IN EDICOLA "PAROLA DI VITA"

Rinasce Parola di Vita, il settimanale “… tra la gente” PDF Stampa E-mail
Scritto da Gaspare Stumpo (FONTE SAVUTOWEB)

Nunnari: il territorio ‘guardato’ e raccontato con occhi diversi”

“Un avamposto di missione”

di Enzo GABRIELI *

CON PAROLA DI VITA non nasce un ‘nuovo giornale’ ma un nuovo modo di fare ‘giornale’. Ci piace dire che si darà vita ad una scelta ecclesiale dove “Chiesa e territorio” saranno categorie fondamentali; dove passione e professionalità, saranno le coordinate per una avventura ‘moderna’, ma nel solco della tradizione dell’impegno sociale e culturale dei cattolici cosentini. Spazi di carta per aprire spazi reali di dialogo, costruire un areopago dove incontrare l’altro, raccontare la nostra storia, arricchirci del ‘tesoro’ di tante esperienze umane e spirituali, rileggendole alla luce del Vangelo e dell’incontro con Cristo che ci ha invitato a ‘gridare dai tetti, ciò che ci è stato detto all’orecchio’. Ci vogliamo collocare nel panorama dei piccoli e grandi media, locali o nazionali,, con umiltà e fervore; l’umiltà per la coscienza che dovremo ‘imparare facendo’, il fervore della passione per Cristo e per l’uomo, per l’uomo di oggi , che può essere raggiunto nella sua storia, nella sua personale situazione. Il settimanale diocesano è uno strumento di informazione ed evangelizzazione, in quanto riesce a giungere anche là dove non si riesce ad incidere con i tradizionali strumenti della pastorale. E’ un giornale di cui è chiara l’identità, di cui si conosce il punto di vista. Per la sua conformazione va considerato come ‘elemento’ strutturale dell’evangelizzazione nella Chiesa diocesana. Nel convegno ecclesiale di Verona il cardinal Ruini ha definito il settimanale diocesano “un vero e proprio avamposto di missione”. Un punto di vista che non è affatto condizionato né condizionabile; il settimanale dice la sua identità al lettore affinché sia ancora più libero l’approccio ad esso. E’ uno strumento che starà in stretto rapporto, si sforzerà di creare rete per quanto possibile, con le comunità cristiane nelle quali traspare meglio il senso profondo e lo slancio della missione. Il settimanale è un giornale ‘di popolo’ perché resta legato ai fatti e alla vita della gente, di tramandare le tradizioni popolari e il patrimonio di valori, cultura, fede e costumi dell’intera diocesi.

* Direttore Responsabile

Parola di Vita

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“Tra la gente”

INIZIA L’AVVENTURA del settimanale diocesano. Sarà un giornale di informazione (sotto alcune pagine del numero 0) che racconterà le realtà del territorio, guardandole con occhi diversi e dialogando con tutti. Parola di Vita rinasce e va ad arricchire la famiglia dei settimanali cattolici che in Italia sono ben centosettanta e vengono letti da oltre un milione di persone. L’Arcidiocesi di Cosenza Bisignano decide quindi di sposare una scelta informativa che, prima di essere un’esperienza editoriale, vuole rappresentare un segnale di attenzione, l’ennesimo, della Chiesa per un territorio vasto e ricco di risorse, che vanno raccontate con lealtà e gioia, dimostrando che nella nostra terra vi è posto anche per la speranza. Il giornale che arriverà nelle vostre case avrà dunque una missione speciale da compiere: parlare della gente stando tra la gente.

La prima pagina del numero 0 distribuito gratutamente

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I Giovani UDC: Bocca Ceraso al buio!

A Bocca Ceraso, una delle tante frazioni della cittadina tirrenica, non viene eseguita l’ordinaria manutenzione sull’illuminazione pubblica. A segnalarlo, ancora una volta, sono i giovani del Movimento dell’Udc locale.
“Purtroppo come spesso succede nel comune di Aiello Calabro – fanno notare – le frazioni sono completamente abbandonate e vengono snobbate così tanto dai nostri amministratori che non ritengono opportuno nemmeno sostituire le lampadine fulminate lasciando delle zone completamente al buio”. Nella stessa nota, l’Udc rivolge un appello al sindaco Perri “perché si adoperi nel risolvere la problematica”.
Poi, i giovani del partito di Casini ritornano su una vecchia questione di cui si erano già occupati, “per ricordare che i box alle fermate dei bus nelle frazioni sono ancora in condizioni inaccettabili con la vegetazione che vi cresce all’interno, mentre quelli che sono stati montati nel centro sono esteticamente belli ma poco funzionali in quanto non garantiscono il riparo dalla pioggia e dal vento quando le condizioni meteorologiche sono avverse”.

San Geniale 2008. Il 25 aprile scorso è iniziato il Novenario

Come ogni anno, dal 1668, si perpetuano le celebrazioni in onore di San Geniale Martire, Protettore della cittadina, iniziate con il Novenario lo scorso 25 aprile e che termineranno domenica 4 maggio.

La storia del Culto. Geniale, quando fu martirizzato, tra il I e il III secolo d.C., ha circa 14 anni. Sepolto nelle Catacombe di San Lorenzo in Roma, vi resterà sino al 4 di maggio del 1653, quando le Reliquie (Ossa e Sangue in una ampolla, conservati ora nel basamento della ottocentesca Statua in legno) vengono estratte per ordine di Papa Alessandro VII e consegnate da Marco Antonio Addo, Cardinale Vicario di Roma, assieme ad altre reliquie di santi, al Cardinale Alderano Cybo, pronipote di quell’Alberico Cybo che fu il primo Marchese di Aiello. In seguito, è il 10 giugno del 1656, le Reliquie di Geniale verranno consegnate dal Cybo a frate Francesco da Pietramala, vice responsabile provinciale per la Calabria dei Minori Osservanti, per essere conservate nel convento aiellese di S. Maria delle Grazie.
La consegna effettiva della cassa contenente il corpo di San Geniale alla Universitas aiellese avverrà però più tardi. E’ il 26 di luglio del 1667 quando ad Amantea approda la nave che la trasporta. Dopo un vano tentativo degli amanteoti di impossessarsene (la cassa, secondo la leggenda popolare, diventa pesantissima), Tarquinia Ferrise, una donna venuta al seguito degli aiellesi incontro al loro protettore, riesce a sollevarla e portarsela in quel di Aiello, liberandosi, nello stesso tempo, dal demonio da cui era posseduta. Una volta arrivata ad Aiello, la Cassa rimarrà nel monastero di S. Chiara sino al 1668. E’ il 6 di maggio di quell’anno che ha inizio il culto. La Cerimonia è solenne. Il Vicario Generale D. Orazio D’Amato di Amantea controlla i sigilli ed espone le Reliquie al popolo. Poi, come era stato disposto dalla famiglia Cybo, in processione vengono trasportate nella cappella gentilizia della famiglia ducale. Qui l’urna viene chiusa “con tre chiavi diverse, una delle quali fu consegnata al Guardiano del Convento, l’altra al Vicario Foraneo, e la terza al Sindaco”. E qui, tra continui pellegrinaggi anche dai paesi vicini, rimarranno sino al 1808 quando, gli aiellesi, chiedono ed ottengono dal vescovo Gerardo Gregorio Mele che la Statua con le Reliquie sia conservata nella Chiesa matrice dove si trova attualmente.

Il programma religioso prevede, per domenica, le celebrazioni di due messe il mattino nella chiesa di Santa Maria Maggiore, e la Processione della Statua di San Geniale lungo le vie del paese.

Il Lappano beffa i rossoblù

AIELLO CALABRO Vs LAPPANO 1 – 2

I CATEGORIA GIRONE B

14° GARA DI RITORNO 27.04.08

AIELLO CALABRO: Carino, Rizzo, Guzzo, Lepore, Medaglia, Massali, Coccimiglio, Miceli, Mazza, Mariani, Mazzotta.

In panchina: Pagnotta, Guido, Muti, Samà, Zagordo, Valentino

Vice Allenatore: S. Guido

LAPPANO: Rossi, Miceli, Marigliano, Spadafora, Turano, Iusi, Urso, Lisco, Sammarco, Greco, Staine.

In panchina: De Marchi, Scarpelli, Costabile, Grandinetti, Garro.

Allenatore: Tarantino

ARBITRO: De Marco di Lametia Terme

MARCATORI: 18° pt Sammarco (L), 41° pt Miceli (A) su rigore, 42° st Greco (L) su rigore.

NOTE

Ammoniti: Rossi, Miceli, Marigliano e Iusi per il Lappano; Guzzo e Medaglia per l’Aiello Calabro.


AIELLO CALABRO – Sconfitta di misura per la squadra di casa che non riesce nel corso della gara a concretizzare diverse occasioni da rete. Il Lappano, che sembra meglio disposto in campo, ha nei primi minuti di gioco due nette occasioni per passare subito in vantaggio. E la rete per gli ospiti non si fa attendere. Al 18° è Lisco che beffa Carino con un colpo di testa ben calibrato. I locali ci provano a rimettersi in pari con Miceli al 26° pt e con Medaglia un minuto più tardi che davanti alla porta difesa da Rossi tira un secco rasoterra. Alla mezz’ora è ancora Miceli che tenta la fortuna con una punizione dalla sinistra dell’area avversaria, ma l’estremo difensore non si fa buggerare. Allo scadere del tempo, finalmente, dopo qualche tentativo di Mazzotta, arriva un penalty che si procura Coccimiglio e che realizza con la solita tranquillità il bravo Miceli.
La ripresa sembra il festival degli errori. I ragazzi del presidente Rossi avrebbero potuto passare in vantaggio in almeno quattro buone occasioni che l’attaccante Mazza non riesce a sfruttare. Al 42° st, invece, il Lappano non sbaglia e vince la gara con il rigore battuto da Greco.