Cappelle Gentilizie e Devozionali in Calabria. Una pubblicazione di Francesca Paolino che parla anche della Cappella Cybo di Aiello Calabro

Postiamo, retrodatandolo, il seguente articolo:
“Cappelle Gentilizie e Devozionali in Calabria 1550-1650” di Francesca Paolino, Laruffa Editore – Reggio Calabria, pp. 228, £. 50.000
Pubblicato su Il Quotidiano della Calabria, 20 aprile 2000, pag. 36
L’opera di Francesca Paolino – architetto, saggista, oltre che docente alla facoltà di Architettura dell’Università in riva allo Stretto – viene pubblicata in queste settimane, per i tipi di Laruffa di Reggio Calabria e grazie al contributo del Dipartimento di Architettura e Analisi della Città Mediterranea e del MURST.
L’autrice non è nuova a questo tipo di pubblicazioni. Già in precedenza si è distinta per aver dato alle stampe saggi di storia dell’architettura, come peraltro hanno fatto in anni recenti altri suoi colleghi quali Mussari, Scamardì, Cammera, i quali hanno posto una devota attenzione nello studio di opere di cui la Calabria è ricca e sulle quali si vuole intervenire verso una loro effettiva valorizzazione.
L’analisi del periodo artistico che il saggio della Paolino si ripropone nasce tuttavia non senza alcune difficoltà. Difficoltà indicate dalla stessa autrice che sono “la scarsità delle fonti documentarie” a cui attingere. Causa la poca attenzione che la storiografia in passato ha dedicato alla Calabria artistica tra la metà del ‘500 e la metà del ‘600. E solo in anni recenti, tale disattenzione – grazie anche all’apporto di nuovi studi da parte delle “giovani università calabresi” – affievolendosi, ha generato positivamente indagini approfondite. Sono comprese in queste indagini alcune tra le opere più rappresentative del periodo qui considerato. Si tratta di talune Cappelle gentilizie (nelle Chiese di San Domenico e San Francesco di Paola in Cosenza, La Cappella Spinelli nel Santuario di Paola, del SS. Sacramento e della Madonna Odigitria nella Cattedrale di Gerace e, infine, la Cappella Cybo-Malaspina dell’ex Convento dei Francescani Osservanti di Aiello Calabro) che appartengono “all’insieme delle opere dei secoli XVI e XVII presenti in terra calabrese ancora inesplorate e in molti casi del tutto ignote”.
“La Calabria – dice nel libro l’autrice – (…) mostra, attraverso un’indagine ormai largamente estesa, avviata da chi scrive, di possedere testi architettonici di notevole interesse e di grande suggestione, i cui caratteri sono estremamente variabili in ragione di fattori diversi e complessi. Ciò è attribuibile – continua – al fatto che la regione non arriva a formulare un’autonoma produttività artistica e architettonica, non esistendo i presupposti culturali, socio-politici ed economici per un siffatto salto di scala. Essa (la Calabria) si limita dunque ad accogliere opere concettualmente appartenenti ad aree culturalmente egemoni (Toscana, Roma, Napoli, Messina)…”. Ad emergere dall’analisi storiografica di siffatte opere di pregio, quale elemento caratterizzante, è la Committenza (per esempio la famiglia toscana dei Cybo per Aiello o le altre famiglie nobili anche calabresi o il Clero) che, esprimendo in esse opere “la lungimiranza e la volontà di autocelebrazione”, contribuiscono a renderle consone, almeno per quanto concerne le grandi opere d’arte, alla “temperie del periodo in cui – l’opera d’arte – è stata prodotta”. E validi esempi sono i monumenti nel libro presi in esame. “La fioritura – sostiene Francesca Paolino – di opere architettoniche – stimolata e sostenuta da intenti celebrativi e devozionali (espressione concreta dell’applicazione dei dettami del Concilio di Trento), attuata con l’apporto di idee e linguaggi innovativi rispetto al clima artistico della regione da maestranze ‘straniere’ -, è stata possibile grazie all’impiego di risorse litiche locali, calabresi, il cui sfruttamento è stato forse suggerito dalle stesse maestranze, integrato e completato da una parziale importazione di marmi bianchi di Carrara”. Già padre Giovanni Fiore da Cropani, il Barrio e il Pacichelli, tra i tanti storiografi, avevano decantato, nelle loro descrizione delle terre calabresi, le risorse litiche impiegate per la costruzione di “superbissime Cappelle, Colonne, Statue, e somiglianti…” (Barrio); come pure in epoca più recente nell'”Elenco degli edifici monumentali” del 1938 di Alfonso Frangipane, e in Paolo Orsi, precedentemente nel 1929, ne “Le Chiese Basiliane della Calabria”.
Il libro insomma “dà a ricomporre – per come suggerisce Rosario Gioffrè nella prefazione – un affresco culturale di un luogo e di un’epoca…”, ovvero la Calabria artistica tra il XVI e XVII secolo. “Le pagine, per esempio sulla Cappella Cybo (particolare in copertina) o su quella di San Francesco di Paola (La Cappella Spinelli), manifestano una chiarezza microchirurgica, settoria, nel riandare alla scoperta di ogni indizio fondabile su lacerti materici e informativi…”.
Bruno Pino