25 aprile 2007 – Partigiani Aiellesi, un ricordo

Il contributo del Sud alla lotta di Liberazione – conclusasi il 25 aprile del ’45 – è stato notevole, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Si parla di migliaia di Partigiani meridionali, molti dei quali calabresi, per lo più ex militari sbandati dopo l’8 settembre del ’43. Tanti morirono giovanissimi.
Ma quanti furono i Partigiani della Comunità tirrenica? Secondo alcune fonti, molti di più di quanto si pensi. Eroi dimenticati, spesso sconosciuti.

Per questo anniversario della Liberazione, vogliamo ricordarne qualcheduno. Primo fra tutti, Geniale Americo Bruni. Nato il 5 febbraio del 1923, da Giovanni e Maria Giuseppa Volpe, trascorre la sua giovinezza ad Aiello e poi ad Acquappesa dove si sposa. Presto però inizia la guerra e Geniale viene arruolato. Passerà nella fila partigiane della 143° Brigata Garibaldi dell’Emilia Romagna dal primo gennaio 1944 sino alla data della sua eroica morte. Il Partigiano Bruni – di cui abbiamo trovato una lapide ricordo a Parma in via d’Azeglio, posta nel 1955 in occasione del decennale della Resistenza – si era reso protagonista di un atto coraggioso alla Salvo d’Acquisto. Per salvare il gruppo di compagni della Brigata a cui apparteneva, si accusò come esecutore solitario dello scoppio di una bomba contro i tedeschi in fuga. Il gesto gli costò la deportazione in Germania dove morirà nel Lager di Mauthausen il 18 marzo 1945.

Peppe Verduci di recente ne ha ravvivato la memoria nel suo ultimo libro (Frammenti di Storia e Ricordi, Edizioni Pellegrini, Cosenza 2006), ricordando, a tutta la Comunità, l’intitolazione nell’immediato dopoguerra della sezione del Partito Comunista al giovane martire di soli 22 anni.
Dai ricordi del compagno Verduci affiorano anche i nomi di altri Partigiani ignoti alla memoria collettiva. Come Alfredo Bossio, partigiano a Valmontone, Carmine Mollame, Rosario Belluno e Raffaele Pucci, 91 anni il prossimo 18 settembre (tesserino 001183, appartenente ai Corpi volontari della Libertà, Comando I zona Piemonte – Biellese, XII divisione d’assalto “Nodo”, grado Garibaldino, nome di battaglia “Monsone”). “Raffaele – scrive Verduci nel suo libro – stava spesso con me e con Nando (Aloisio, fondatore del Pci e della Camera del Lavoro di Aiello, nda); ogni tanto, per dimostrarci la sua forte fede al Partito, saliva da Valleoscura portando in tasca il berrettino Partigiano, indossandolo poi nella sezione per mostrarci la falce ed il martello con la stella ricamata sulla visiera con filo argentato”.
Altri Aiellesi, che sono invece compresi nell’elenco dell’Icsaic di Cosenza, sono: Giovanni Coccimiglio (Aiello, 17 ottobre 1923), Partigiano dal 9 settembre 1943 al 15 gennaio 1944, e dall’11 agosto 1944 al 30 novembre dello stesso anno, nella Divisione Gramsci – Albania; Guglielmo Coccimiglio (Aiello, 29 febbraio 1917), soldato del 317° Fanteria Divisione Acqui, disperso in combattimento nel settembre 1943 in Grecia; Fortunato Lepore (Aiello, 5 febbraio 1914), Partigiano dall’11 ottobre 1943 al 30 novembre 1944, nella Divisione Gramsci – Albania; Francesco Vecchio (Aiello, 14 aprile 1919), Partigiano dal 9 settembre 1943 all’1 luglio 1944, nella Divisione Garibaldi – Jugoslavia. E forse tanti altri ancora sconosciuti.

La Biblioteca civica che fine ha fatto?

La Biblioteca Civica, istituita dalla precedente Amministrazione comunale, è caduta da troppo tempo nel dimenticatoio.

A lamentarsi dello stallo intellettuale che impera attualmente in paese sono oramai tanti aiellesi che avrebbero sperato e voluto un maggiore impegno del locale governo cittadino sul fronte delle attività culturali. Purtroppo così non è stato. Almeno sino ad ora, dopo quasi tre-anni-tre di consiliatura.

E così, il prossimo 23 aprile, data in cui si celebrerà in tutto il mondo la tredicesima Giornata Mondiale del Libro, promossa dall’Unesco, sarà una data senza alcun significato, come tante altre. Sì, perché la Biblioteca civica – allocata nei locali dell’ex Convento degli Osservanti -, resterà ancora chiusa. Eppure, era stata istituita con tanto entusiasmo. A fine 2003 era stato approvato dal Consiglio comunale il Regolamento di gestione; era stata inoltre dotata di scaffalatura, tavoli per la sala lettura, computer, programmi per la catalogazione. Poi, come capita spesso alle nostre latitudini, per un motivo o per un altro, quanto di buono si è fatto, viene buttato alle ortiche.

Non osiamo immaginare in quale condizione di abbandono saranno quei libri (più di un migliaio), a suo tempo affidati al comune in comodato d’uso gratuito da alcuni benefattori sulla base di una consolidata fiducia verso chi si è occupato – quotidianamente – di promuovere la cultura e la memoria storica nella comunità.

A Sorrento in mostra l’Erbario essiccato del calabrese Domenico Coscarelli da Lago (Cs)

IL “PICCIOLO Erbario” di Domenico Coscarelli del 1804 è un esemplare unico di manoscritto, che raccoglie e descrive centinaia di specie del regno vegetale, attualmente in esposizione al Museo Correale di Sorrento sino al 31 maggio prossimo.
La mostra bibliografica si compone di pannelli e gigantografie dell’Erbario sui quali sono riprodotti – oltre alle erbe essiccate, le virtù curative e i luoghi in cui esse crescono – anche degli acquerelli che rendono l’opera unica nel suo genere, con alcune scene campestri, galanti, e in particolare quelle di caccia o di inseguimenti di animali. Forse non un vero e proprio erbario con pretese scientifiche, ma certamente un importante documento iconografico sulla vita tra il Settecento e l’Ottocento.
L’autore, come dichiara egli stesso sul frontespizio dell’opera e come peraltro risulta dai registri comunali, era nato il 29 giugno 1772 a Lago (Cs), “Terra di Calabria Citra”, da Mario (o Carlo) e da Diana Scanga. Coscarelli, che fu Portabandiera del Reggimento Principessa Reale al servizio di S. M. Ferdinando IV Re di Napoli, in stanza a Capua, non era un vero e proprio addetto ai lavori, ma più semplicemente “un appassionato naturalista”, come lo definisce Mario Russo nella premessa del Catalogo a colori della mostra, pubblicato da Nicola Longobardi Editore di Castellammare di Stabia, con il contributo della Giunta Regionale della Campania – Settore Musei e Biblioteche. Secondo il curatore, il sottoufficiale borbonico aveva “tra i suoi molteplici interessi, anche quello di raccogliere ed essiccare erbe” e di “attingere, principalmente dalla cultura popolare tradizionale, informazioni sulle loro qualità medicinali”.

“Indubbiamente – dice Russo – l’opera del Coscarelli rientra, come la maggior parte degli erbari realizzati fino alla fine del secolo XIX, tra quelli che hanno esclusivamente carattere personale ad uso dello studioso stesso che lo forma per i suoi studi e per i confronti”. Tuttavia, non è da “escludere del tutto – aggiunge – che egli sia stato in contatto con i naturalisti napoletani del suo tempo o che fosse un frequentatore del loro ambiente”.

All'anima del Toro, una originale mostra di Leofilm

SI CHIAMA “Arles 2006 – All’Anima del Toro” ed è una singolare mostra fotografica dell’artista Leo Antoniello (in arte Leofilm) che racconta, attraverso scatti d’autore, emozionanti e coinvolgenti corride serali in una Arena Romana nel sud della Francia. Una mostra di fotografie dedicate alla corrida di Arles (Provenza) dove i tori non vengono uccisi, ma insieme ai ragazzi-toreri, al pubblico e ai turisti, condividono lo spirito di libertà e gli spazi selvaggi e naturali della Camargue.

Leofilm – che è stato l’autore di una mostra di successo sul Buddha tenutasi ad Aiello Calabro nell’estate dello scorso anno – ha scattato le foto nell’Arena sperimentando in prima persona i momenti magici dell’esibizione del toro e della sua corsa sfrenata che in pochi minuti riesce a trasmettere una intensa emozione che è forza e paura insieme.

Le fotografie realizzate – esposte dal 28 Marzo al 26 Aprile 2007 nei locali di Palazzo Litta in Corso Magenta a Milano – costituiscono non solo una peculiare documentazione, ma soprattutto sono un’essenza astratta di emozioni ricevute, vissute in prima persona e trasmesse dai tori, dai toreri, dagli spettatori. Un racconto delle emozioni dei Tori nei momenti diversi della corrida, delle espressioni e delle trasformazioni simboliche dei Tori in attimi intensi e nella velocità del movimento.

La mostra vuole anche essere un omaggio dell’artista alla terra di Camargue e alle sue tradizioni. Una di queste, particolarmente viva e tratto distintivo della cultura del delta del Rodano, è appunto la corsa camarghese, che affonda le sue radici nell’antichità. Il toro – in questo caso parliamo di quello della Camargue, dalle corna a forma di lira, più piccolo del suo cugino iberico – è il protagonista assoluto del gioco. Qui però, rispetto alla Corrida spagnola, lo spettacolo non è violento e non termina con la morte dell’animale. La posta in gioco consiste semplicemente nel togliere degli elementi fissati alle corna del toro.

Disagi alle Poste

Portalettere che vanno e che vengono. Il tempo di imparare a chi e dove recapitare la posta che vengono trasferiti in altre località. Così può capitare che una lettera, un vaglia o una semplice cartolina che aspettavi da chissà quanto tempo, magari è in giacenza da più giorni, in attesa che il nuovo postino inizi lentamente a farsi una idea esatta delle vie e viuzze del centro storico o delle numerose frazioni.
Tale situazione della distribuzione della posta, che permane oramai da più tempo, ha creato non pochi malumori tra gli utenti della cittadina tirrenica. E ha convinto il primo cittadino Gaspare Perri a lamentarsi con il responsabile del Recapito di Poste Italiane di Cosenza e con il Direttore delle Poste di via Vittorio Veneto della città bruzia.
“Con la presente nota – scrive il sindaco in un telegramma – porto a conoscenza delle signorie loro che da oltre dieci giorni il centro urbano di Aiello Calabro è sprovvisto di portalettere. Data l’importanza del servizio – aggiunge Perri – pregasi provvedere, ognuno per la propria competenza, con cortese sollecitudine onde evitare gravi disagi a questo Ente ed alla popolazione tutta”.