosee aspettative. Non solo per la presenza degli oltre cento buyers (operatori della domanda) e trecento sellers (operatori dell’offerta turistica) che si sono accreditati e hanno visitato il territorio, animando contrattazioni che nel futuro movimenteranno un volume d’affari di svariati milioni di euro, ma perché l’evento in se, per la sua strutturazione, com’era necessario, ha certificato una coesione tra vari attori che, solo fino a poco tempo addietro, era quasi impensabile. L’iniziativa ha trovato consensi anche ai più alti livelli istituzionali. 

L’assessore regionale al Turismo Damiano Guagliardi nei giorni scorsi ha incontrato a Reggio Calabria il sottosegretario al Turismo Michela Brambilla e hanno concordato un lavoro «in profondità sul turismo della terza età, che nella Calabria ha la sede ideale, anche per destagionalizzare i flussi turistici. La prima Borsa del Turismo della Terza Età realizzatasi ad Amantea, dal 12 al 14 dicembre scorso è stato per la Calabria un evento senza precedenti. Nella città tirrenica, che vanta un sistema d’accoglienza tra i più importanti della Calabria, l’avvenimento ha avuto anche un significato diverso, per le vicissitudini che hanno riguardato lo scioglimento del consiglio comunale per condizionamento mafioso. Ma paradossalmente proprio il contesto creatosi dopo quelle vicende difficili, ha consentito di partorire un’opportunità vera per l’industria turistica nostrana. Si è verificato che il Consorzio Isca Hotels, che raggruppa la maggior parte delle strutture ricettive del posto, assieme al CralNetwork nazionale, propongono la realizzazione del primo workshop dedicato esclusivamente al turismo sociale, al commissario straordinario e vice prefetto Francesco Sperti, che fa parte della troika inviata dal ministero degli Interni, a guidare le sorti della città per diciotto mesi. 

E lì avviene quello che forse nessuno si aspetta. In meno di quaranta giorni la sinergia tra istituzioni e imprenditori consente di mettere su un avvenimento con un forte impatto mediatico avvertito in tutta Europa, fino in Russia, se è vero, com’è vero, e lo dicono i dati, che l’afflusso dei cosiddetti buyers e sellers (acquirenti e venditori) è andato al di là di ogni più rosea previsione. Un vero e proprio “assalto”, che gli organizzatori sono riusciti a gestire in modo perfetto, finendo per stupire tutti gli operatori. Nella tre giorni di sono trattati pacchetti turistici per milioni di euro e altri contratti probabilmente saranno perfezionati in queste settimane. Ma quel che forse più conta è che chi ha partecipato alla kermesse ha riportato a casa davvero un’immagine diversa della Calabria, quella dell’efficienza e della voglia di fare. E allora vediamoli questi numeri, che sintetizzano bene quanto successo. 
I buyers accreditati sono stati 98 mentre i sellers 360. Cifre, appunto, che proiettano di diritto la borsa calabrese del turismo, che già pensa alla edizione del 2009, nell’olimpo delle manifestazioni italiane del settore. La cosa che tuttavia ha lasciato un po’ l’amaro in bocca agli organizzatori e agli esperti è la scarsa partecipazione degli operatori calabresi dell’offerta. Solo 120 quelli provenienti dalla nostra regione a fronte dei 240 arrivati dal resto d’Italia. Atavica diffidenza calabrese, afferma qualcuno, per le cose nuove. Certo è che la cosa non è passata inosservata. L’assenza, ad esempio, degli agriturismi regionali, ha spiazzato molti buyers, che pare si fossero accreditati proprio per accogliere proposte specifiche relative al cosiddetto turismo rurale, un’altra variante del turismo sociale in cui la Calabria pare possa recitare un ruolo di primo piano. 
Un target, quello dei cosiddetti “seniores”, in grande espansione, come i dati rivelano con chiarezza. Una ricerca Istat del 2004, ad esempio, spiega che circa 3 milioni di ultra sessantenni si recano abitualmente in vacanza, alimentando un mercato di svariati milioni di euro solo in Italia. Sempre secondo l’Istat, il settore è aumentato negli ultimi anni del 15%, ovvero più di quello giovanile, che si è fermato a un più 10%. Dati recenti della BIT di Milano, ancora, segnalano che il segmento dei turisti anziani, occupa il 24/25% del turismo organizzato. Infine l’Auser, l’associazione di volontariato e di promozione sociale, impegnata a promuovere l’invecchiamento attivo degli anziani e a far crescere il loro ruolo nella società, evidenzia che tra i viaggiatori uno su tre ha più di 60 anni e nel mercato europeo rappresentano il 33% dei movimenti, con 300 milioni di viaggi. Insomma un grande mercato che vede gli over sessanta protagonisti del loro tempo e, dunque, grandi viaggiatori. 
Le ragioni di base per la scelta del viaggio, o del soggiorno turistico, secondo gli studi effettuati in questi anni, sono per primo la disponibilità di tempo e il desiderio di fare scoperte culturali (50%) e poi la possibilità di conoscere nuove dimensioni umane e sociali (29%). Ed allora è proprio in questo senso che la politica deve impegnarsi, oltre all’assegnazione di aiuti alle imprese del settore. C’è bisogno di scelte strategiche. Va bene aumentare la capacità ricettiva delle strutture alberghiere e aumentare le occasioni di formazione degli operatori del turismo, ma c’è anche urgenza di promuovere il territorio, ideare percorsi culturali, gastronomici, religiosi e quant’altro, mettendoli a sistema. Un refrain che ogni governo regionale in questi anni ha ripetuto in ogni dove ma che alla fine non ha avuto grandi sviluppi. 
La borsa amanteana ha tuttavia aperto una breccia, facendo comprendere agli operatori, ma anche alla politica, che si può fare, che c’è anche una nuova generazione di imprenditori che viaggia, apprende e vuole mettere in pratica. Quando tutto questo viene supportato, come nel caso dell’istituzione comunale amanteana, tutto diventa realizzabile e con risultati molto qualificanti. «In questa occasione – afferma il dottor Nicola Ucci, responsabile di Cralnetwork nazionale, che è uno degli organizzatori dell’evento, raggiante per gli ottimi risultati della borsa – si è vista una Calabria che vuole andare oltre lo stereotipo di regione criminale, affermando, al contrario, una immagine di regione impegnata a valorizzare le tantissime risorse naturali, culturali, storiche, artistiche, enogastronomiche, turistiche, ambientali che possiede e rilanciare così il ruolo di una economia e di una società civile pulita e seria. 
Tutti questi obiettivi sono stati raggiunti – aggiunge – e, quindi, si potrà iniziare a lavorare per costruire una seconda edizione di “Seniores-Borsa del Turismo della Terza Età” in Calabria, coinvolgendo nuovi operatori turistici (buyers e sellers) e rilanciando il dialogo con le istituzioni locali, regionali e nazionali”. Una sfida, dunque, abbondantemente vinta.

Amantea. Racconti e Desideri, si conclude la quarta edizione

Comunicato Stampa CP Produzioni

AMANTEA – Si conclude con un sentito applauso la quarta edizione di “Racconti e Desideri: storie di sogni e realtà”, l’evento culturale organizzato dalla CP Produzioni tenutosi nei giorni scorsi all’interno della chiesa del complesso conventuale di San Bernardino, resa ancora più suggestiva da un gioco di luci che hanno messo in evidenza le volte tardo – gotiche e la natività posta al centro dell’altare maggiore.

L’iniziativa, che nei prossimi giorni verrà veicolata in esclusiva nazionale sulla piattaforma satellitare attraverso l’emittente PLAY TV 869 SKY, vuole rappresentare una fusione per cercare di unire conoscenza, cultura e territorio, in modo da diffondere la realtà positiva ed autentica di Amantea, quella che passa tra le mani della gente e che viene valorizzata grazie all’impegno ed al sacrificio quotidiano. La serata ha raccontato la vita di sette protagonisti di successo fortemente legati al centro tirrenico, i quali, con il loro agire, hanno raggiunto traguardi professionali di altissimo livello in diversi campi cognitivi come la poesia, la medicina, l’espressionismo artistico, lo sport, l’imprenditoria, le attività sociali e la ricerca, mantenendo sempre un contatto con le tradizioni, gli usi ed i costumi della città d’origine.

Per la categoria “Attività Sportiva” è stato premiato il giovane Alfonso Caruso, attualmente impegnato nel campionato di Lega Pro; il premio “Immagini e Pittura” è stato attribuito ad Alessandro Lupi, amante dell’arte moderna la cui collezione è in esposizione presso la galleria “Gard” di Roma; il premio “Società e Cultura” è stato consegnato al diciannovenne Matteo Mazzuca, autore del volume “L’ultimo Pirata”, edito da Mondadori e detentore del record di precocità, visto che la Mondadori non ha mai pubblicato dal dopoguerra ad oggi un romanzo di uno scrittore così giovane; il premio “Imprenditoria Attiva” è andato al “Gruppo Alfano Spa”, per la profonda opera di sviluppo economico perpetrato sul territorio nel rispetto dell’unione familiare e delle risorse umane impegnate; il riconoscimento dedicati ai giovani laureati, denominato “Giovani e Ricerca”, è andato all’architetto Elena Guido per una particolare tesi premiata, unitamente ad altre tre, direttamente dal presidente della Camera dei Deputati; il premio “Ippocrate”, destinato ai medici, è stato attribuito a Giuseppe Bruni, cardiologo e consulente del settore per numerosi presidi ospedalieri della Capitale, mentre il premio “Poesia e Musica” è andato a Vincenzo Facchinieri, il cui libro “Finalmente l’alba” è stato presentato a Milano nella sala del Bramante.
“Ogni singolo premio – spiegano gli organizzatori della serata – è stato attribuito attraverso l’effettuazione di un sondaggio di opinione su un campione rappresentativo della popolazione di Amantea; tale sistema permette di ottenere risultati trasparenti e soprattutto di evitare giudizi personali che potrebbero inficiare la bontà dell’intero progetto”.
Nel corso della manifestazione, trasmessa in diretta sul web grazie all’apporto dello staff di “Amantearadio.it”, oltre ad un’affascinante sfilata di abiti da sposa presentati dall’atelier “L’Angolo della Sposa”, non sono mancati poi dei riconoscimenti particolari ai gestori dei siti internet locali, i quali supportano egregiamente il flusso informativo delle notizie, ed agli organizzatori della “Notte Bianca”. L’appuntamento è stato presentato da Ernesto Pastore, Sonia Polimeni e Nicoletta Gattuso, con la complicità di Rossella Gambi e Fiorella Stoia, con l’ottimizzazione curata da Giuseppe Catalano e Giuseppe Amato, con la linea grafica sviluppata da Maria Emanuela Sicoli, con le riprese effettuate da Diego Pistocchi, Francesco Varrese e Giannantonio Ruberto e con l’audio curato da Giuseppe Carino.
La chiusura della serata è stata affidata alle parole di padre Francesco Celestino, il quale attraverso i raccnti di vita vera esposti sul palco dai diversi protagonisti dell’evento ha voluto porgere il più sentito augurio di buon anno, rinnovando l’appuntamento per la prossima edizione.

28 dicembre, 100 anni fa il terremoto

Erano le 5 e 21 del 28 dicembre 1908. Una scossa di magnitudo 7,1 e di intensità pari al decimo grado della scala Mercalli devastò Messina e Reggio Calabria. Gran parte delle abitazioni di Messina andò distrutta. Reggio riportò danni gravissimi.
Strade, ferrovia, ogni tipo di comunicazione fu danneggiata; così le linee elettriche; telefoniche e telegrafiche, e del gas. Danni notevoli anche nelle province vicine e nelle città e paesi calabresi e siciliani. Dopo la scossa, seguirono incendi, ed un maremoto con onde gigantesche che si abbatterono sulle coste. Chi non perì per gli effetti del terremoto, annegò. Le vittime furono più di centomila.
I primi soccorsi furono prestati da lì a poche ore. Nel porto di Messina si trovavano alcune navi italiane e subito cercarono di portare aiuto ai feriti. Una di queste, nonostante il mare in tempesta, raggiunse nel pomeriggio Nicotera da dove potè informare telegraficamente il Governo del grave sisma. Alle operazioni di soccorso parteciparono anche diverse navi russe ed inglesi e di altre nazionalità, unitamente a quelle italiane che furono inviate sui luoghi della catastrofe, all’esercito, alla croce rossa ecc.
Come capita in questi casi, iniziò una gara di solidarietà, e al cordoglio si aggiunsero aiuti finanziari. Si verificarono purtroppo anche episodi di sciacallaggio. Ci furono le solite polemiche sulla tempestività e l’efficacia degli aiuti; ma anche sulla seguente ricostruzione che procedeva molto lentamente.

Carta fa 10 anni

Dal 19 dicembre al 15 gennaio Carta sarà in edicola con un numero speciale. Cento pagine fitte di articoli, vecchi e nuovi, per raccontare i nostri primi dieci anni di vita e con il libro di Paolo Cacciari significativamente intitolato «Decrescita o barbarie». Dieci anni, dicevamo, iniziati a dicembre del 1998, quando in sordina si andava accumulando, qui e là nel mondo, un’energia nuova. Sarebbe esplosa a novembre del 1999, nelle grandi manifestazioni di Seattle contro l’Organizzazione mondiale del commercio. Molte delle denunce di quel movimento si sono rivelate fondate; molte delle sue analisi, esatte; molte delle sue previsioni, corrette. 
Molte cose sono cambiate, certo. C’è stato l’11 settembre e c’è ancora la guerra, in Afghanistan perfino più che in Iraq, per dirne una. A rileggere oggi ciò che scrivevamo – per esempio – sul disastro del neoliberismo o sulla crisi dell’agricoltura industriale, sulla trasformazione delle metropoli globali o sul deperimento della rappresentanza politica, ci siamo resi conto di un’altra faccia di questi dieci anni di Carta. Di solito, chi confeziona un giornale, grande o piccolo, cerca di rassicurare il suo target immaginario o i suoi padroni occulti. Cerca di fotografare la situazione e perimetrarla dentro i confini del già visto. Questi dieci anni di Carta, letti tutti d’un fiato e distillati nel numero speciale che trovate in edicola, hanno fatto esattamente l’opposto. Mettendosi al livello della società, abbandonando il trespolo della politica, del giornalismo tradizionale, delle ideologie, Carta ha scelto di sorprendersi e di sorprendere. Per fortuna, le occasioni di stupire non sono mancate. Adesso, la crisi economica e quella politica seppelliscono il vecchio mondo e le sue ingiustizie. Aprono spazi da cui si scorgono rischi e opportunità. Ce ne occuperemo, con voi, nei prossimi dieci anni. Arrivederci al 2009.
Cinquecentoventi settimane
di Marco Calabria, Anna Pizzo, Pierluigi Sullo
[19 Dicembre 2008]
Non ci siamo pentiti, se è per questo. Non fu facile dieci anni fa, per noi tre, decidere di lasciare il giornale in cui avevamo lavorato per vent’anni e oltre. Questa è un’altra storia: di come si possa andarsene da un luogo di sinistra senza abiure né psicosi da scissione, senza scivolare sul piano inclinato [e assai unto] del lavoro giornalistico in un giornale qualunque né sentirsi in concorrenza. Crediamo che anche questa stranezza dipenda dal genere di cosa che volevamo fare: cooperativa e aperta, rivolta alle persone e non [solo] ai militanti, sociale assai più che politica, plurale. La serie di aggettivi virtuosi continua a lungo, volendo. A spingerci era stato lo zapatismo, sorprendente racconto che proveniva dal fondo del «sottosviluppo», dall’angolo più marginale del Messico, e dai più discriminati tra i poveri, gli indigeni; racconto che però parlava alla gente del nord, alle sinistre spiazzate, ai sindacati finiti in un vicolo cieco, ai giovani il cui futuro veniva allegramente – nei primi vent’anni del liberismo – smantellato, a chiunque, come dicono i nostri amici zapatisti, abbia un buon motivo per rivendicare, con dignità, la propria rabbia. E sono moltissimi, nel mondo.
Ma nel frattempo in quegli anni nuove idee fiorivano, nuove alleanze si formavano. Il commercio equo e l’altra economia, la critica pratica alzata al livello delle multinazionali e dispersa al livello delle comunità. La pace, come aspirazione e come metodo della lotta sociale, dopo la prima guerra del Golfo e la guerra civile in Jugoslavia e subito prima dei bombardamenti su Belgrado. E i contadini, che avevano aperto una questione capitale: se la terra sia una «materia prima» o parte della nostra stessa vita. I movimenti contro la crescita economica, che volevano spezzare il «pensiero unico» nel punto più fragile: quello dove si decreta che il pianeta regala risorse infinite. I primi accenni di difesa dei beni comuni, a cominciare dall’acqua, e che negli anni hanno compreso tutto [«Para todos todo», dicono gli zapatisti], dalla valle da difendere dall’insulto dell’alta velocità all’università da proteggere dalle aste della conoscenza. La discussione crescente sulla democrazia da reinventare. L’irruzione dei ragazzi che si sarebbero rivestiti con tute bianche, si sarebbero dichiarati disobbedienti, avrebbero affiancato le comunità in lotta e creato spazi liberati nelle città. E nel 1999 l’annuncio di Seattle.
Il primo numero di Carta, un mensile di 32 pagine formato tabloid che uscì come supplemento del manifesto, conteneva due reportage o, come dicemmo da quel giorno, «racconti sociali»: il primo, scritto da noi, dalla periferia romana di Cinecittà, dove un centro sociale, il Corto circuito, saldava legami sociali; il secondo, scritto da Bernard Cassen di Le Monde diplomatique, raccontava la curiosa esperienza del «bilancio partecipativo» in una città brasiliana, Porto Alegre, dove tre anni dopo si sarebbe tenuto il primo Forum sociale mondiale. L’immagine della copertina, su cui lavorò a lungo colui che aveva disegnato il mensile [e avrebbe poi disegnato il settimanale], nel frattempo scomparso con nostro grande dolore, Piergiorgio Maoloni, era tratta da un reportage fotografico da Porto Alegre: un gran mucchio di lattine colorate in un centro di riciclaggio dei rifiuti aperto su decisione del «bilancio partecipativo». Riciclaggio di rifiuti, guarda un po’. L’editoriale in copertina diceva: «Crediamo che scontrarsi, oggi, significhi sperimentare altri modi d’essere delle persone e delle comunità, con lo scopo di far vivere già qui una società che non abbandoni nessuno e una democrazia che includa tutti… Siamo certi che tutto questo stia già avvenendo e che si tratti di incoraggiarlo con ogni mezzo a prendere coscienza di sé e a raccontare il mondo con parole originali». Era una sobria dichiarazione di indipendenza dalla sinistra del passato, l’annuncio che quel che ci premeva era tuffarci nella società per ricominciare da lì.
Qualcuno [pochi] disse che Carta era il giornale «dei centri sociali», qualcun altro [un po’ di più] che eravamo «antipolitici». Altri ancora fecero una previsione facile: entro qualche mese la vostra barchetta farà naufragio. Ricordiamo questi giudizi non per malignità, ma perché è giusto sapere quanto poco la sinistra di dieci anni fa fosse disposta a mettersi in questione. Sappiamo com’è finita. Sappiamo anche come nel frattempo il liberismo abbia distrutto il clima, il diritto alla vita [gli affamati nel mondo sono un miliardo, dice la Fao] e al lavoro [la precarietà è un brutto stile di vita], nonché la democrazia [tramutata in «fiction» a mano armata, come Genova nel 2001 si incaricò di spiegarci]. Ma dalla nostra parte sono nati grandi movimenti sociali, come la rete globale di Via Campesina, o la protesta di milioni di persone contro la guerra in Iraq, il movimento per l’acqua e per i beni comuni, una attività di innovazione economica diffusa, esperienze democratiche innovative, legami transnazionali come quelli che si sono stretti ai Forum sociali mondiali ed europei, o avendo come epicentro il Chiapas zapatista [e questo fine d’anno si terrà il «festival de la digna rabia», in Messico, cui Carta è invitata]. E ancora, una molecolare e globale mobilitazione contro le aggressioni dello «sviluppo». Ed è ormai esplosa una lotta generalizzata contro la privatizzazione della conoscenza, per non parlare dei nuovo femminismo e della lotta per di diritti civili dei gay. Tutto questo insieme sta elaborando un pensiero nuovo, un’altra narrazione del mondo.
Molti dicono: sì, ma questi movimenti della società si accendono e poi si spengono. La portata del disastro è tale che ci vorrebbe ben altro. In capo a dieci anni possiamo dire, noi di Carta, di aver aiutato davvero quel che si muove nella società a «prendere coscienza di sé», scrivemmo nel 1998, come della sola possibilità di salvare il pianeta e i suoi abitanti?
Non possiamo dire di sì senza esitazioni. Abbiamo fatto quel che sapevamo fare. Quel primo mensile è diventato una cooperativa con una quindicina di persone tra soci e dipendenti, che pubblica un settimanale e un quotidiano on line, libri e documentari, che promuove dibattito e cerca di agevolare – anche per mezzo dell’associazione Cantieri sociali – la connessione tra gruppi sociali attivi. Abbiamo coniato parole originali, come «cantieri sociali» o «sciopero generalizzato», e ne abbiamo rese popolari altre, come «beni comuni» o «decrescita». Abbiamo raccontato o dato voce a migliaia di persone e movimenti e ricercatori e intellettuali. Abbiamo amici e collaboratori un po’ ovunque, in Italia e nel mondo. Abbiamo migliaia di lettori del settimanale e del quotidiano. Abbiamo aperto la Sala Pintor, nella nostra sede romana, intitolandola a un nostro maestro.
Siamo poveri ma dignitosi, indebitati ma non in modo catastrofico, i nostri compagni più giovani stanno diventando via via dei bravi giornalisti [del tutto atipici, come richiede una cosa come Carta]. Abbiamo centinaia di soci, ciascuno dei quali ci ha regalato 500 euro.
C’è di che essere soddisfatti? Forse sì. O forse no. Perché la salute della cooperativa soffre permanentemente di qualche linea di febbre, qualche volta di un febbrone da cavallo, e la cerchia dei nostri amici e abbonati e lettori è più piccola di quanto sarebbe necessario. E soprattutto dubitiamo di noi stessi e dei nostri simili, perché ora che il liberismo sta crollando ci sarebbe un drammatico bisogno di arrivare a un traguardo sulla strada che noi, come tanti altri, abbiamo intrapreso dieci anni fa. Bisognerebbe che la parte attiva della società, variamente organizzata e impegnata sui temi più vari, facesse un passo oltre, proponendosi – tutta insieme – non più solo come la critica dell’esistente, e nemmeno solo come una serie di soluzioni parziali, ma come una convincente alternativa di civiltà.
Dunque, mentre ci scambiamo sorrisi dicendoci «ce l’abbiamo fatta, ad arrivare fin qui», restano sospese due domande che troveranno forse una risposta nel prossimo futuro: esiste un’altra politica in grado di cancellare quella vecchia? E noi siamo adeguati a questo scopo? Dalle risposte dipendono i prossimi dieci anni di Carta.